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giovedì 4 febbraio 2021

La Brexit peserà per anni sull’economia britannica

 

La Brexit peserà per anni sull’economia britannica
La Brexit peserà per anni sull’economia britannica

Secondo Capital Group, nonostante l’accordo raggiunto a fine 2020 le relazioni con la UE resteranno difficili a lungo, determinando una minor crescita dell’economia britannica del 5-7% nell’arco di 10-15 anni

Nonostante l’accordo in extremis sulla Brexit raggiunto a fine anno, Regno Unito e UE continueranno a a doversi impegnare su questioni irrisolte e su controversie che potrebbero emergere. L’esperienza di altri paesi terzi, come Norvegia e Svizzera, suggerisce che le relazioni con l’UE potrebbero rimanere difficili. L’accordo istituisce oltre 30 nuovi comitati bilaterali per gestire le relazioni con la UE e i futuri governi britannici continueranno a scontrarsi con la questione attorno a cui da decenni ruotano le relazioni con Bruxelles, vale a dire quanta sovranità si è disposti a cedere in cambio dell’accesso al mercato unico. Per questo mercato e investitori devono prepararsi a fare i conti con un’incertezza intorno alla Brexit negli anni a venire.

NUOVI ATTRITI IN VISTA

Lo sottolinea un commento a cura di Robert Lind, Economista di Capital Group, secondo cui uno degli effetti più immediati dell’accordo saranno nuovi attriti commerciali causati dell’introduzione dei controlli alle frontiere e delle dichiarazioni doganali dal primo gennaio. L’esperto di Capital Group stima che costeranno alle aziende britanniche circa 7 mld di sterline l’anno e prevede che nel breve termine il Regno Unito potrebbe trovarsi in difficoltà per evitare ingorghi e rallentamenti in corrispondenza dei principali valichi di frontiera, con molte aziende impreparate all’aumento della burocrazia.

MENO SCAMBI E MENO CRESCITA

Questi attriti, rileva Lind, potrebbero fare contrarre gli scambi Regno Unito e UE di circa un terzo e ridurre il PIL britannico del 5-7% nell’arco di 10-15 anni, rispetto al livello previsto se il paese fosse rimasto nell’UE, stando alle stesse stime di Londra. L’UE deve anche affrontare una crisi economica, soprattutto nei paesi che hanno profondi legami commerciali con il Regno Unito: Irlanda, Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca avranno probabilmente un impatto negativo in termini di scambi con l’UK.

PIÙ REGOLAMENTAZIONE

L’accordo di libero scambio raggiunto con Londra è uno dei più estesi che l’UE abbia mai firmato con un importante partner commerciale, evita l’imposizione di dazi e di quote per tutte le merci, e mira a limitare il carico di adempimenti normativi in alcuni settori chiave, come la chimica. Ma il Regno Unito dovrà far fronte a una regolamentazione significativamente più elevata, le merci saranno soggette alla normativa sulla provenienza, e ciò sarà particolarmente rilevante per auto e prodotti alimentari.

E ANCHE PIÙ DEFICIT PUBBLICO

Lo sviluppo industriale al Nord, insieme a nuovi investimenti in tecnologia, ricerca farmaceutica e ambiente, potrebbe secondo Lind contribuire a bilanciare l’impatto della Brexit, ma la Gran Bretagna sta già facendo i conti con un ampio deficit di bilancio causato dalla pandemia e l’economia avrà probabilmente bisogno di più sostegno via via che si adeguerà alle nuove relazioni commerciali con l’UE. Il rapporto debito/PIL potrebbe aumentare bruscamente nei prossimi 5-10 anni, anche per la crescita più bassa dell’economia.

EFFETTO POSITIVO SULL’AZIONARIO SOLO A BREVE

Secondo l’analisi di Capital Group l’accordo dovrebbe essere positivo a breve termine per l’azionario, esercitando invece una pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari, mentre nel lungo termine è probabile che la crescita più lenta e un eventuale ribilanciamento peseranno sull’azionario. A livello settoriale, agricoltura e auto sarebbero stati i più vulnerabili in uno scenario di Brexit no-deal, ma anche con l’accordo i prezzi dei prodotti potrebbero andare sotto pressione per l’appesantimento burocratico e regolatorio.

PER L’AUTO EVITATO LO SCENARIO PEGGIORE

Lind ricorda che nell’auto il Regno Unito è un importante centro di assemblaggio per aziende del calibro di Nissan, Honda e BMW, che vendono poi i veicoli finiti sul mercato europeo: nel 2019 la Gran Bretagna ha esportato il 51% dei veicoli prodotti nell’UE, che a sua volta ha rappresentato l’81% dei veicoli importati dal Regno Unito. Una Brexit senza accordo avrebbe posto uno stress significativo su queste catene di fornitura, portando a trasferire in UE gli stabilimenti. L’accordo evita questo scenario, ma le case automobilistiche dovranno rispettare i requisiti di origine per mantenere l’accesso al mercato UE senza dazi.

http://www.financialounge.com/

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