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venerdì 13 novembre 2020

Crescono i rendimenti obbligazionari, segnale preoccupante

 

I mercati sembrano intrappolati tra fattori contrastanti: da un lato l'ottimismo dilagante per un vaccino che aprirebbe le porte ad un anno – il prossimo – sicuramente migliore del 2020. Dall'altro lato le infezioni COVID in aumento e sbiadite prospettive fiscali da parte dei governi. Gli operatori vedono la luce in fondo al tunnel, ma c'è ancora da lavorare faticosamente prima di arrivarci.

In questo momento gran parte dell'Europa è semi o totalmente bloccata e l'America si sta muovendo rapidamente in quella direzione (a causa di ricoveri in rapido aumento questa settimana, che hanno portato diversi stati e città a imporre nuove restrizioni che inevitabilmente colpiranno la ripresa). Ad allargare la ferita è giunta la notizia che la Casa Bianca si ritirerà dai negoziati per un nuovo pacchetto di stimoli fiscali, lasciando il Congresso in balia del mare.

Ciò significa che il capo negoziatore per i repubblicani è ora Mitch McConnell, che ieri ha ribadito che l'importo degli aiuti dovrebbe essere intorno ai 500 miliardi di dollari (ben distante dai 2,2 trilioni di dollari che i Democratici vorrebbero). In altre parole, potrebbero arrivare altri stimoli, ma probabilmente saranno noccioline rispetto a quanto avevamo sul tavolo prima delle elezioni.

Questa retorica sta mantenendo il mercato azionario in tensione, con l'S&P 500 che ieri ha perso più di quanto guadagnò sulla notizia del vaccino. Osservando l'andamento degli asset rifugio notiamo però che sia lo yen che l'oro perdono quota, sotto la pressione crescente del picco dei rendimenti obbligazionari globali.

La Banca del Giappone ha in atto una strategia di controllo della curva dei rendimenti, quindi quando i rendimenti globali aumentano, i rendimenti giapponesi non possono realmente seguira la rotta, rendendo lo yen meno attraente dal punto di vista del differenziale dei tassi di interesse. Qualcosa di simile accade anche sull'oro, che perde il suo fascino all'aumentare dei tassi di interesse globali (i lingotti non pagano interessi per il loro mantenimento).

Ora non ci resta che capire se tutte le “buone notizie” siano state prezzate, lasciando i mercati vulnerabili a eventuali fiammate al ribasso. L'altro rischio è che la Fed stia decidendo di tirare leggermente il freno in vista del vaccino, difatti le dichiarazioni del presidente Powell rilasciate ieri suggeriscono che la FED si concentrerà maggiormente sull'evoluzione a breve termine del virus.

Powell ha tenuto la porta aperta per ulteriori azioni a dicembre, questo va detto, ma sebbene la prospettiva di una maggiore liquidità sia positiva per i mercati (nel breve termine), è improbabile che sull'economia reale cambi qualcosa (fin tanto che non entrerà in azione un piano fiscale degno di tal nome).

Per quanto riguarda il calendario economico odierno, gli unici punti salienti sono alcune dichiarazioni della Williams della Fed (ore 13) e del Presidente della BoE Bailey (ore 17).

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