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lunedì 30 novembre 2020

Mercati finanziari in rialzo verso il 2021 con alcuni rischi: ecco quali sono

 

Mercati finanziari in rialzo verso il 2021 <br />con alcuni rischi: ecco quali sono
Mercati finanziari in rialzo verso il 2021
con alcuni rischi: ecco quali sono

Da non sottovalutare i ballottaggi in Georgia del 5 gennaio, se i Democratici prendono il Senato si apre uno scenario che potrebbe causare molto nervosismo. Il rischio per l’Europa è l'inflazione

Quando Donald Trump vinse a sorpresa un anno fa, il Dow Jones era a 18.000 punti, ora lo lascia in eredità a 30.000. La riconoscenza non è la prima virtù dei mercati finanziari, che per natura scelgono sempre la convenienza. Che in questo caso vuol dire la prospettiva di una presidenza Biden solo di facciata liberal, ma di fatto sostanzialmente moderata e non interventista in economia, sia perché il prossimo inquilino della Casa Bianca, senatore dal lontano 1972, non è certo un arrabbiato statalizzatore socialista, sia soprattutto perché c’è la convinzione abbastanza diffusa che un Congresso diviso, con il Senato che resta repubblicano e una Camera dei Rappresentanti dove la maggioranza democratica si è assottigliata e potrebbe addirittura svanire alle elezioni di mid-term del 2022, renderebbe impraticabili politiche troppo aggressive, soprattutto in materia regolatoria e fiscale. Ma per ora è un assunto che si basa sul calcolo delle probabilità, per farlo diventare una certezza bisogna aspettare appunto il 5 gennaio.

IN BALLO UN DIVERSO EQUILIBRIO POLITICO

Con il voto del 3 novembre, i repubblicani si sono aggiudicati 50 dei 100 seggi che compongono il Senato, mentre i democratici sono fermi a 48, oltre il voto che spetta di diritto alla vice presidente Kamala Harris. Ognuno dei 50 Stati dell’Unione ne ha 2, e la Georgia li deve ancora scegliere perché al primo giro nessuno ha ottenuto la maggioranza assoluta richiesta dalla legge elettorale del ‘Peach State’. Ai repubblicani ne basta uno per arrivare alla maggioranza, ai democratici servono tutti e due contando anche il voto della presidente Harris. In gioco c’è un diverso equilibrio politico che potrebbe fare la differenza per economia e mercati, ma alla fine è un voto locale che potrebbe essere deciso da altri fattori. Il confronto più importante è quello tra il senatore repubblicano uscente David Perdue sfidato dal democratico Jon Ossoff. Nel voto del 3 novembre la maggioranza degli americani ha espresso un orientamento moderato, punendo i Dem alla Camera e lasciando vincere ma non stravincere Biden alla presidenza. E i georgiani sono solo poco più del 3% della popolazione americana.

I MERCATI NON PRENDEREBBERO BENE UNA SORPRESA IN GEORGIA

Se i Dem si prendono anche il Senato, Biden potrebbe finire prigioniero dell’ala più barricadera del partito, senza più scuse per non abbracciare aumenti di tasse, stretta regolatoria su economie e imprese, e un green new deal ‘alla Greta’, più distruttivo che costruttivo. Dei tre ingredienti, quello più temuto dal mercato è probabilmente il secondo, dato che le stime degli esperti, come ha spiegato qualche giorno fa su Financialounge.com in collegamento da Washington Arrigo Sadun , presidente e fondatore di TLSG-International Advisors ed ex membro del board del Fondo Monetario Internazionale, calcolano che ben due terzi della straordinaria performance di economia e mercati nei 4 anni di Trump sia stata proprio la deregulation in alcuni settori chiave, dalla finanza all’energia. Magari non finisce comunque così, magari i Dem si prendono anche il Senato ma poi Biden riesce a imporre una linea moderata e di compromesso. Ma c’è da scommettere che se ai Rep in Georgia va storta, i mercati non la prenderebbero bene, e uno storno anche di una certa intensità potrebbe starci tutto.

TREND RIALZISTA FORSE SOLO ALL’INIZIO

La traiettoria di lungo termine non sembra comunque in discussione, economia e mercati americani sono riusciti a gettarsi alle spalle la pandemia e possono superare agevolmente anche qualche rigurgito liberal. Non va dimenticato che Wall Street è entrata nell’attuale trend rialzista solo da pochi anni, dopo aver attraversato un lunghissimo percorso ‘laterale’ durato dall’apice della bolla di Internet fino alla conclusione della crisi del debito europeo, e se prendiamo il lungo termine a riferimento, il tecnologico Nasdaq sembra quello che alla fine ha ancora più strada da fare. Dai massimi di quel marzo di inizio millennio è salito ‘solo’ da 5.000 agli attuali 12.000 punti, il Dow Jones ha triplicato da 10.000 a 30.000 e lo S&P 500 è partito da 1.500 per arrivare in area 3.600. In Europa il discorso è ovviamente diverso, le Borse sono rimaste più indietro e così come l’economia hanno ancora disperato bisogno di stimolo monetario e fiscale, a cui l’America invece potrebbe forse permettersi di rinunciare prima del previsto.

I LIMITI DELLA BCE CHE LA FED NON HA

Non parliamo né di domani né di dopodomani, la tregua imposta dal virus sul fronte della finanza pubblica è destinata a durare ancora a lungo. Ma un resto del mondo che dovesse ripartire alla grande, tirandosi dietro più inflazione del previsto, potrebbe causare qualche problema a un’Europa in ritardo, oltretutto con una Banca Centrale prigioniera di un mandato che la inchioda alla sola stabilità dei prezzi, e non le dà i margini che ha invece la Fed in materia di crescita e occupazione. La tregua benefica indotta dalla pandemia va sfruttata, soprattutto da chi ha più problemi come l’Italia, per fare riforme e investimenti. Lo ha detto in collegamento con Milano all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi sabato scorso la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Altrimenti, si può tranquillamente aggiungere, rischia di arrivare all’appuntamento con il ritorno alla normalità messa peggio di prima.

BOTTOM LINE

Chi aspettava la W per entrare su nuovi minimi dopo aver mancato i primi a marzo-aprile è ancora lì che aspetta. Il mondo delle economie e dei mercati si sta polarizzando tra America e Asia-Cina. L’Europa ha una grande occasione ma se la deve giocare, con un'Italia più a rischio degli altri perché si indebita di più e cresce di meno. Il 2021 può essere l’anno della svolta ma anche dell’ennesimo treno perso, che potrebbe essere l’ultimo che passa.

http://www.financialounge.com/

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