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venerdì 16 ottobre 2020

Lo Zio Sam vuole davvero distruggere le Big Tech?

 

I democratici americani contro la Silicon Valley: Amazon (NASDAQ:AMZN), Apple (NASDAQ:AAPL), Facebook Inc (NASDAQ:FB) e Alphabet (NASDAQ:GOOGL) detengono di fatto un potere eccessivo sul mercato e si chiede un cambio di passo, un ridimensionamento della loro forza. Questa è la conclusione del rapporto pubblicato dalla sottocommissione antitrust della Camera dopo 16 mesi di indagini.

Il rapporto propone una serie di modifiche che potrebbero portare, nel caso in cui le raccomandazioni fossero approvate dal Congresso, allo spezzettamento delle grandi compagnie tecnologiche. Amazon è accusata di avere il monopolio fra i fornitori e i venditori terzi, Apple nella distribuzione di app sul software per i dispositivi iOS, Google nelle ricerche online e Facebook nel networking sui social e nella pubblicità online.

Ci si aspetta che queste potenti società tecnologiche debbano affrontare un esame difficile indipendentemente da chi vincerà le elezioni del 3 novembre. L’attuale presidente Trump e lo sfidante Joe Biden differiscono però su alcuni punti e su come risolverli.

Il punto di vista di Trump e Biden

Se ottenesse un secondo mandato, Trump e i suoi incaricati probabilmente manterrebbero – e forse accellererebbero – il controllo normativo su larga scala delle società tecnologiche che hanno segnato i suoi primi quattro anni alla Casa Bianca. Questo sforzo ha incluso accuse di pregiudizi anti conservatori, indagini antitrust sui giganti di Internet come Google e Facebook Inc (NASDAQ:FB). e azioni contro app di proprietà cinese come TikTok e WeChat.

Il democratico Biden è stato anche critico nei confronti del potere di mercato delle Big Tech. Lui e il vicepresidente Kamala Harris (senatrice della California) affermano che sosterrebbero una più rigorosa supervisione antitrust e regole sulla privacy online. Lo stesso Biden ha enfatizzato la necessità di costringere le società di social media a sorvegliare meglio i propri siti contro false informazioni e di intraprendere azioni governative per aiutare i lavoratori minacciati da innovazioni come le auto a guida autonoma.

Altri politici si sono schierati con una o l’altra linea. Una delle voci più forti è certamente quella della senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren (candidata alla presidenza ma ritirata pochi mesi prima delle primarie democratiche). La senatrice ha suggerito di smantellare i giganti di Internet riconfigurando il “mercato online”.

Alcuni dei suoi colleghi tra cui Bernie Sanders hanno sottolineato tale soluzione. Altri candidati e politici credono semplicemente che le grandi società Internet dovrebbero essere soggette a una maggiore regolamentazione per affrontare le preoccupazioni sulla concorrenza o sui contenuti soppressi (quest’ultimo un problema molto seguito dai legislatori repubblicani).

A causa di questa furia bipartisan, gli investitori temono che il sentimento anti-Tech da parte sia dei repubblicani che dei democratici possa portare a una grande rottura, significativi cambiamenti del modello di business o multe enormi che sconvolgerebbero il settore.

L’importanza dell’Antitrust

L’amministrazione Obama, di cui Biden fu vicepresidente, aveva una reputazione favorevole alla tecnologia, assumendo veterani della Silicon Valley per incarichi chiave e rifiutando di portare avanti denunce antitrust contro Google e altre Big Tech.

Alcuni critici conservatori e progressisti temono allo stesso modo che un’amministrazione Biden riprenda quella posizione, risolvendo qualsiasi caso antitrust portato dall’amministrazione Trump con un nulla di fatto.
Il portavoce della campagna di Biden, Matt Hill, ha rifiutato di commentare la prospettiva di risolvere i casi di antitrust, ma ha sottolineato che Biden proseguirà nella sua linea dura.

“Joe Biden ha a lungo detto che uno dei più grandi peccati è l’abuso di potere. Molti giganti della tecnologia e i loro dirigenti non solo hanno abusato del loro potere, ma hanno ingannato il popolo americano, danneggiato la nostra democrazia ed eluso ogni forma di responsabilità. Finirà tutto col presidente Biden”.

La campagna di Trump si basa sul fatto che le sentenze clementi si sono fermate con la sua elezione nel 2016. Il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha indagato su Google per una potenziale condotta anticoncorrenziale nella sua attività di ricerca e pubblicità e dovrebbe presentare un caso prima delle elezioni che probabilmente si protrarrà nel 2021 e oltre. 

La Federal Trade Commission sta anche indagando sulle società tecnologiche per potenziali violazioni dell’antitrust, inclusa la preparazione di una possibile causa contro Facebook.

Nel frattempo i CEO di Amazon, Apple, Facebook e Google hanno affrontato domande difficili e, a volte, critiche ostili sulle loro pratiche commerciali durante un’audizione antitrust alla Camera. La sessione ha evidenziato come quattro delle cinque aziende più potenti d’America siano sotto esame da entrambi i lati del congresso. 

La sezione 230 e la vera responsabilità delle Big Tech

Un focus particolare per un secondo mandato di Trump sarebbe quella di introdurre nuove regole per ridimensionare le protezioni di cui godono le società di social media ai sensi della Sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, che offre loro un’ampia immunità legale per i contenuti pubblicati e i loro sforzi per moderarli. Trump ha affermato che la legge è stata usata per censurare i punti di vista conservatori.

L’attuale presidente ha chiesto l’abrogazione della sezione 230 in un tweet dell’8 settembre, facendo eco a una posizione che Biden ha assunto fin dall’inizio di quest’anno con una motivazione molto diversa, la legge va modificata perchè Internet ha un sostegno bipartisan ed è considerato un bene fondamentale legato al primo emedamento.

Il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e di stampa, il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti.

Trump ha ordinato alle agenzie di regolamentazione quest’anno di prendere in considerazione una supervisione più severa delle società online ai sensi della Sezione 230 quando non moderano il discorso degli utenti in modo equo o non mantengono le loro promesse relative alla libertà di parola.

Come segno dell’importanza della questione per la Casa Bianca,Trump ha recentemente ritirato la rinomina di un commissario repubblicano della Commissione federale per le comunicazioni dopo aver espresso preoccupazione sulla base giuridica della linea intrapresa dal presidente verso la censura abrogando la Sezione 230.

Biden ha sorpreso il mondo della tecnologia quando ha chiesto la revoca della Sezione 230. 

Conclusione, solo chiacchiere

Credo che alla fine non si concluderà nulla, le chiacchiere sulle Big Tech potrebbero essere solo un grande discorso su una questione molto dibattuta, un mezzo per fare appello agli elettori mentre le elezioni si avvicinano.

I candidati spesso usano questioni urgenti, come l’assistenza sanitaria, le tasse, il cambiamento climatico, ecc., tutto questo per differenziarsi dal gregge e galvanizzare la loro base elettiva all’inizio della campagna.

Lo notiamo soprattutto quest’anno dalla parte democratica, prima della nomination di Biden quasi tutti i 20 candidati avevano puntato il dito contro le Big Tech, la moda del momento. Ma la legislazione dipende da chi vince la presidenza, se ha una forte maggioranza al Congresso e se la regolamentazione tecnologica è davvero in cima alla lista dei problemi che dovrà affrontare il prossimo presidente quando si siederà su quella sedia.

È molto probabile che qualsiasi legislazione emerga si trasformi in una caccia alla streghe che perdurerà anni. Gli impegni della campagna vengono spesso accantonati una volta che il Congresso li prende in carica.

Per quanto riguarda gli sforzi normativi dell’attuale amministrazione, cercare di indovinare che tipo di modifiche possono proporre è difficile. È possibile che l’organismo di regolamentazione proponga modifiche sostanziali o sanzioni. Ma qualsiasi cosa oltre alle “simboliche” multe probabilmente rimarrà impantanata nel sistema legale per anni.

Alcuni investitori temono che queste multe possano danneggiare grandi aziende tecnologiche, ma la storia ha dimostrato che le multe sono comuni e gestibili. I governi hanno spesso penalizzato le grandi aziende con sanzioni pecuniarie, indipendentemente dal fatto che abbiano commesso un comportamento grave o meno. Sebbene possano sembrare grandi, impallidiscono rispetto ai bilanci delle società tecnologiche prese di mira. 

La storia mostra che i casi di antitrust contro grandi aziende generalmente richiedono molto tempo per essere risolti. Ad esempio, il caso antitrust di AT&T, presentato nel 1974, in quanto unico fornitore statunitense di servizi e apparecchiature telefoniche, durò 8 anni. La causa antitrust di Microsoft (NASDAQ:MSFT), presentata nel maggio 1998, basata sulle preoccupazioni di preinstallazione di Internet Explorer durò quasi 15 anni.


Ritengo che agire ora non sarebbe saggio per gli investitori. Sebbene uno qualsiasi di questi risultati sia possibile, non vedo la necessità di evitare il settore tecnologico, soprattutto in questo periodo.

I mercati si muovono sulle probabilità, non sulle possibilità e i politici promettono sempre di costruire ponti dove non ci sono fiumi.


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