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lunedì 28 dicembre 2020

Covid, economisti ottimisti sul 2021: cosa dicono

 

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Il 2021 promette di essere un anno di solida ripresa per le principali economie mondiali. Dopo un 2020 nero per l'economia, affossata dall'emergenza sanitaria, il prossimo anno ha tutte le premesse per consentire un rimbalzo tonico. Unica condizione: che il vaccino contro il Covid-19 sia distribuito rapidamente e che sia efficace, anche verso nuove varianti del virus. Alcuni economisti contattati dall'Adnkronos professano ottimismo e se il vaccino farà la sua parte, dicono, non ci saranno grandi ostacoli a una forte ripresa nel corso del 2021.

Il gruppo della gestione del risparmio Schroders, dopo un calo del Pil globale del 4% nel 2020, prevede una crescita del 5,2% nel 2021 e del 4% nel 2022. Per gli Stati Uniti, a seguito della flessione del 3,6% del Pil quest'anno, stima una crescita del 3,8% il prossimo e del 3,5% in quello successivo. Mentre per l'Eurozona, dopo il crollo del 7,1% nel 2020, vede un Pil in aumento del 5% nel 2021 e del 4,1% nel 2022.

"Con la notizia del vaccino vediamo finalmente una luce alla fine del tunnel", spiega Irene Lauro, economista di Schroders. "Abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni, soprattutto per le economie di Stati Uniti ed Europa, quelle più colpite dalla pandemia, proprio perché più fondate sui servizi, il settore che ha subito la contrazione più forte". E il vaccino, se efficace e distribuito rapidamente, aprirà la strada a una forte ripresa dei servizi e di tutta l'economia.

La vaccinazione di massa richiederà inevitabilmente del tempo e, più che un rimbalzo dell'economia a V, sarà più probabile una più lenta ripresa a U. "Ci aspettiamo che questa forte crescita avvenga solo nella seconda metà del 2021. Il vaccino avrà bisogno di tempo per essere distribuito a tutta la popolazione in modo da superare le restrizioni", continua Lauro.

La ripresa economica potrebbe essere facilitata proprio da una distribuzione rapida e capillare del vaccino. E, secondo gli economisti della statunitense T. Rowe Price, un progresso non uniforme potrebbe produrre periodi di volatilità del mercato. "Il primo trimestre del 2021 potrebbe vedere un calo dell'attività economica", avverte David Giroux, chief investment officer dell'Equity and Multi Asset di T. Rowe Price. "Tuttavia, supponendo che i nuovi vaccini possano essere distribuiti su scala accelerata, soprattutto alle popolazioni a più alto rischio, le condizioni economiche potrebbero migliorare rapidamente nel secondo trimestre". In questo caso, spiega, "la seconda metà del 2021 potrebbe assomigliare più al 2019 che alla prima metà del 2020".

La ripresa economica sarà sostenuta principalmente dalle economie americana ed europea. Mentre la Cina, l’unico Paese ad aver registrato un tasso di crescita positivo nel 2020, lo manterrà anche nei prossimi due anni. Un trend possibile soprattutto per il sostegno delle banche centrali e dei governi. "Ci aspettiamo che almeno fino alla fine del 2022 le politiche monetarie resteranno flessibili e a supporto delle economie", sottolinea Lauro di Schroders.

Federal Reserve e la Bce, secondo economisti e investitori, dovrebbero mantenere i tassi di interesse invariati. Come assicurato anche dall'ultimo meeting del Comitato monetario della Fed, che ha confermato che i tassi rimarranno fermi fino a quando non ci sarà una crescita sostenibile dell’inflazione sopra il 2%. Ma per tutto il 2021 non è attesa una forte crescita dei prezzi. Negli Stati Uniti, secondo le previsioni di Schroders, il tasso di inflazione si attesterà all'1,6% il prossimo anno e all'1,9% nel 2022, mentre nell'Eurozona salirà allo 0,8% nel 2021 e all'1,4% l'anno successivo.

Gli economisti si aspettano anche che il Quantitative easing della Fed rimanga in vigore almeno fino a quando il vaccino non sarà completamente distribuito. "Al massimo ci sarà man mano una riduzione nell’acquisto dei titoli, ma, nel caso, nel 2022", spiega Lauro. Nei prossimi due anni quindi la liquidità nel sistema resterà ampia e a supporto della crescita economica.

Ma anche i governi hanno fatto la loro parte per uscire dalla crisi. Con Joe Biden alla Casa Bianca è in arrivo uno stimolo da 900 miliardi di dollari. Una spinta di cui gli Stati Uniti hanno bisogno. Ma anche l'Unione europea è intervenuta massicciamente. "Ci aspettiamo che il Recovery Fund venga distribuito nella seconda metà del 2021 -continua l'economista di Schroders- e questo contribuirà a una forte ripresa dell’attività economica nell’intera eurozona. In particolare dal 2022 ci aspettiamo una grande spesa in termini di investimenti".

E sulla programmazione e la spesa dei fondi del Next Generation Eu l'Italia avrà tutti gli occhi puntati addosso. Per Neil Metha, assistant portfolio manager di Bluebay Asset Management, la sostenibilità del debito pubblico italiano "passerà in secondo piano" nel 2021. L’enfasi "verterà invece sull’utilizzo ottimale dei fondi europei per la ripresa e sulle riforme in favore della crescita implementate dal governo Conte". Fattori che, sommati ai bassi costi di rifinanziamento del debito, lasciano meno spazio alle preoccupazioni per un downgrade del rating sovrano da parte delle agenzie.

Metha sottolinea che il saldo primario si è ridotto del 6,8% nel 2020 e per l’Italia è atteso un surplus primario l’anno prossimo, con il debito che dovrebbe raggiungere un picco di circa il 150%. Per il gestore di Bluebay Am "si tratta di un contrasto enorme rispetto alla maggior parte delle altre economie avanzate, dove i livelli di debito sono attesi in netto aumento su livelli simili all’Italia, ma con rating creditizi molto più elevati".

Valutazioni che però sono "errate. E di conseguenza ci aspettiamo che le agenzie di rating rimuovano l’Italia dal watch negativo, il che dovrebbe avere implicazioni positive per gli spread dei Btp". Questo, secondo Metha, "potrebbe innescare un processo di miglioramento per le dinamiche del debito in Italia, che, sotto il cappello del nuovo bilancio europeo, finalmente non è più un pagatore netto. Tutto ciò significa che il Paese può ora focalizzarsi sulle riforme strutturali domestiche".

Sono invece pochi i fattori di rischio in grado di minare l'ottimismo degli economisti per il 2021. Fra questi la diffusione di nuove varianti del coronavirus in grado di rendere il vaccino inefficace e il ritorno, poco probabile, delle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina. Più preoccupante, invece, un 'taper tantrum', una eccessiva riduzione degli acquisti di titoli da parte delle banche centrali. Un elemento che comporterebbe un’impennata dei rendimenti dei Treasuries americani e un forte scossone nel sentiment degli investitori internazionali. Una cosa comunque "poco probabile", secondo Lauro di Schroders, viste le prospettive di inflazione e l’indebitamento di tutte le economie sviluppate. "In questo scenario le banche centrali dovranno tenere i tassi di interesse inevitabilmente bassi per evitare il rischio di un’altra crisi del debito sovrano".

Proprio il livello dei debiti pubblici, esploso in tutte le maggiori economie, se non sarà un ostacolo per la ripresa economica, diventerà un fattore di rischio nei prossimi anni, quando i tassi di interesse inizieranno a salire. "A quel punto -prevede Lauro- la sostenibilità dei debiti inizierà a essere messa in discussione dagli investitori". La speranza è che le banche centrali siano più caute rispetto al passato nell’alzare i tassi di interesse, proprio per il cambiamento strutturale avvenuto nelle finanze pubbliche di tutti i Paesi.

"Nelle loro decisioni monetarie post pandemia le banche centrali terranno conto dell’inflazione ma anche del livello del debito pubblico". Una nuova crisi potrebbe nascere da tassi di interesse alzati troppo e troppo in fretta. "Ma siamo fiduciosi -conclude l'economista- che ci sarà una maggiore gradualità nell’alzare i tassi e una minore reattività delle banche centrali all’andamento dei prezzi".

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