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venerdì 4 dicembre 2020

Allineamento OPEC: cosa significa il potere crescente degli Emirati per i mercati

 

Durante il vertice del 30 novembre tenutosi in maniera virtuale, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha fatto un buco nell’acqua. Il cartello non è riuscito a trovare un accordo sui livelli di produzione. Il gruppo si riunirà nuovamente oggi, 3 dicembre, per continuare a discuterne.

Il vertice OPEC+ previsto per il 1° dicembre, è stato spostato al 3 dicembre.

I prezzi del petrolio hanno reagito in maniera negativa alla notizia del mancato accordo sulla produzione, ma si sono ripresi mercoledì dopo la notizia di un accordo vicino per l’OPEC+.

Crude Oil Daily Chart
Crude Oil Daily Chart

OPEC e OPEC+ possono effettivamente ancora trovare un accordo sui tassi di produzione per i primi mesi del 2021. Mentre si lavora all’accordo, gli eventi degli ultimi giorni ci dicono che ci si aspetta un riallineamento all’interno di entrambe le organizzazioni, che potrebbe avere delle conseguenze sul mercato del petrolio nei prossimi anni.

Su che cosa discutono OPEC e OPEC+?

Il disaccordo pare essere incentrato su due domande. La prima: come può l’OPEC costringere i paesi membri che hanno prodotto in eccesso a compensare la sovrapproduzione in futuro?

La seconda: l’OPEC+ continuerà con gli attuali livelli di produzione per i primi tre mesi del 2021, oppure implementerà uno schema per aumentare gradualmente la produzione sui prossimi tre mesi?

Sin dalla creazione dell’OPEC, il mancato rispetto dei vincoli è stato un problema abituale. Di recente, l’Arabia Saudita ha fatto di tutto per cercare di risolvere questo problema. Negli ultimi mesi, ai paesi che non sono riusciti a rispettare i tagli alla produzione è stato chiesto di programmare degli ulteriori tagli per rimediare ai mancati tagli precedenti.

Questa misura può aver aiutato il mercato del petrolio a riacquistare fiducia nell’OPEC e OPEC+ durante l’estate, dopo il vertice disastroso di marzo che ha portato al crollo dei prezzi del petrolio. Tuttavia, la richiesta di rispetto e responsabilità tra i membri ha funzionato solo in parte, in quanto alcuni paesi, come l’Iraq, continuano a non rispettare le quote. Ad altri paesi in sovrapproduzione, come la Russia, non è mai stato neanche chiesto di mettersi in riga.

Secondo Platts, gli Emirati Arabi vogliono vedere andare avanti anche nei primi mesi del 2021 i rigidi meccanismi istituiti prima di estendere le quote. Secondo Bloomberg, c’è una divisione tra Arabia Saudita, che vuole proseguire con i tagli alla produzione fino a marzo 2021, e la Russia, favorevole ad un aumento graduale dei livelli di produzione tra gennaio e marzo 2021.

Cosa succede con gli Emirati Arabi Uniti?

Nonostante le indiscrezioni sulla frustrazione degli Emirati a causa dei limiti alla produzione e una possibile fuga dal gruppo, è molto improbabile che gli Emirati Arabi Uniti prendano una decisione del genere. Questa fuga di informazioni probabilmente fa parte di un gioco più grande nell’arena globale dell’energia.

Gli Emirati Arabi Uniti stanno mostrando da un po’ la loro indipendenza dalla regione del Golfo, prima di tutto nel settore diplomatico e nel nucleare. Gli Emirati sono in affari diplomatici sul nucleare con gli USA e organizzazioni internazionali, quindi potrebbero costruire il loro primo reattore nucleare.

Di recente il paese ha firmato un accordo storico per normalizzare le relazioni con Israele e dovrebbe ricevere i bramati fighter jet dagli USA in base a questa nuova cooperazione. La cooperazione economica tra EAU e Israele sta iniziando. In altre parole gli EAU stanno creando il loro posto per discutere di problemi della regione, il che ha senso vista la forza economica relativa e le città cosmopolite che accolgono migliaia di turisti e professionisti stranieri.

Essendo tranquilli sostenitori delle politiche saudite nell’OPEC, gli EAU hanno giocato un ruolo influente ma sottovalutato nel mettere insieme la prima Dichiarazione di Cooperazione con la Russia ed altri paesi per formare il gruppo dell’OPEC+ nel 2016. Spesso, gli EAU sostengono l’Arabia Saudita, la relazione tra i due paesi è importante, ma gli EAU sono un membro indipendente dell’OPEC.

La nuova posizione degli EAU all’interno dell’OPEC potrebbe essere vista come una componente della politica e della fiducia diplomatica. Invece che cercare di ribellarsi contro l’OPEC, gli UAE stanno valutando un’opportunità per guadagnare potere e influenza lì dove altri, Arabia Saudita compresa, hanno fallito.

Da notare che la spinta degli EAU nell’OPEC giunge pochi giorni dopo l’annuncio da parte della compagnia petrolifera del paese, la ADNOC, dell’approvazione da parte della Abu Dhabi’s Supreme Petroleum Council di un piano di spesa da 112 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni. Da notare anche che la compagnia nazionale dell’Arabia Saudita, Aramco (SE:2222), sta tagliando gli investimenti capitali e vendendo miliardi di dollari in bond internazionali per rispettare gli impegni dei dividendi.

Il ministro del petrolio degli EAU, Suhail Mazroui, ha avvisato la comunità globale che il calo delle spese capitali nelle compagnie petrolifere (sia private che di stato) negli ultimi 5 anni porterà una futura mancanza di petrolio. Alcuni big del settore, come BP, hanno espresso delle posizioni secondo cui la domanda è aumentata. Tuttavia, gli EAU non condividono questa visione e si posizionano per diventare futuro leader globale nel settore del petrolio. Tralasciando la teoria sul picco della domanda e continuando con piani di CAPEX importanti, ADNOC potrebbe posizionarsi a diventare leader nei prossimi anni.

Intanto, il ministro del petrolio Saudita Abdulaziz bin Salman ha minacciato di dimettersi dalla co-presidenza della commissione ministeriale JMMC a causa della frustrazione per la sovrapproduzione degli altri paesi. Intanto, altri membri, tra cui gli EAU, stanno mostrando più forza e indipendenza.

Implicazioni per il mercato petrolifero

Gli osservatori dei mercati dovranno osservare se gli EAU riusciranno a capitalizzare su questo periodo di relativa debolezza all’interno della leadership tradizionale di OPEC e OPEC+. L’Arabia Saudita sarà sempre un produttore cruciale nel mercato per via dei suoi volumi e della capacità di esportazione. Se l’Arabia Saudita lo volesse, potrebbe inondare il mercato riportando la produzione a 12 milioni di barili al giorno come ha fatto ad aprile, e potrebbe addirittura toccare i 13 milioni di barili al giorno. Gli EAU producono solo 2,5 milioni di barili al giorno ed ha la capacità di 4 milioni di barili al giorno. Se dovessero riuscire a portarla a 5 milioni di barili al giorno, diventerebbe il secondo produttore dell’OPEC, ed il terzo dell’OPEC+ dopo la Russia. La capacità di produzione non è tutto in un cartello che ha bisogno di coesione per raggiungere l’accordo.

In che posizione saranno gli EAU con più potere nell’OPEC e OPEC+?

Primo, sembra che gli EAU siano propensi a mantenere livelli elevati di produzione, a differenza dell’Arabia Saudita che vuole tagliare i tassi. Gli EAU vogliono aumentare la capacità e sembra che vogliano vendere di più. Inoltre, con il nuovo impianto nucleare, gli EAU potrebbero riuscire ad esportare più petrolio di quanto ne produca.

Secondo, gli EAU hanno un’economia più diversificata rispetto ad altri produttori. Nonostante l’economia locale abbia vissuto delle difficoltà, particolarmente nel settore immobiliare, l’economia degli Emirati spinge settori di successo come finanza, turismo, servizi alle imprese e general international trade.

Il petrolio è una componente dell’economia degli Emirati Arabi Uniti, ma il paese non conta sui prezzi elevati del petrolio come fa il governo saudita. E l’economia del paese è più forte di quella della Russia. In altre parole, gli Emirati Arabi Uniti sono più liberi di prendere delle decisioni responsabili e nel lungo termine all’interno dell’OPEC+ senza troppi timori per il prezzo futuro del petrolio. Ciò può voler dire che i trader potrebbero vedere che l’OPEC+ cercherà di meno di spingere i prezzi del petrolio verso la direzione giusta.

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