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lunedì 10 maggio 2021

I prossimi 12 mesi possono cambiare l’Europa, Draghi sta scrivendo l'agenda

 Stefano Caratelli

I prossimi 12 mesi possono cambiare l’Europa, Draghi sta scrivendo l'agenda
I prossimi 12 mesi possono cambiare l’Europa, Draghi sta scrivendo l'agenda

Mentre Draghi sta scrivendo l’elenco delle riforme, dal lavoro al superamento del patto di stabilità, la Germania si prepara al dopo Merkel. Possibile triangolo virtuoso tra Parigi, Berlino e Bruxelles

Nei prossimi 12 mesi si snoda una lunga stagione elettorale che potrebbe restituirci un’Europa abbastanza, se non molto diversa da quella che conosciamo dalla crisi del debito di 10 anni fa. Il piatto forte sono ovviamente le elezioni tedesche del 26 settembre, con la stra-annunciata uscita di scena di Angela Merkel e il possibile arrivo del primo esponente dei Verdi alla guida del governo di Berlino nella persona di Annalena Baerbock. Tra gli appuntamenti più importanti spiccano le elezioni del presidente della Repubblica italiano a febbraio, con molti che prevedono, forse sbagliando, un passaggio di testimone tra Sergio Mattarella e l’attuale premier Mario Draghi. Poi a metà aprile la Francia vota per confermare o meno Emmanuel Macron, anche se per ora non sono usciti allo scoperto sfidanti a parte la solita Marine Le Pen, con possibile secondo turno nella prima metà di maggio. Sempre a maggio del 2022 scade anche il mandato del belga Charles Michel alla presidenza del Consiglio d’Europa, diventato una celebrità negativa globale per la gaffe del sofà, quando ha lasciato sullo strapuntino la presidente della Commissione Ursula von der Leyen nell’incontro con il ‘dittatore’ (copyright by Mario Draghi) turco Erdogan.

L’AGENDA PIÙ IMPEGNATIVA DALL’89

L’agenda dell’Europa post-Merkel è forse la più impegnativa dalla caduta del Muro di Berlino e del successivo Trattato di Maastricht chiuso tre anni dopo, nella convinzione errata che la moneta unica avrebbe funzionato come una specie di ‘camicia di forza’ per contenere la potenza economica della Germania unificata e l’egemonia del marco tedesco. Dal 2022 in poi infatti l’Unione Europea dovrà gestire l’uscita dall’emergenza economica e monetaria post pandemia senza mettere indietro le lancette della storia al vecchio Patto di Stabilità, in un percorso di riforme che dovrà comprendere il completamento dell’unione bancaria e del mercato dei capitali, la riforma del mercato del lavoro, una riforma fiscale, e anche la creazione di qualcosa che somigli a un ministero unico del Tesoro, visto che l’emissione di debito europeo è già una realtà con la Next Generation EU.

DRAGHI FA LA LISTA DELLE RIFORME

La strada maestra sarebbe la riscrittura dei trattati e degli accordi dell’Unione, tentata ma sostanzialmente fallita con il Trattato di Lisbona del 2007, che pur emendando Maastricht si rivelò solo 3 anni dopo del tutto inadeguato per gestire e superare la crisi del debito sovrano. Se alla Bce non fosse arrivato Draghi molto probabilmente sarebbe saltato l’euro. Ora, da Presidente del Consiglio italiano, ma anche da voce più autorevole e ascoltata d’Europa nel mondo, sembra intenzionato a completare il lavoro iniziato con il ‘whatever it takes’ lanciato a Londra nel 2012, lavorando al salvataggio dell’Unione politico-economica, di cui l’Unione monetaria ha bisogno per diventare duratura e veramente irreversibile. Ogni volta che il premier italiano parla in un’occasione importante, in Italia o all’estero, butta lì con nonchalance la sua ricetta sulle riforme da fare: non si tornerà mai più al vecchio Patto di Stabilità, che quindi è da riscrivere se non da cestinare, l’Unione bancaria e dei mercati dei capitali non può più aspettare, il debito europeo è una realtà ma non c’è ancora un Tesoro europeo che lo emette, e questo implica anche almeno un’armonizzazione fiscale se non un Unione vera e propria.

LA SUCCESSIONE DEL BELGA MICHEL

L’ultimo messaggio lo ha inviato dal Portogallo il 7 maggio, invocando una "Unione ‘sociale" e un mercato del lavoro comune con regole condivise e un SURE che deve diventare strutturale. Praticamente Draghi sta scrivendo a puntate i punti che la grande riforma europea dovrà affrontare subito dopo le tornate elettorali. La posizione migliore per portarla avanti sarebbe la presidenza del Consiglio UE, tre anni di mandato in cerca di un titolare da maggio del 2022, quando il belga Michel passerà la mano. Molto più che il Quirinale, sembra il posto giusto da cui Draghi potrebbe completare il lavoro fatto nei 7 anni alla guida della Bce, con l’obiettivo di ricucire Unione Monetaria e Unione politico-economica nella cornice di un nuovo trattato finalmente ‘costituente’. Un tema che andrà affrontato, e di cui ancora nessuno parla, è l’asimmetria attuale tra le due Unioni, rappresentata dal fatto che gli 8 paesi che fanno parte di quella economica ma non di quella monetaria godono degli stessi benefici di libero scambio e libera circolazione di persone e capitali ma hanno il vantaggio competitivo di non essere sottoposti alla disciplina fiscale imposta ai paesi che hanno adottato l’euro.

EVOLUZIONE ACCELERATA DALLA PANDEMIA

Ora la pandemia ha sostanzialmente sospeso i vincoli di bilancio dell’Eurozona, accelerando anche qui un’evoluzione non scontata. Quando l’emergenza sarà alle spalle, e si comincerà a chiudere i rubinetti dello stimolo monetario e fiscale, non si potrà evitare di parlare di questa asimmetria, che impedisce di far diventare l’Unione economica e quella monetaria una cosa sola. Certo i paesi che ne beneficiano, a cominciare dalla Germania, che oggi si permette il lusso di pagare in szloty polacchi o in corone ceche le componenti di BMW, Mercedes e Porsche poi vendute sui mercati globali in euro o dollari, non saranno molto d’accordo. Ma anche qui Draghi sembra la persona giusta per convincerli, visto che per 7 anni si è allenato usando come punching ball il potente capo della Bundesbank Jens Weidmann che gli votava regolarmente, ma inutilmente contro nel board della Bce.

BOTTOM LINE

Il cantiere europeo è aperto da 71 anni e ha visto alternarsi grandi architetti e maldestri demolitori. Draghi, Macron e magari la Baerbock saranno ricordati come i nuovi Adenauer, De Gasperi e Schuman? Di certo l’investitore dovrà scrutare con attenzione la politica europea dei prossimi 12 mesi, carichi di opportunità e di rischi, per cogliere le prime e proteggersi dai secondi.

http://www.financialounge.com/

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