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venerdì 6 novembre 2020

Il mercato del greggio rischia di scatenarsi. Ecco cosa seguire

 

La versione originale di questo articolo, in inglese, è stata pubblicata il giorno 05.11.2020

Ecco un avvertimento sulle elezioni e sui mercati USA.

Al momento, nessuno sa cosa succederà, e potremmo non saperlo per settimane. Sebbene Biden si stia avvicinando alla vittoria, la corsa è ancora tutta da decidere e ciascuna delle parti accusa l’altra di imbrogliare. I tribunali probabilmente saranno chiamati a dire la loro sull’esito in più di uno stato.

Nel 2000, il risultato delle elezioni presidenziali non arrivò prima di dicembre e potrebbe verificarsi la stessa cosa adesso.

I mercati odiano l’incertezza e delle elezioni contestate sono persino peggiori, dal momento che fanno aumentare le tensioni, soprattutto negli Stati Uniti, paese che si vanta di un’idea di un tranquillo passaggio di potere.

Se lo scontro dovesse protrarsi per giorni e settimane, i mercati, persino quelli delle materie prime, diventeranno più difficili da prevedere.

Per entrare, in questo momento, bisogna avere una certa propensione al rischio. Tenendo a mente tutto questo, diamo un’occhiata ai problemi delle scorte e della domanda per il mercato del WTI:

Scorte

L’EIA (Energy Information Administration) ha riportato un calo delle scorte di greggio di 8 milioni di barili negli Stati Uniti nella settimana terminata il 30 ottobre. Ciò significa che, nel mese di ottobre, le scorte di greggio USA sono scese ad un tasso di circa 1,4 milioni di barili al giorno.

Oil Weekly
Oil Weekly

Grafico settimanale del greggio

A questa riduzione hanno contribuito gli uragani che hanno sconvolto la produzione petrolifera nel Golfo del Messico. La stagione degli uragani non finirà prima del 30 novembre e, al momento, l’uragano Eta sta colpendo il Nicaragua. Continua a rappresentare una minaccia significativa e potrebbe dirigersi verso la Florida, anche se al momento non si stima che colpisca gli impianti petroliferi nel Golfo del Messico. A meno che la domanda e/o le esportazioni non si riprendano nel quarto trimestre, non dovremmo aspettarci di vedere una replica di questo tipo di calo, in quanto la produzione nel Golfo del Messico resterà stabile.

La produzione petrolifera libica sta aumentando rapidamente, ora che le fazioni in lotta nella guerra civile hanno concordato un cessate il fuoco. La produzione ha raggiunto gli 850.000 barili al giorno il 3 novembre e la National Oil Corp. libica si aspetta di raggiungere una media di un milione di barili al giorno a novembre. È difficile che l’OPEC sia in grado di esercitare un controllo significativo sulla produzione petrolifera libica prima del vertice del 30 novembre. Anche allora, qualunque quota la Libia dovesse accettare di rispettare non avrà un impatto sulla sua produzione fino al 1° gennaio, come minimo.

L’OPEC e l’OPEC+ si incontreranno il 30 novembre ed il 1° dicembre per prendere in esame le quote di produzione per il 2021 e sembra proprio che il gruppo deciderà di non implementare l’aumento di 2 milioni di barili al giorno che dovrebbe partire dal 1° gennaio.

In effetti, OPEC ed OPEC+ potrebbero fissare nuovi tagli. Le compagnie petrolifere russe sembrano pronte a mantenere le attuali quote, anziché aumentare la produzione, in parte per via dei limiti sulla produzione che le aiuteranno ad evitare di pagare più tasse in base ad un regime fiscale introdotto di recente. Le nuove norme prevedono un aumento delle tasse sulla produzione petrolifera russa dai giacimenti più vecchi.

Inoltre, il Wall Street Journal scrive che l’Arabia Saudita starebbe cercando di ottenere il consenso per tagliare la produzione OPEC+ il 1° gennaio. Non si sa quanto vorrebbe tagliare ma, secondo dei funzionari sauditi, un taglio della produzione “ora è un’opzione”. Non è chiaro se questo nuovo taglio possa essere sufficiente a compensare il ritorno del greggio libico sul mercato.

Al momento, sembra che, a prescindere dall’accordo a cui si arriverà, vedremo un aumento delle scorte di greggio nel quarto trimestre, e probabilmente anche nel primo trimestre del 2021. Un nuovo accordo entrerebbe quasi certamente in vigore il 1° gennaio e durerebbe per un periodo di tre mesi o più. Questi accordi OPEC+ generalmente non vengono valutati sulla base dell’attività giornaliera, quanto piuttosto sulla produzione nel periodo, per cui è possibile rispettarli pur sovra-producendo, a patto che si abbia una produzione minore al termine del periodo.

Domanda

Per quanto riguarda la domanda, dobbiamo considerare il ritorno delle serrate per il COVID, soprattutto nella maggior parte dell’Europa occidentale. In particolare, Regno Unito, Francia e Germania (le più grandi economie europee) si trovano davanti a dei nuovi lockdown. Nel Regno Unito, il lockdown vieta tutti i viaggi internazionali ad eccezione di quelli per lavoro ed ordina la chiusura di tutte le attività non essenziali e dei luoghi di culto. Le scuole resteranno aperte nel Regno Unito, a differenza delle serrate precedenti, ma le restrizioni severe su attività e viaggi dureranno almeno per un mese. La Francia ha già imposto un secondo lockdown, che prevede di fornire delle dichiarazioni giurate per poter uscire di casa. Le scuole resteranno aperte, ma potrebbero essere imposti dei coprifuoco per limitare viaggi e riunioni. Anche la Germania ha cominciato un periodo di lockdown più lieve di quello adottato in primavera.

dati sulla mobilità in Francia di venerdì scorso, il primo giorno di lockdown per il paese, rivelano che i viaggi si sono ridotti solo del 33% rispetto alla vita pre-coronavirus. Al confronto, lo scorso marzo, durante il primo lockdown, la mobilità si era ridotta del 63%. Gli indicatori complessivi sulla mobilità economica europea mostrano una riduzione del 23,6% per la scorsa settimana. Si tratta dei primi segnali del fatto che la domanda petrolifera potrebbe scendere in Europa, anche se non tanto quanto era successo in primavera.

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