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mercoledì 14 ottobre 2020

Fed: i policymaker valutano aiuti COVID e nuova flessibilità sull’inflazione

 

Il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha scelto proprio il momento sbagliato per ribadire la sua richiesta di maggiori stimoli fiscali martedì scorso, in quanto il suo avvertimento circa conseguenze “tragiche” è arrivato poche ore prima che il Presidente Donald Trump interrompesse le trattative su un pacchetto di aiuti economici per il COVID-19.

Sebbene Trump abbia poi fatto dietrofront, la Casa Bianca ed i Democratici al Congresso non erano affatto vicini ad un accordo sugli aiuti. Al momento della scrittura, lo stallo prosegue.

I rischi di un intervento politico sono asimmetrici, ha affermato Powell in un video discorso alla National Association for Business Economics.

“Troppo poco supporto porterebbe ad una ripresa debole, creando delle avversità non necessarie per famiglie e imprese”, ha dichiarato Powell.

“Al contrario, i rischi di un intervento eccessivo sembrano, per il momento, minori. Anche se le azioni di politica monetaria si dimostrassero essere maggiori del necessario, non andranno sprecate”.

L’incapacità di fornire ulteriore stimolo all’economia potrebbe innescare una dinamica recessionaria, avverte il capo della Fed, in quanto la debolezza si nutre di debolezza. “Un lungo periodo di progressi inutilmente lenti potrebbe continuare ad esacerbare le esistenti disparità nella nostra economia”, spiega Powell. “Sarebbe una tragedia”.

Sfumature di opinioni, messaggio di pazienza

Il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari ha fatto eco a Powell nel richiedere altri aiuti governativi. “Ci saranno enormi conseguenze se lasceremo semplicemente correre, e il downturn finirà per essere molto peggiore”, ha dichiarato alla CNBC.

“Se non supportiamo le persone che hanno perso il lavoro, non potranno pagare le bollette, con conseguenze sull’economia ed un downturn molto peggiore di quanto dovrebbe”.

La richiesta dei banchieri centrali sembra però non aver influenzato i politici ed alcuni conservatori hanno criticato i funzionari della Fed per essersi intromessi nelle spese del governo. Hanno accusato Powell di aver messo in pericolo la credibilità e l’indipendenza della Fed, prendendo parte al dibattito politico, e qualcuno ha anche messo in dubbio l’efficacia dello stimolo fiscale.

Altri policymaker della Fed si sono lamentati la scorsa settimana. Il Federal Open Market Committee (FOMC), che discute della politica monetaria circa ogni sei settimane, è composto dai cinque membri del consiglio dei governatori, con sede a Washington, e dai presidenti delle 12 banche regionali (diventati sempre più schietti negli ultimi anni).

I loro commenti offrono dei considerevoli dettagli sulle sfumature di opinione sulla commissione ed indizi sul cammino futuro della politica monetaria.

Eric Rosengren, a capo della Fed di Boston, ha rafforzato la sua posizione di falco nella commissione criticando la politica dei tassi di interesse bassi della Fed, che secondo lui ha aumentato la propensione al rischio prima della pandemia, e ciò significa che la ripresa sarà più lenta di quanto sperato. In un discorso virtuale di giovedì per la Marquette University di Milwaukee, ha spiegato:

“L’aumento dei rischi degli immobili commerciali ed il peso sul settore aziendale, precedenti alla pandemia di COVID-19, probabilmente risulteranno in maggiori bancarotte e più disoccupazione durante la crisi, rispetto all’eventualità che fossero stati assunti meno rischi”.

I “falchi” generalmente favoriscono un inasprimento della politica monetaria, solitamente nella forma di tassi di interesse più alti, mentre le “colombe” desiderano una politica più allentata e tassi di interesse più bassi.

Il capo della Fed di Chicago Charles Evans, che fa parte delle colombe, la scorsa settimana ha affermato che, se la Fed avesse adottato prima questo approccio più flessibile nei confronti dell’inflazione, probabilmente non avrebbe alzato i tassi dal 2015 al 2019, decisione su cui ha poi dovuto rapidamente fare dietrofront.

Il presidente della Fed Powell ha annunciato ad agosto che la Fed non alzerà più i tassi di riferimento in modo preventivo, come aveva fatto in precedenza, per contrastare l’inflazione, ma tollererà invece un superamento temporaneo del suo obiettivo del 2% per raggiungere la massima occupazione

“È altamente probabile che questa strategia avrebbe frenato un aumento dei tassi nel 2015 e nel 2016”, ha affermato Evans nel suo discorso virtuale alla NABE. “Una politica più allentata avrebbe reso l’economia reale più resiliente alle difficoltà arrivate nel 2018 e nel 2019”, ha aggiunto.

Esther George, a capo della Fed di Kansas City, ha offerto ulteriori sfumature su questo nuovo quadro. Ha chiarito che la nuova politica chiede una “tolleranza” di maggiore inflazione, ma non costituisce “una promessa di costruire” un’inflazione simile tramite una politica monetaria indulgente. Si tratta, ha affermato in un video discorso per la Wichita State University in Kansas, di “un messaggio di pazienza”.

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