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venerdì 13 novembre 2020

Perché il vaccino della Pfizer è anche un successo della Merkel

 

“Lavorare insieme per un mondo più sano”. È questo lo slogan di Pfizer, la più grande società al mondo attiva nel settore della ricerca, produzione e commercializzazione di farmaci. Nel quartier generale dell’azienda americana, a New York, c’è un certo entusiasmo per il recente e trionfale annuncio sul vaccino contro il coronavirus. Il BNT162b2, questo il nome dell’antidoto anti Covid-19 prodotto da Pfizer Inc (NYSE:PFE) e Biontech (NASDAQ:BNTX), ha terminato le sperimentazioni sull’uomo dimostrando di avere un’efficacia di successo pari al 90%. Parole arrivate direttamente da Albert Bourla, amministratore delegato Pfizer, pronto a entrare nella storia.

La società guidata da Bourla è ormai diventata famosa in tutto il mondo. Pochi, tuttavia, conoscono le origini di Pfizer, fondata a New York nel 1849 dai cugini Charles Pfizer e Charles Erhardt, di origine tedesca. Sempre tedesca è Biontech, la società partner del colosso statunitense nella corsa al vaccino nota per occuparsi di biotecnologia e, in modo particolare, di sviluppo e produzione di immunoterapie. Di provenienza tedesca è anche la maggior parte dei denari impiegati nella ricerca del siero BNY162b2 contro il Sars-CoV-2. Anzi: a quanto pare l’unico governo che ha investito soldi per il vaccino Pfizer-Biontech è quello tedesco. Non quello americano, rimasto ai margini dell’operazione.

I meriti tedeschi
Pfizer Vaccine’s Funding Came From Berlin, Not Washington, titola un articolo di Bloomberg, nel quale si sottolinea come il finanziamento del vaccino contro il coronavirus non provenga da Washington bensì dal cuore dell’Europa: Berlino. Eppure il vicepresidente americano, Mike Pence, ha dichiarato che il sostegno del programma Operation Warp Speed avrebbe contribuito in maniera decisiva ad accelerare lo sviluppo del farmaco (ricordiamo che l’Operation Warp Speed è la partnership pubblico-privata, avviata dall’amministrazione Trump per facilitare e accelerare produzione e distribuzione di vaccini, terapie e sistemi diagnostici Covid-19).

Occorre fare un’importante precisazione. Pfizer e Biontech hanno iniziato la sperimentazione umana del vaccino prima che l’esistenza di Operation Warp Speed fosse rivelata pubblicamente. Morale della favola: l’azienda statunitense non ha ricevuto soldi dal programma sostenuto dalla Casa Bianca per quanto riguarda sviluppo, sperimentazione clinica e produzione. Dal canto suo, a settembre, Biontech ha ricevuto 445 milioni di dollari (375 milioni di euro) dal governo tedesco. Una cifra non irrilevante, anche se la stragrande maggioranza di denaro fluito nell’attività di ricerca proviene direttamente dalle due società.

Gli Stati Uniti si sono limitati ad acquistare in anticipo centinaia di milioni di vaccini per garantire che il popolo americano fosse tra i primi a poterli utilizzare in caso di fumata bianca da parte dei regolatori. E così l’amministrazione Trump, a luglio, ha accettato di pagare quasi 2 miliardi di dollari per accaparrarsi 100 milioni di dosi, con la possibilità di prelevarne fino a 500 milioni in più. Detto altrimenti, Washington non ha investito sulla ricerca del vaccino: ha semplicemente versato un pagamento per il prodotto. E questo, a quanto pare, è proprio quello che vuole l’azienda: restare immune da qualsiasi influenza politica evitando di ricevere dollari dei contribuenti.

Follow the money
Eppure, nonostante gli Stati Uniti non abbiano giocato alcun ruolo chiave nella produzione del vaccino, giornali e media di tutto il mondo stanno esaltando in tutti i modi il grande successo della ricerca scientifica americana. Dal punto di vista economico, il governo statunitense non ha versato un solo dollaro nelle casse di Pfizer, la quale ha attinto solo ed esclusivamente dalle proprie risorse private. Biontech, società con sede a Magonza, ha invece ricevuto un contributo da parte del governo tedesco per accelerare lo sviluppo del farmaco.

Attenzione però, perché questa somma è stata stanziata e spesa interamente in Germania per garantire all’azienda biotecnologia l’infrastruttura necessaria all’operazione Lightspeed, ovvero una conclusione il più rapida possibile dello sviluppo del vaccino con l’obiettivo di arrivare sul mercato entro la fine dell’anno. In altre parole, né Pfizer né Biontech hanno ricevuto alcun finanziamento nell’ambito del piano Operation Warp Speed, come invece è accaduto ad AstraZeneca e Moderna, la società su cui l’amministrazione Trump sembrava puntare di più.

“Non siamo mai stati parte di Warp Speed”, ha chiarito Kathrin Jansen, senior vice president di Pfizer e direttrice del programma di ricerca e sviluppo dei vaccini, “non abbiamo mai preso denaro né dal governo Usa né da nessuno”. Ricapitolando, gli unici fondi pubblici dietro al vaccino sono quelli tedeschi versati a Biontech, mentre Pfizer ha usato denari propri.

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