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lunedì 26 ottobre 2020

La crescita di Netflix si è fermata a causa del mercato saturo

 

Ieri sera dopo la chiusura del mercato, Netflix (NASDAQ:NFLX) ha rilasciato gli utili del suo ultimo trimestre. Il dato che colpisce è la crescita degli utili, +22% su base annua, un dato straordinario se pensiamo al momento in cui stiamo vivendo, purtroppo gli analisti sono stati più ottimisti sul numero di abbonati che il gigante dello streaming avrebbe dovuto aggiungere nell’ultimo trimestre, infatti il consenso era di 2.5 milioni di abbonati mentre Netflix ne ha aggiunti 2.2 milioni portando il totale a 195 milioni. 
 
Per certi versi numeri eccellenti, ma purtroppo non bastano se pensiamo che Netflix ha una necessità impellente di aggiungere sempre nuovi contenuti alla sua piattaforma e di conseguenza avere sempre maggiore liquidità. Ho additato spesso questa società col nomignolo di “Burn Cash Machine”, una macchina mangia liquidità. Questo perché ogni centesimo che entra nelle casse l’azienda lo utilizza per creare contenuti e sebbene i suoi serial siano ormai di fama mondiale, a livello di lungometraggi fa ancora fatica. 
 
Se non avete ancora in mano il libro di Reed  Hastings (co-fondatore di Netflix) “L’unica regola è che non ci sono regole”, vi invito ad acquistarlo e leggerlo perchè spiega come la società sia davvero gestita in modo democratico ma allo stesso tempo per mantenere i suoi migliori dipendenti in azienda alza l’asticella degli stipendi ogni anno, questo impatta notevolmente sulle casse aziendali, infatti basterebbe una sola stagione di contenuti non buona per rischiare un calo sugli utili non indifferenti. 
 
Un altro punto importante è il breakeven sul prezzo, io personalmente sono abbonato al servizio pieno, 15.99€ al mese mentre negli Stati Uniti si arriva anche a 23$. Netflix ha sempre sottolineato come i 25$ siano un prezzo limite, oltre al quale, non solo il numero dei nuovi abbonati calerebbe, creando seri problemi di abbandono. 

Il mercato è saturo o solo competitivo? 
 
La domanda che dobbiamo porci in questo momento è se i numeri di Netflix rispecchiano un mercato saturo di società che propongono servizi streaming, Disney, Apple (NASDAQ:AAPL), Amazon (NASDAQ:AMZN) e Comcast oppure c’è ancora spazio di crescita anche se il livello di competizione si è elevato molto. 

La capacità del gigante dello streaming di raccogliere abbonati durante la prima metà dell’anno contrassegnò Netflix come una delle società che hanno beneficiato della pandemia. I consumatori si sono mossi per acquistare abbonamenti quando il Covid-19 si diffuse inizialmente, dopo l’annuncio di un lockdown generale che ha portato milioni di persone a trascorrere più tempo a casa.

La sospensione dei campionati sportivi professionistici, la cancellazione di eventi come concerti e la chiusura dei cinema all’inizio di quest’anno hanno ridotto la concorrenza.
 
Devo sottolineare che i dirigenti della società avevano precedentemente avvertito come la crescita sia stata accelerata durante la pandemia e che si sarebbero aspettati una riduzione degli abbonamenti durante la seconda metà del 2020. Nel frattempo, gli sport sono ripresi, più persone hanno viaggiato e i cinema hanno riaperto.
 
La crescente concorrenza di altre società di media che hanno anche avviato lo streaming di programmi televisivi, film e altri contenuti hanno fatto il resto. Ci sono società come Disney che la scorsa settimana hanno persino annunciato una ristrutturazione aziendale che punterà a centralizzare sempre di più i contenuti streaming abbandonando il merchandising.

WarnerMedia è nel bel mezzo di una ristrutturazione simile concentrandosi sulla nuova piattaforma di streaming HBO Max e NBC Universal di Comcast Corp (NASDAQ:CMCSA). riallineando le sue operazioni di intrattenimento per dare priorità al suo nuovo servizio di streaming Peacock.
 
Tra queste non dimentichiamoci Apple TV+ che ha presentato da poco le novità da vedere a novembre 2020 tra film, serie TV e originals. Il servizio di streaming, arrivato in Italia da meno di un anno, si sta impegnando mese per mese ad allargare la sua offerta e il suo catalogo, puntando praticamente solo sui contenuti originali (o quasi).

Il futuro dello streaming è ancora roseo?

Il mercato globale dello streaming video ha rappresentato 26,27 miliardi di dollari nel 2015 e si prevede raggiungerà gli 83,41 miliardi di dollari entro il 2022, crescendo ad un tasso medio annuo del +17,9% tra il 2020 e il 2022. L’aumento dell’adozione della tecnologia da parte dei privati grazie ai progressi tecnologici nello streaming sta favorendo la crescita del mercato.

La semplicità implicata nell’integrazione delle soluzioni mobile negli attuali sistemi di streaming video ha portato a una vasta crescita del mercato dello streaming video. Tuttavia non va sottovalutato l’enorme costo a cui le società andranno incontro, questo sarà un grande ostacolo per molti fornitori.
 
Il Nord America sarà un mercato significativo grazie all’ampio utilizzo di servizi da parte degli utenti mobile. Negli Stati Uniti Netflix è in testa con oltre il 50% degli abbonamenti, seguito da Amazon Prime Video e Hulu. L’Asia Pacifico sta assistendo ad una crescita più rapida rispetto a qualsiasi altra regione con Australia e Singapore che contribuiscono in modo determinante.
 
Nonostante i cambiamenti significativi nelle abitudini di visione dei video delle persone negli ultimi anni, il panorama delle piattaforme televisive sembra aver raggiunto però un punto di equilibrio. E’ assai difficile che l’utente medio mantenga più sottoscrizioni contemporaneamente, più probabile un periodo di test su varie piattaforme per poi scegliere quella che più si adatta alle esigenze della famiglia. 
 
La possibilità di chiudere gli abbonamenti in tempo zero e la mancanza di offerte durante l’anno rendono sempre più difficile la multivisione. Questo panorama è simile a quelle della telefonia, dove le società a suon di spot si spartiscono un numero finito di utenti.

La forza sta nei mercati “vergini”. Quelli per esempio dove internet è in fase di crescita o il prodotto dell’occidente è ancora attrattivo, per tutti gli altri non c’è più nulla da fare, la guerra è già in corso. 

Conclusione

Netflix è una società ben gestita con una comunicazione molto forte nei confronti dei suoi azionisti. I tassi di crescita di Netflix sono ormai all’apice. Quando l’economia inizierà ad aprirsi ancora una volta, la crescita degli abbonati di Netflix inizierà a rallentare.
 
La concorrenza si sta intensificando quindi non importa quanto positivamente Netflix rappresenti il suo potenziale futuro come piattaforma di intrattenimento, i fatti semplicemente non supportano più la sua crescita passata.
 
Per ora gli investitori sono ancora disposti a pagare multipli superiori a 50 per un’azienda che prevede tassi di crescita dal 20% al 22% con margini operativi insignificanti. A conti fatti mi è difficile trovare una ragione abbastanza convincente per essere positivo nei confronti di un acquisto sul titolo.
 
La maggior parte delle persone che mi conoscono e che mi seguono da anni sottolineeranno la mia eccessiva passione per la cautela, talmente eccessiva che mi ha tenuto lontano dall’ascesa fulminea di Netflix. Certo, questo è vero. La mia metodologia è rivolta verso aziende che abbiano numeri più solidi non solo nella crescita ma anche nella gestione dei debiti e della liquidità. 
 
Netflix stima una crescita tra il 20/22% nei prossimi 2 anni sui ricavi ma continua a bruciare cassa (anche se sta migliorando). Non è il tipo di società che amo tenere in portafoglio, al di là della crescita mi spaventa la sua continua mancanza di liquidità.


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