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martedì 26 gennaio 2021

L’oro attende notizie sullo stimolo; il greggio seguirà virus e Iran

 

I progressi della Casa Bianca sul fronte dello stimolo probabilmente decideranno l’andamento della maggior parte dei prezzi delle materie prime questa settimana, compreso l’oro. Ma la capacità del greggio di segnare nuovi massimi potrebbe essere determinata più da come se la caverà con il suo tallone d’Achille, il coronavirus, e da un nuovo problema emergente: l’Iran.

La prima settimana del governo Biden è stata mista per i mercati. La prospettiva di nuovi aiuti da migliaia di miliardi di dollari per il COVID-19 ha fatto schizzare i titoli azionari a Wall Street ai massimi storici. Ma il potenziale impatto inflazionario e la svalutazione del dollaro derivante da tutto questo hanno fatto salire solo di poco l’oro. Interessante notare che i prezzi del greggio sono scesi appena, nonostante i nuovi lockdown in Cina e l’enorme aumento delle scorte settimanali statunitensi.

Mentre la Casa Bianca porterà aggressivamente al Congresso il suo pacchetto di stimoli da 1,9 mila miliardi di dollari questa settimana (la vice addetta stampa Karine Jean-Pierre ha già commentato che il piano è talmente urgente che “siamo impazienti” di farlo approvare), i riflettori saranno puntati su quanto rapidamente la proposta di legge transiterà dalla Camera dei Rappresentanti per arrivare ad essere discussa all’importantissimo Senato.

Lo stimolo di Biden sarà approvato dal Senato?

Ciò che succederà da qui è veramente cruciale, per via delle speculazioni che il governo potrebbe avere problemi a far approvare un pacchetto di aiuti così grande dal Senato senza un adeguato supporto bipartisan. L’attuale composizione del Senato fa sì che i Democratici schierati con il Presidente Biden abbiano una maggioranza solo di uno e che il voto decisivo sia nelle mani della vice Presidente Kamala Harris.

Il compromesso per il governo, quindi, potrebbe essere quello di cercare di approvare una serie di piani di aiuto di dimensione media, anziché il pesante pacchetto da migliaia di miliardi di dollari. E questo potrebbe implicare una salita più lenta per i prezzi dell’oro, anziché quel rally incontrollato ai massimi storici di oltre 2.000 dollari l’oncia che molti hanno previsto qualche mese fa.

 

Gold Weekly TTM
Gold Weekly TTM

Grafico settimanale oro sui 12 mesi precedenti (TTM)

 

A prima vista, nella seduta asiatica di questo lunedì, l’oro sembra rispecchiare parte di questi timori, con il contratto di riferimento di febbraio sul Comex a New York in calo di ben 6 dollari l’oncia, oscillando intorno a 1.850 dollari.

Un debutto debole per l’oro per i motivi sbagliati

Ma un’analisi più approfondita dei mercati rivela pochi motivi per il calo dell’oro, con il suo rivale, l’indice del dollaro che ha perso la breve tregua di venerdì dirigendosi in basso per la quinta volta in sei sedute. Invariati inoltre i rendimenti dei Buoni del Tesoro USA a 10 anni, di riferimento. Ma il Bitcoin, che ha perso parecchio la scorsa settimana dopo una frenetica corsa al massimo storico di 40.000 dollari, sembra essere tornato alla ribalta, ingraziandosi il favore delle istituzioni a scapito dell’oro, per quanto assurda possa sembrare l’idea.

Jeffrey Halley, a capo delle ricerche per l’Asia Pacifica di OANDA, afferma che l’oro con consegna a febbraio ha una resistenza a 1.875 dollari, ma più probabilmente testerà il supporto a 1.837,50 dollari. Aggiunge:

“L’oro continua a restare vicino alla media mobile su 200 giorni di 1846 dollari. Una chiusura giornaliera sotto la DMA su 200 probabilmente indica un altro fallimento di long speculative verso la regione dei 1800 dollari l’oncia”.

Un altro sviluppo che probabilmente avrà un impatto sull’oro questa settimana sarà la decisione mensile sui tassi della Federal Reserve, seguita dalla conferenza stampa del Presidente Jay Powell, mercoledì. Non sono previsti cambiamenti ai tassi, che sono pari a zero da quasi un anno ormai per via della pandemia. Ma le parole di Powell saranno seguite da vicino per avere anche una minima indicazione di quando dovrebbe arrivare la ripresa e, con essa, la riduzione delle misure di stimolo.

Il messaggio della Fed resta inascoltato

Nelle ultime due settimane, il presidente della Fed e il suo seguito di banchieri centrali hanno gridato ai quattro venti che lo stimolo non verrà ritirato tanto presto. Ma i trader di obbligazioni hanno fatto orecchie da mercante, spingendo i rendimenti più in alto su false speranze, con la complicità degli orsi dell’oro, trovando la scusa per colpire il metallo giallo. Nonostante il rimbalzo dell’1,4% della scorsa settimana, i future dell’oro rimangono in calo del 2,4% a gennaio per via delle perdite combinate nelle prime due settimane del mese.

Sul fronte del petrolio, i prezzi del greggio si sono ripresi dopo aver il calo giornaliero maggiore della settimana registrato venerdì, a seguito di un aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti. L’Energy Information Administration ha riportato un aumento di scorte di 4,35 milioni di barili per la settimana terminata il 15 gennaio, il primo aumento dalla settimana del 7 dicembre.

Oil Weekly TTM
Oil Weekly TTM

Il West Texas Intermediate di New York, l’indicatore chiave per il greggio USA, è salito di 23 centesimi, o dello 0,4%, a 52,50 dollari alle 2:00 AM ET (07:00 GMT). Il WTI ha perso l’1,6% venerdì.

Il Brent di Londra, il riferimento globale, è salito di 20 centesimi, o dello 0,4%, a 55,45 dollari. Il Brent è sceso dell’1,2% venerdì.

Il petrolio trascura il contagi in China e le preoccupazioni dell’Iran, per ora

Il rimbalzo del petrolio è arrivato nonostante la Cina, grande acquirente, abbia riportato un aumento dei nuovi casi di COVID-19 lunedì, una fonte di preoccupazione per le prospettive della domanda nel più grande consumatore di energia del mondo.

La Cina ha anche aumentato i lockdown dopo più di 10 mesi in cui ha tenuto la pandemia sotto relativo controllo.  

Un’altra cosa a cui il mercato del petrolio ha dovuto fare attenzione: l’aumento della produzione da parte dell’Iran, ora che le sanzioni dell’era Trump non dovrebbero più essere applicate rigidamente dall’amministrazione Biden sulla Repubblica Islamica.

Il vice ministro del petrolio iraniano Amir Hossein Zamaninia venerdì ha dichiarato che la Repubblica islamica ha iniziato a incrementare la sua produzione di petrolio e si aspetta di raggiungere i livelli pre-sanzioni in uno o due mesi. L’Iran esportava fino a 4,0 milioni di barili al giorno prima delle sanzioni.

Sempre venerdì, il ministro del petrolio iraniano Bijan Zanganeh ha dichiarato all’agenzia di stampa statale SHANA che le esportazioni di greggio di Teheran si recente sono aumentate "significativamente", nonostante le dure sanzioni imposte dal 2018. Non ha divulgato i dati precisi, ma è arrivato a dire che l’Iran "ha stabilito il più alto record di esportazioni di prodotti raffinati nella storia dell’industria petrolifera durante il periodo di embargo". 

Se ci dovesse essere una ripresa dei colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran su un accordo nucleare - che potrebbe vedere Washington sollevare ufficialmente le sue sanzioni su Teheran - i prezzi del petrolio potrebbero facilmente perdere tra i 3 e i 5 dollari al barile, secondo quanto riferito dagli analisti.

Ciò che tiene su il greggio per ora sono i nuovi tagli alla produzione di un milione al giorno annunciati dall’Arabia Saudita il mese scorso per febbraio e marzo, e le speranze di una ripresa della domanda entro l’estate grazie alle vaccinazioni contro il COVID-19. 

Anche i dati tecnici potrebbero lavorare a favore del petrolio, dice l’espero Sunil Kumar Dixit. Il tecnico delle materie prime presso la SK Dixit Charting di Kolkata, India, aggiunge:

“Un calo sotto i 51,50 dollari spinge il WTI verso 49 e 48 dollari, ed un sell off sotto 48 può lanciarlo direttamente verso l’area dei 43 dollari, come una patata bollente”.

"Ma al contrario, anche se logicamente poco probabile, un movimento sostenuto sopra i 53,80 dollari può mandarlo tra i 57 e i 62 dollari. Attualmente il dinamismo del range del petrolio è questo”.

Nota: Barani Krishnan utilizza una varietà di opinioni oltre alla sua per apportare diversità alla sua analisi di ogni mercato. Non possiede e non ha una posizione su nessuna delle materie prime o asset di cui scrive.

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