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lunedì 5 ottobre 2020

Attese e mercati: l'economia globale post virus è a due velocità

 

In arrivo sul mercato del debito il nuovo grande emittente Ue per finanziare il SURE. Manifattura su e servizi giù, con le eccezioni USA e Cina l’economia globale post virus è a due velocità. La sharing economy prova a rialzare la testa con Uber e Airbnb dopo lo shock da virus

L’EMITTENTE UE PREPARA LO SBARCO

Sul mercato del debito europeo sta per fare il suo ingresso un emittente destinato a diventare protagonista, si chiama Unione Europea e farà a breve il suo debutto con una ventina di miliardi in due tranche per finanziare il SURE, lo strumento designato per aiutare a mitigare il rischio disoccupazione nel corso dell’emergenza Covid. Intanto continuano i negoziati per fissare i paletti con cui verranno assegnati i 750 mld del Recovery Fund, il cui finanziamento andrà a costituire la parte più sostanziosa delle future emissioni di bond europei, ma per quelli bisognerà probabilmente aspettare il 2021. Oggi l’Unione non è presente nella lista dei principali emittenti in euro, anche se diverse istituzioni europee lo sono, a cominciare dalla Banca Europea degli Investimenti. Ma con la Next Generation EU ne diventerà protagonista. Ovviamente si parla di nuove emissioni, perché per quanto riguarda il debito in euro già sul mercato oggi è tutto nazionale, con la Francia che da oltre un anno ha superato l’Italia come numeri assoluti, come si vede dal grafico qui sotto, che riporta le stime di Refinitiv secondo cui la Ue con le emissioni in programma dovrebbe avvicinare la Spagna come quantità di debito in euro sul mercato.

DEBITO SUL MERCATO (ATTESO PER LA UE) DEI PRINCIPALI EMITTENTI SOVRANI IN MLD DI EURO

 

MANIFATTURA FORTE, SERVIZI INDIETRO

L’industria manifatturiera tira, il settore dei servizi fa fatica, soprattutto nell’Eurozona e in Giappone, mentre in Cina e in USA riesce a tenere il passo. È il quadro a inizio del quarto trimestre dell’economia globale a sette mesi dall’irruzione sulla scena della crisi da covid disegnato dagli indici PMI, basato sulle dichiarazioni dei direttori acquisti delle imprese, che sopra 50 punti segnala espansione e sotto contrazione.

INDICI PMI DEL SETTORE SERVIZI NELLE PRINCIPALI AREE ECONOMICHE GLOBALI

I servizi, che includono i comparti dei viaggi, del tempo libero, del turismo, della ristorazione, sono ovviamente i più esposti alle misure restrittive adottate dai vari paesi per contrastare il contagio, ma anche i più sensibili al sentiment delle popolazioni, che più sono spaventate dal virus meno rischiano in attività che comportano contatti sociali. La V disegnata dall’indicatore cinese è perfetta, quella americana quasi, quella dell’Eurozona è diventata una specie di radice quadrata dopo la recrudescenza di casi positivi seguita alla fine del lockdown in tarda primavera. La saluta del settore manifatturiero globale invece è attestata dal J.P. Morgan Global Manufacturing PMI, asceso a settembre al Massimo di 25 mesi di 52,3 punti da 51,8 di agosto, infilando il terzo mese consecutivo in area espansione: su 29 paesi monitorati dall’indice infatti ben 21 hanno registrato crescita.

TORNA LA SHARING ECONOMY?

Sembrava essere destinata a essere la principale vittima della crisi da Covid, con un destino segnato già nel nome, ‘sharing’ che indica la condivisione con altri di spazi e mezzi di trasporto e quindi sinonimo di esposizione al contagio. Prendiamo Uber, l’incubo dei tassisti di tutto il mondo andata in IPO poco più di un anno fa, che a marzo era precipitata da 40 a 15 dollari. Ora si sta riavvicinando ai 40 e punta molto sulla guida autonoma, come ha rivelato di recente il WSJ. Oppure Airbnb, per la quale non è possibile misurare l’andamento del titolo sul NASDAQ perché non è ancora quotata, ma si prepara a farlo, secondo le indiscrezioni che girano sui media americani, con un’IPO da 3 mld di dollari, una delle più importanti del 2020, che proietterebbe il valore complessivo dell’affittacamere globale di casa a San Francisco a 30 mld di dollari, quasi il doppio delle valutazioni che giravano ad aprile, in piena crisi, intorno ai 18 mld, quando era stata costretta a ricorrere al mercato del debito per finanziarsi per 2 mld di dollari. Da allora Airbnb ha recuperato quote di mercato, paradossalmente proprio grazie al virus, che ha reso deserti i grandi alberghi affollati e spinto chi decide comunque di viaggiare a cercare il distanziamento in situazioni più protette e opportunamente sanificate.

Virgilio Chelli

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