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  di   Francesco Simoncelli Per mezzo secolo la cosa più esportata dagli americani è stata il dollaro, tanto che ora ci sono più dollari fis...

giovedì 24 marzo 2022

Bitcoin offre la libertà in un mondo pervaso dalla schiavitù

 

 

 

da Bitcoin Magazine

È nel decentramento che dimora la natura. Nella centralizzazione abbiamo visto solo maschere; abbiamo visto solo ladri che ingannano gli sciocchi; ciarlatani che dai governi arrivano per prendere il vostro denaro, che mandano uomini in guerra mentre entrano impunemente a depredare i loro risparmi, che li fanno precipitare nella povertà attraverso tasse, mutui e debiti, e che li costringono a pagare i conti in cambio del permesso di poter continuare a camminare sulla Terra. La centralizzazione: tanto fumo e bugie mischiate nella stessa pentola, la cui fiamma è tenuta accesa dal politico di turno che pensa che gli uomini non siano degni di autogovernarsi. Secondo lui, tale felicità è riservata alle piccole tribù che si nascondono tra giungle e montagne, come animali che si nascondono dalle società civilizzate, ma che alla lunga vengono da loro scoperte, colonizzate e sterminate.

Se è insolito per un politico esercitare il potere senza corruzione, è ancora più insolito esercitare il potere senza centralizzazione, soprattutto se esiste un esempio di decentramento come Bitcoin, che basa il suo governo trasparente e immutabile sulla matematica e che, come tale , è già abbastanza maturo e forte da vergognarsi di dipendere da uno stato che non è interessato al progresso dell'umanità. Ricordiamoci che le buone invenzioni non sono mai emerse previa autorizzazione di un governo, a cominciare dall'alfabeto, che doveva essere il primo tacito accordo — o il primo contratto sociale — tra i popoli, poco prima che i mercanti "inventassero" il denaro per rappresentare il valore del cibo, della casa, o del sesso. Le grandi invenzioni sono sempre state decentralizzate e per funzionare non hanno mai avuto bisogno del permesso di alcun comitato umano, come invece è accaduto per quelle più nefaste, come la religione, la politica e gli eserciti armati, nati proprio per soddisfare il desiderio di dominio dei poteri centralizzati. Proprio per questo motivo è difficile capire come sia possibile che oggi la gente creda di avere voce in capitolo, quando è chiaro che è caduta da tempo nelle mani della tirannia della centralizzazione; e permette allo stato di fare quello che vuole del loro lavoro e del loro denaro, di vegliare su di loro come vuole, dove vuole e come preferisce, e di dire loro senza alcuna vergogna che sono nati proprio per soddisfare il desiderio di dominio dei poteri centralizzati.

“Chi è un abile guardiano di una cosa è anche abile nel rubarla.” — Platone, Repubblica I, 334b

L'unico Eracle contro i mostri economici e statali di questo mondo è Bitcoin, con tutte le sue armi "decentralizzate", che non avvantaggiano nessuna ape senza prima offrire vantaggi all'intero sciame, e che valorizza la privacy umana a tal punto che chiunque può mettersi addosso elmo dell'Ade. La tecnologia blockchain, in quanto scienza legata alla privacy, non ha trasparenza totale; se così non fosse, non sarebbe solo minacciata la sua sicurezza, ma anche la sua immutabilità, perché consentirebbe esattamente la stessa cosa che ha dato origine alla centralizzazione: eccessiva sorveglianza, un'ingerenza abusiva nelle libertà individuali giustificata dalla difesa delle libertà collettive, maggiore disuguaglianza, molta più corruzione e tutto ciò che è in diretta contraddizione con la filosofia di Bitcoin.

La segretezza, almeno nella blockchain di Bitcoin, non è un dovere manifesto, ma uno dei suoi principali diritti, poiché in essa la parola “privacy” ha lo stesso significato di “libertà” ed il beneficio collettivo non si ottiene a scapito del sacrificio di una qualsiasi inclinazione individuale. Lo scopo primario di Bitcoin, come quello di ogni innovazione, è quello di rendere più liberi gli esseri umani rispetto alla loro condizione precedente, così che chi voglia raggiungere un determinato obiettivo abbia anche i mezzi per ottenerlo, dipendendo il meno possibile dagli altri, trascorrendo le sue giornate consacrate all'arte di cui si ritiene capace e, soprattutto, senza essere costretto a rinunciare alla propria libertà in cambio di una semplice illusione di legalità.

“In verità, la natura ci lascia liberi, ma noi stessi ci leghiamo, ci costringiamo, ci chiudiamo tra muri, ci riduciamo nel piccolo e meschino.” — Plutarco, Moralia, 601c

La libertà, purtroppo, è odiata in epoche eccessivamente centralizzate a tal punto che tutta la sua psicologia sembra orientata a sminuirla e calunniarla, facendo sì che l'uomo sia oggi tanto cattivo quanto libero, e tale illusione di libertà lo faccia agire come schiavo. Liberi, in ogni caso, significa non essere mossi o forzati, senza alcun sentimento di costrizione: il semplice fatto di poter fare della propria vita un esperimento, senza alcuna autorizzazione da parte di nessun uomo, istituzione o governo. Forse tutti gli uomini sarebbero liberi ed eguali se non avessero bisogni, ma fintanto che la miseria subordina alcuni esseri umani ad altri, fintanto che agiscono per stretta necessità piuttosto che in virtù della loro libertà, fintanto che pochi di loro appartengono a sé stessi, e gli altri devono essere annoverati tra i loro averi, finché, diciamo, esisteranno dipendenza e disuguaglianza, allora la schiavitù sarà una nostra triste compagna di viaggio.

E sì, è vero, sappiamo che, rispetto ad altre epoche, l'uomo di oggi gode di molta più libertà, e che lo schiavo che di notte baciava la stessa mano che di giorno lo frustava è ormai cosa del passato; ma siamo ancora lontani dal credere, come credono coloro che sono assuefatti all'idea di progresso, che l'uomo di questi tempi sia completamente libero per nascita, un figlio imparziale dell'universo, che va in mare senza che una sola onda lo spinga indietro verso il porto. Un uomo che centra la sua libertà finanziaria nell'avere sempre più debiti — e non si rende conto che lo stato peggiore delle cose è quello di chi non ha nulla che gli appartenga realmente — non può essere affatto libero, perché contempla l'ideale della libertà nella sua forma più semplice e caricaturale. Un tale uomo giudica la libertà non da ciò che è in grado di fare, ma per quello che sa sopportare, anche in mezzo al peggior bisogno, e crede che il fatto di non avere padrone basti ad affermare che non viva da schiavo. Un tale uomo fa del suo destino quello di servire per tutta la vita, purché gli sia permesso di dire che ama la sua libertà con idolatria: perché può dire che, essendo libero, servirebbe Dio, se il diavolo stesso glielo comandasse; ma, sebbene non gli piaccia il giogo, e sebbene dica di odiarlo, sa benissimo che deve sopportarlo.

“Per quanto il tuo nome possa pesarti, sei schiavo e non di un solo uomo; anzi, di molti sarai inesorabilmente schiavo e, chinando il capo come un lavoratore, faticherai dall'alba al tramonto per oltraggiare il salario.” — Luciano, Sui posti stipendiati nelle grandi case, 23

È sorprendente il numero prodigioso di discorsi enfatici che sono stati pronunciati in tutte le epoche contro la schiavitù tra gli antichi greci e romani, ma è ancora più sorprendente scoprire che quei popoli non avevano nemmeno un terzo degli schiavi che europei e nordamericani hanno ancora oggi. Gli attuali signori della Terra sono contenti di pensare che, se non fosse stato per l'avventura di Babele, il mondo intero oggi parlerebbe inglese. Sono i nostri grandi democratici, ma non possono tollerare l'idea che ci sia qualcosa al di fuori del controllo delle loro politiche di regolamentazione, tanto meno che le persone inventino ed utilizzino cose che rendono superflua l'esistenza terrena dei burocrati. La libertà è libertà solo quando vogliono che lo sia, non quando lo vogliono gli altri; e ciò che hanno ottenuto con molto sforzo e sacrificio, lo difenderanno sempre con proibizioni, preclusioni e divieti. Tutto ciò che non hanno autorizzato è un male morale, un'azione criminale, un prodotto della libertà di cui l'uomo si è permesso di abusare, e, quindi, deve essere dannoso per il resto della società, che deve ringraziarli obbedendo e pensando come è stato insegnato ad obbedire e pensare.

“La libertà recluta apostoli; / Ma io non ne seguo nessuno; il gioco grossolano / lo so fin troppo bene; tutti vogliono / La libertà per il proprio tornaconto. / Vuoi davvero liberare il tuo prossimo? / Comincia col servirlo... questo è il modo.” — Goethe, Epigrammi, 50

Comunque sia, la verità è che quelli di noi che confidano nell'idea di Bitcoin hanno sentito parlare molto della libertà degli altri, ma non crediamo che ci sia qualcuno sulla faccia di questa Terra che ne abbia forgiato uno come il nostro. Sappiamo che qualunque prezzo si debba pagare per la libertà è un buon prezzo, che l'uomo più libero è quello che ha la massima indipendenza relativa delle sue forze, che è colui che vive meglio, desidera il meglio e nutre il meglio, colui che è più distaccato da sé stesso e si rinnova. È perché abbiamo imparato col tempo a desiderare ciò che dobbiamo che oggi viviamo come desideriamo, scoprendo ogni giorno che abbiamo appena due secondi nella vita, e che non vale la pena spenderli sotto i piedi di nessun governo o stato. Se dobbiamo essere condannati, pensiamo, che sia per aver cercato la libertà senza sosta; per aver cercato dalla vita solo ciò che è giusto e bello, perseguendolo al meglio delle nostre conoscenze. Quale vita futura avremmo potuto realizzare se avessimo continuato a vivere quella presente per gli altri? Esiste una schiavitù più disonorevole della schiavitù volontaria? Si può ottenere qualcosa senza prima sciogliere lo spirito e liberarlo; senza fare tutto il necessario per scatenarlo?

“Lo spirito è libero per natura, non schiavo: fa bene solo ciò che fa per se stesso ea suo piacimento.” — Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Supplementi, I, 7


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://www.francescosimoncelli.com/

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