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lunedì 12 ottobre 2020

Gestione attiva e debito emergente per ripensare i portafogli obbligazionari

 

Gestione attiva e debito emergente per ripensare i portafogli obbligazionari

Il ruolo delle obbligazioni nei portafogli va ripensato. Se i titoli di stato USA e Australia possono stabilizzare le oscillazioni, occorre pescare tra il debito emergente e sfruttare le opportunità della gestione attiva

CONFERIRE STABILITÀ ALL’ASSET ALLOCATION

“A settembre i mercati finanziari hanno sperimentato un clima di avversione al rischio che ha ribadito l’importanza di disporre di un portafoglio bilanciato. Nel tentativo di conferire stabilità alla loro asset allocation, gli investitori si sono chiesti se i titoli di Stato ‘core’ svolgano ancora questa funzione oppure se sia opportuno implementare altri strumenti a questo scopo, ad esempio il posizionamento short nelle valute dei Mercati Emergenti”, fa sapere nell’articolo Perché diversificare il portafoglio con titoli di stato USA e Australia il Team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management. Secondo il quale se è vero che non è chiaro quale sia al momento la copertura più efficace, ritengono i titoli di stato ‘core’ e quelli USA e dell’Australia, in particolare, un interessante elemento di diversificazione del portafoglio. Questo perché all’interno dei paesi ‘core’ offrono un rendimento relativamente più elevato.

UNA GESTIONE FLESSIBILE E ATTIVA

Resta il fatto che i titoli di stato non svolgono più il loro ruolo tradizionale di fonte di reddito costante e sicuro, non sono più una riserva di valore sicura e neanche una fonte di diversificazione rispetto alle azioni. Gli investitori devono pertanto ripensare il ruolo delle obbligazioni all’interno dei loro portafogli anche alla luce dei timori sull’inflazione. “I gestori senza vincoli di investimento possono setacciare i mercati alla ricerca di fonti di valore, focalizzandosi, con un approccio agile, sui fattori che guidano una specifica categoria di attivi e il mercato in generale. Una gestione flessibile e attiva che consente di individuare validi sostituti dei titoli di Stato in grado cioè di offrire un rendimento ragionevole e costante, con ribassi controllati e la minima correlazione possibile al rischio azionario” specifica nell’articolo Ripensare il ruolo delle obbligazioni nei portafogli: il valore della gestione attiva Jon Mawby, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.

L’OMBRA DELLA ‘NUOVA LINEA DELLA FED’ SUL DEBITO EMERGENTE

Intanto continua a tenere banco l’adozione da parte della Fed americana di un Average Inflation Targeting. Questa strategia, che consiste nel lasciar andare l’inflazione anche oltre l’obiettivo senza alzare preventivamente i tassi, implica politiche monetarie accomodanti più a lungo, il che potrebbe avere un impatto positivo sui mercati emergenti, ma con il rischio di spingerli a esagerare con le emissioni di debito sovrano aumentando il rischio di default. É questa in estrema sintesi la conclusione cui giunge David Rees, Senior Emerging Markets Economist di Schroders. Nel lungo termine, avverte nell’articolo “La nuova linea Fed sull’inflazione può nuocere agli Emergenti” Rees, la nuova linea della Fed sull’inflazione potrebbe preparare il terreno per crisi future, perché c’è il rischio che i flussi di capitale verso i mercati emergenti possano generare troppi squilibri. Il rovescio della medaglia degli afflussi di capitale è infatti rappresentato da deficit delle partite correnti più ampi, e i mercati a un certo punto potrebbero preoccuparsi che la Fed stringa in modo aggressivo per impedire il radicarsi di aspettative di inflazione, in uno scenario che vedrebbe i Paesi Emergenti più esposti dover fronteggiare un brusco arresto dei flussi di capitale.

LA CLASSIFICA DELLE BANCHE CENTRALI

A proposito di Paesi emergenti e di banche centrali, secondo Jeremy Lawson, Chief Economist di Aberdeen Standard Investments, queste ultime non possono affrontare la crisi da sole, hanno bisogno di un partenariato fiscale efficace ma, qualsiasi soluzione si adotti, devono farne parte. Aberdeen Standard Investments si è chiesta quali banche centrali possono condurre economie e mercati verso la piena occupazione, e per rispondere ha classificato le principali secondo criteri ampiamente riconosciuti quali indicatori chiave di successo: stabilità dei prezzi, piena occupazione, stabilità finanziaria e proattività. La classifica finale, illustrata nell’articolo Aberdeen Standard Investments: le banche centrali emergenti tra le più efficaci, da cui sono state escluse le banche centrali di Cina, India e Singapore perché i loro obiettivi sono stati ritenuti diversi, riserva non poche sorprese nel risultato finale. Infatti le banche centrali delle economie emergenti dominano sia la fascia alta che quella bassa della classifica, con Bank of England è unica banca centrale di un’economia avanzata a risultare tra i primi cinque posti, insieme a Indonesia, Sudafrica, Messico e Filippine, mentre all’estremità opposta Bank of Japan è risultata la peggiore, con la Bce come unica altra banca centrale di un’economia avanzata a occupare uno degli ultimi cinque posti, insieme a Cile, Ungheria e Brasile.

ALLA RICERCA DI OPPORTUNITÀ NEI MERCATI EMERGENTI

In ogni caso, ricordando che nell’ultimo decennio il debito emergente ha avuto performance positive in sei anni e negative in quattro, Polina Kurdyavko, Head of Emerging Market Debt di BlueBay Asset Management sottolinea che la risposta a questo trend è stata la proliferazione di nuove strategie unconstrained, total e absolute return, con l’obiettivo di generare rendimenti più fluidi. Ma la superiorità di queste strategie resta oggetto di dibattito. Per questo l’esperta di BlueBay AM, come argomenta nell’articolo BlueBay positiva ma selettiva sul debito emergente, va alla ricerca delle migliori opportunità analizzando in particolare alcuni mercati, a partire dall’Indonesia dove il governo sta cercando di poter influire più direttamente sulle politiche monetarie con la creazione di un board ad hoc. Secondo BlueBay, gli investitori farebbero bene a tenere gli occhi aperti, stando alla larga in caso di sviluppi che minimo l’indipendenza della banca centrale. Dal grande paese asiatico alla Russia, dove gli asset restano sotto pressione dopo il caso dell’avvelenamento dell’esponente dell’opposizione Navalny, in un momento in cui le relazioni con gli Usa sono volatili. Infine uno sguardo all’America Latina, dove l’Argentina ha annunciato una positiva ristrutturazione del debito e offre rendimenti interessanti.

L’APPEAL DEI BOND CINESI

Sempre in tema di debito emergente è interessante l’articolo Goldman Sachs: le tre cose che bisogna sapere sui bond cinesi. I mercati finanziari cinesi si sono sviluppati rapidamente e l’obbligazionario è ormai diventato il secondo mercato globale dei bond, superando nel segmento del debito governativo per capitalizzazione sia Gran Bretagna che Germania, quindi difficile da ignorare per l’investitore in reddito fisso. Proprio la dimensione è il primo di tre fattori chiave evidenziato in un’analisi di Goldman Sachs AM che sottolinea l’ingresso del mercato del debito sovrano cinese nei principali indici globali di settore. Inoltre, i titoli governativi cinesi offrono rendimenti attraenti, diventati ancora più appetibili nel 2020, a fronte dell’ambiente globale di tassi bassissimi o sottozero causato dalla crisi da Covid. I bond cinesi sono anche un’opportunità di diversificazione, grazie al basso grado di correlazione con gli altri mercati internazionali del debito, sia sovrano che corporate.

Leo Campagna

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