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lunedì 1 febbraio 2021

Confindustria, ripresa Italia a partire da seconda metà 2021 | Analisi

 

Fabio Carbone

Sono agrodolci i dati della ‘Congiuntura flash’ di gennaio 2021 pubblicati dal Centro studi di Confindustria.

La prima metà dell’anno vede ancora una situazione critica, mentre è dalla seconda metà dell’anno che dobbiamo attenderci una vera ripresa dell’economia italiana in termini di PIL, di consumi. E certo la crisi di governo (innescata da Italia Viva, aggiungiamo) non sta aiutando.

“Una vera ripresa si potrebbe avere solo da metà 2021 se la vaccinazione abbatterà l’emergenza sanitaria e farà ripartire i consumi”, questa la posizione di Confidsutria che vede nella campagna vaccinale mondiale la speranza per la ripresa delle attività e delle economie. Una speranza condivisa da attori economici di molti settori economici.

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Bene l’export italiano

L’export italiano va bene “sulla scia di scambi mondiali in lenta espansione, mentre le principali economie dell’Eurozona hanno chiuso il 2020 meno peggio del previsto.”

Nel mese di novembre l’export italiano di beni è aumentato del +4,1% e anche a settembre si era verificato un buon mese, addirittura migliore del 2019.

Si torna quindi sui livelli pre-crisi grazie al recupero nei mercati UE ed extra-UE, ma a dicembre quest’ultimo mercato è di nuovo in calo.

Le esportazioni italiane sono riprese sui beni di consumo, strumentali e intermedi, scrive Confindustria nella Congiuntura flash di gennaio 2021.

I tassi sovrani in Italia

Per quanto riguarda i tassi sovrani a gennaio hanno mostrato una ripresa stimolati dalla instabilità politica. Secondo Confidustria se l’Italia non sta pagando la crisi politica sui mercati finanziari lo deve esclusivamente ai “massicci acquisti BCE di titoli di Eurolandia”, che sono “attesi restare in campo per tutto il 2021” e per questo “stanno evitando costi maggiori per l’Italia, tenendo a freno i tassi”.

La Borsa di Milano, però “ha risentito di più, curvando al ribasso dopo la prima settimana di gennaio (-3,4%; +0,7% quella USA)”.

Non è deflazione

Confindustria fa notare che in Italia non c’è deflazione. “La dinamica dei prezzi al consumo in Italia è risultata di poco negativa nel 2020 (-0,2% annuo, da +0,6% nel 2019)”.

Quindi non siamo in presenza di “una deflazione generalizzata dovuta alla recessione. I prezzi dei beni industriali, anzi, sono risaliti da -0,3% a +0,4% annuo”, fa notare Confindustria.

Il Centro studi Confindustria spiega la strana dinamica dei prezzi al tempo della pandemia così:

“Ciò verosimilmente a riflesso di episodi di scarsità di offerta, dovuti alle ripetute chiusure, industriali e commerciali. Questo rincaro è stato esattamente compensato dai prezzi dei servizi, che invece hanno frenato da +1,0% a +0,4%, seguendo la profonda crisi di vari comparti. Perciò, la misura core è rimasta invariata a +0,5% annuo, cioè quell’aumento molto moderato dei prezzi che da anni caratterizza l’economia italiana. A ciò vanno aggiunte le due componenti “volatili”: i prezzi alimentari hanno contribuito al rialzo (da +0,7% a +1,3%), ma è stato determinante il forte calo dei prezzi energetici (-8,4% da +0,6%), sulla scia del crollo della quotazione del petrolio in primavera, nel portare in negativo la variazione dell’indice complessivo dei prezzi in Italia.”

Attenzione all’indebitamento eccessivo

Anche Confindustria lancia l’allarme sull’indebitamento eccessivo delle imprese italiane dovuto alla mancanza di flussi di cassa nel 2020.

I prestiti emergenziali, infatti, se da un lato hanno sopperito al crollo del cash flow, dall’altro “hanno fatto crescere troppo il peso del debito rispetto alla situazione pre-Covid, quando per ripagarlo servivano 2,2 anni di flussi di cassa nell’industria e 1,9 nei servizi”.

C’è ripresa, ma attenzione, perché chi non si è preparato bene anticipando la ripresa potrebbe fallire.

This article was originally posted on FX Empire

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