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lunedì 30 novembre 2020

Crescita economica: Cina in corsia di sorpasso, Europa ferma ai box

 

Crescita economica: Cina in corsia di sorpasso, Europa ferma ai box
Crescita economica: Cina in corsia di sorpasso, Europa ferma ai box

Dati del Pil a due velocità in America e Europa. Il primo test di Biden si chiama Iran. La post-virus economy conta vincitori e vinti

USA E EUROPA A 2 VELOCITÀ, CINA IN CORSIA DI SORPASSO

Dopo il rimbalzo del 33,1% nel terzo trimestre il PIL americano punta a chiudere il 2020 con un quarto trimestre in crescita vicino al 6%, sostenuto dalla produzione e dai leading indicator del Conference Board in crescita per il settimo mese consecutivo. La resilienza dei consumatori aiuta con le vendite al dettaglio attese in crescita a novembre del 3,8% rispetto a un anno prima. Sempre a novembre la lettura ‘flash’ del PMI composito, che registra l’attività del manifatturiero e dei servizi, restituisce un’accelerazione a 57,9 punti da 56,3 di ottobre. Sembra il ritratto di un’economia che potrebbe perfino fare a meno del nuovo stimolo fiscale atteso dall’amministrazione Biden. Tutt’altra musica nell’Eurozona dove il corrispondente PMI composito a novembre è scivolato in territorio contrazione a 45,1 da 50 di ottobre, con la Germania che sembra tenere meglio del resto del continente. Di segno opposto i dati che arrivano dalla Cina dove il settore industriale non solo è in crescita ma macina utili. Venerdì scorso l’Ufficio cinese di statistica ha reso noto che gli utili delle imprese industriali cinesi a ottobre sono balzati del 28,2% sull’anno dopo una crescita di oltre il 10% a settembre mettendo a segno la crescita più forte da inizio 2017.

BIDEN E L’IRAN, UNA DIFFICILE MARCIA INDIETRO

A meno di un anno dall’uccisione sulla strada dell’aeroporto di Bagdad da parte di un drone americano di Qasem Soleimani, capo della Quds Force, punta di diamante della Guardia Rivoluzionaria iraniana, è arrivata l’eliminazione, questa volta sembrerebbe per mano israeliana, dello scienziato a capo del programma nucleare di Teheran, Mohsen Fakhrizadeh, questa volta direttamente in casa della Repubblica Islamica. Una doppia decapitazione che Trump lascia in eredità a Biden insieme alle pesanti sanzioni imposte all’Iran dopo l’uscita dall’accordo sul nucleare firmato da Obama nel 2015 e alla pacificazione tra Arabi Sunniti e Israele, che ha fortemente depotenziato la questione palestinese come fattore di destabilizzazione della regione. Per ora gli Ayatollah sembrano volersi astenere da rappresaglie, anche perché fino al 20 gennaio alla Casa Bianca comanda Trump e una risposta americana renderebbe ancora più difficile la ricucitura con Biden. Ma per lo stesso presidente eletto non sarà facile, ammesso che voglia farlo, riportare le lancette della Storia indietro al 2015. I rapporti con l’Iran saranno anche un primo importantissimo test della nuova era che secondo molti dovrebbe aprirsi tra USA e Europa con l’arrivo di Biden. Anche perchè potrebbero proporsi scenari inattesi. Le sanzioni americane non hanno solo colpito i canali di arricchimento della Guardia Rivoluzionaria e delle elite iraniane, ma hanno anche stremato l’economia e causato un’inflazione galoppante che ha fatto perdere al rial, la moneta locale, l’80% del suo valore contro dollaro. Se la sofferenza economica diventa malcontento politico e sociale e magari anche qualcosa di più, da che parte si schiererebbe Biden?

VINCITORI E VINTI NON SCONTATI NELLA DISRUPTION DA PANDEMIA

In tutte le recessioni ci sono vincitori e vinti, e di solito è un processo salutare di selezione naturale che aiuta a ripartire su basi più solide. La recessione da covid-19 è stata un po’ diversa perché proprio per la sua profondità e rapidità ha richiesto stimoli monetari e fiscali imponenti, che hanno attenuato il processo di distruzione costruttiva. In generale gli incumbent, cioè chi dominava il mercato prima, sono sopravvissuti o addirittura rafforzati, perfino in settori che sembravano rasi al suolo dal virus, come la musica live. Live Nation, il numero uno dei concerti live, ha visto il fatturato crollare del 95%, ma era finanziariamente così solida da permettersi di aspettare il ritorno alla normalità, come attestato dal titolo che ha recuperato gran parte della caduta causa pandemia. Un altro settore duramente colpito è stato il trasporto aereo, ma non tutti nello stesso modo. Il titolo Ryanair ha quasi recuperato i livelli pre-virus, Delta e American sono sotto di quasi la metà del valore, Lufthansa fa un po’ meglio e IAG, la vecchia British Airways, molto peggio. Nell’industria pubblicitaria il virus ha rafforzato chi era già forte, vale a dire il quasi duopolio globale Google-Facebook, mentre la fruizione degli eventi sportivi è stata stravolta, con il passaggio di massa alle clip di chi prima seguiva le intere partite incollato davanti alla tv se non direttamente allo stadio. Anche la forza del brand si è rivelata importante, come mostra il caso Walmart che ha saputo tener testa ad Amazon grazie alla conversione online.

Virgilio Chelli

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