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giovedì 8 ottobre 2020

Le borse schizzano, il rally di rischio del forex resiste

 

Rassegna giornaliera sul mercato forex, 7 ottobre 2020

Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management.

Il modo migliore per descrivere come titoli azionari e valute sono stati scambiati questo mese è parlare di volatilità irregolare. Potrebbe non essere insolito per ottobre, che storicamente è il mese più volatile per i titoli azionari, ma l’abilità del mercato di ignorare importanti sviluppi determinanti è impressionante. L’unica spiegazione razionale per il movimento di 500 punti del Dow è che gli investitori stanno guardando oltre i battibecchi politici a breve termine, concentrandosi sul pacchetto di stimoli che alla fine arriverà. Nella notte il Presidente Trump si è scatenato su Twitter, affermando di essere pronto a firmare un piano di stimolo autonomo e, in una dimostrazione di forza, è tornato al lavoro nello studio Ovale. A prescindere da chi vincerà le elezioni, arriverà un grosso pacchetto di stimolo e la sola domanda da porsi è quante imprese sopravvivranno fino ad allora. I trader azionari sono troppo ottimisti se pensano che la Camera approverà assegni di stimolo senza un accordo più ampio, o che l’economia statunitense eviterà altri dolori senza uno stimolo prima della fine dell’anno. I trader di titoli azionari e valute stanno reagendo a notizie sempre più contrastanti dalla Casa Bianca e questo trend probabilmente continuerà fino al 3 novembre.

Nel frattempo, i verbali prudenti del FOMC hanno impedito al dollaro di schizzare contro la maggior parte delle principali valute. Una delle poche eccezioni è costituita dal cambio USD/JPY, che ha infranto un range lungo una settimana attestandosi al massimo dal 14 settembre. Tuttavia, l’aumento del rendimento dei Buoni del Tesoro suggerisce che i verbali non interessavano molto agli investitori. Modificando l’obiettivo di inflazione e di conseguenza le linee guida future, la banca centrale ha incrementato la sua politica accomodante ed ha espresso chiaramente che i tassi di interesse resteranno invariati per i prossimi tre anni. È disposta ad aumentare lo stimolo monetario ma difficilmente lo farà, a meno che le borse non crollino per via di una seconda ondata del virus negli USA o di un improvviso peggioramento delle condizioni di salute del Presidente Trump.

La valuta con la performance migliore è stata il dollaro australiano, che si è lasciata alle spalle i dati più deboli sull’indice PMI. In base all’ultimo report, la contrazione dell’attività del settore dei servizi in Australia è aumentata, con l’indice PMI sceso da 42,5 a 36,2. Abbiamo ora visto le prove di una debolezza del settore manifatturiero e dei servizi nel mese di settembre che potrebbe giustificare una maggiore correzione del dollaro australiano. Lo stesso vale per il dollaro canadese, schizzato nonostante il tonfo dell’indice PMI IVEY. L’indice è infatti passato da 67,8 a 54,3 il mese scorso. Persino la mossa in Nuova Zelanda è stata un controsenso, con il NZD che si è discostato dall’AUD senza un motivo particolare.

L’euro è schizzato nonostante un inatteso calo della produzione industriale tedesca. Dopo il netto aumento degli ordinativi alle fabbriche, gli economisti si aspettavano un balzo dell’1,5% della produzione industriale, scesa invece dello 0,2%. I casi di virus hanno segnato un massimo storico in Francia e Spagna. La Francia si trova ora al massimo livello di allerta, mentre la Spagna ha messo in guardia da settimane difficili da qui in avanti, con i casi di virus che hanno superato gli 800.000. Nuove restrizioni sono state annunciate in molte nazioni della zona euro, comprese Italia e Spagna.

Per la sterlina, non c’è niente di più importante dei negoziati sulla Brexit. Come nel caso delle trattative sullo stimolo USA, ci sono stati pochi progressi e le parti restano lontane. La maggior parte delle notizie positive arrivano dal Regno Unito, mentre la maggior parte delle notizie dall’UE sono intrise di scetticismo. In fin dei conti, sebbene entrambe le parti usciranno sconfitte nel caso di una Brexit senza accordo, l’UE ha il coltello dalla parte del manico e comincia a stancarsi di questo balletto politico. Un accordo è ancora possibile e l’ultimo rally della sterlina è un segnale del fatto che gli investitori sono ottimisti. Il governo britannico è vicino ad implementare delle restrizioni più severe che potrebbero rallentare la fragile ripresa del paese.

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