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giovedì 29 ottobre 2020

Col Covid 600 euro in meno in busta paga

 

(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Quanto la pandemia stia facendo male al Paese lo dicono i numeri. Quelli del rapporto annuale dell’Inps. Eccolo il conto che sta presentando il virus: migliaia di posti di lavoro persi, le buste paga dei lavoratori che si sono ridotte di 600 euro a marzo-aprile nonostante lo scudo della cassa integrazione. Ma anche l’abbraccio mortale tra le ragioni della salute e quelle del Pil che ha generato migliaia di contagi in più: circa 47mila casi di Covid aggiuntivi per la necessità di tenere aperti i settori essenziali, come gli ospedali e i supermercati, durante il lockdown. E la stessa necessità ha causato 13mila morti in più, rispetto al numero totale dei decessi, anche di quelli non legati al virus. Ma l’emergenza ha generato anche comportamenti sospetti, furbizie: il 34% delle aziende che hanno utilizzato almeno un’ora di cassa integrazione non ha subito una riduzione di fatturato. Hanno preso gli aiuti dello Stato anche se non ne avevano bisogno.

Tutto questo calato su un Paese che si tira dietro questioni e sofferenze strutturali. Come le donne con figli che hanno in media stipendi inferiori di 5.700 euro all’anno rispetto a quelle che non ne hanno avuti. E nonostante siano passai quindici anni dalla maternità. E poi ancora le pensioni: per oltre un terzo dei pensionati è inferiore a mille euro al mese. 

Un mercato del lavoro falcidiato: 780mila posti in meno 

Innanzitutto Covid ha stroncato il recupero, in termini di lavoratori occupati, che il Paese aveva quasi raggiunto dopo la doppia recessione del 2007-2009 e del 2011-2013. E poi ha fatto molto di più. Tra febbraio e giugno di quest’anno i posti gli occupati sono stati 530mila in meno. Però d’estate, in linea con le riaperture, c’è stato un recupero, seppur parziale: ad agosto, rispetto a febbraio, mancavano circa 360mila occupati. Ma la fiammata non è bastata a invertire il trend. Tutt’altro. Confrontando luglio di quest’anno con lo stesso mese dell’anno scorso il saldo è negativo e di tanto: -780mila rapporti di lavoro. Con un crollo del lavoro a termine, di quello stagionale e di quello somministrato. 

Il boom della cassa Covid: 2,8 miliardi di ore autorizzate. L’ha usata il 55% delle aziende e il 40% dei lavoratori

La cassa integrazione Covid è stato uno dei principali strumenti messi in campo per tenere a galla il mondo del lavoro. A marzo e aprile, i mesi più critici, il tiraggio è stato intorno al 60 per cento. E il monte delle ore totale, tra marzo e agosto, è stato altrettanto imponente: 2,8 miliardi. A farne uso è stato il 55% delle imprese e il 40% dei lavoratori. I settori bloccati registrano un ricorso maggiore alla cassa, ma da marzo a giugno c’è stato un ricorso importante anche nei settori essenziali e in quelli con andamenti congiunturali positivi. 

I furbetti della cassa integrazione

Molte aziende hanno usato la cassa integrazione pur non registrando un calo del fatturato. In alcuni settori specialmente: la manifattura (20%) e i servizi (30%). Su circa 552mila aziende che hanno utilizzato almeno un’ora di cassa integrazione, quasi 189mila non hanno subito riduzione di fatturato (34%). Alcune aziende hanno fatto di più: hanno chiesto la cassa integrazione pur in presenza di un aumento di fatturato.

Gli stipendi giù: 600 euro in meno in busta paga a marzo-aprile

Il monte salari per le imprese, cioè i costi per pagare gli stipendi dei lavoratori, si è ridotto sensibilmente. Partendo dal costo medio per dipendente per bimestre di 2.600 euro, si è arrivati a marzo-aprile a 1.500 euro (-58%) e a maggio-giugno a 850 euro (-33%). Gli stipendi dei lavoratori si sono prosciugati del 22,5% a marzo-aprile e del 17% a maggio-giugno. 

Quei contagi e quei morti in più per tenere insieme salute e Pil

Per l’Inps esiste “un trade off tra andamenti economici e evoluzione pandemica”. 
Un’analisi dell’Istituto mostra che mantenere aperti i settori essenziali spiega circa 47mila casi addizionali di Covid (33% di quelli registrati tra il 22 marzo ed il 4 maggio) e circa 13mila morti (circa il 13% dei decessi registrati in totale, quindi anche di quelli non causati dal virus). L’impatto è da attribuire principalmente all’incidenza dei lavoratori essenziali nei servizi sanitari e nei servizi a imprese e persone (che include il settore alimentare), mentre non vi è impatto associato alla manifattura, cioè alle fabbriche. 

Una spesa monstre per fronteggiare l’emergenza. Aiuti per 26 miliardi, rischio povertà evitato per 300mila persone

L’Inps ha dato 26 miliardi di aiuti a 14,2 milioni di italiani tra bonus per i lavoratori autonomi (5,3 milioni di domande), bonus per colf e badanti (212mila i beneficiari). E poi ancora soldi per 1,6 milioni di domande di congedo Covid e bonus baby sitter, 6,4 milioni di beneficiari di cassa integrazione, 600mila famiglie che hanno chiesto il reddito di emergenza. Oltre 3,1 milioni hanno ricevuto il reddito di cittadinanza, 223mila i beneficiari dell’estensione della legge 104. Tutte queste misure hanno ridotto la perdita di reddito del 55 per cento e hanno evitato che circa 302mila persone finissero a rischio povertà a causa del virus.

 

Giuseppe Colombo
Business editor L'Huffington Post

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