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venerdì 25 settembre 2020

Orban blocca il recovery fund

 

Hungarian Prime Minister Viktor Orban speaks during a press conference with his Polish and Czech counterparts at the Polish permanent representation in Brussels on September 24, 2020 after talks with top EU officials as the bloc tries to reform asylum rules five years after the continent was engulfed by a migrant crisis. - The group declared they reject the EU's new plan for handling migrants because it was not tough enough, dealing a blow to efforts to solve one of Europe's thorniest problems. (Photo by Aris Oikonomou / AFP) (Photo by ARIS OIKONOMOU/AFP via Getty Images) (Photo: ARIS OIKONOMOU via Getty Images)

"Abbiamo urgente bisogno di un accordo globale sul pacchetto", vale a diresul quadro finanziario pluriennale Ue e il Recovery Fund, ma le trattative procedono "troppo lentamente" e così "corriamo il rischio di ritardare anche il Recovery Fund". Mentre si avvicina pericolosamente la scadenza per un’intesa sul bilancio europeo 2021-27 (fine anno), l’ambasciatore tedesco presso l’Unione Europea Michael Clauss lancia l’allarme con un’apposita nota. Ancora una volta i freni arrivano dall’est dell’Europa: Viktor Orban minaccia di ritardare l’arrivo dei fondi del recovery fund.

Si fa presto a dire che per l’Italia sono previsti 209 miliardi delle risorse stanziate dall’Unione Europea a luglio per far fronte alla crisi finanziaria da covid. Ma da qui all’erogazione dei fondi ci sono ancora passi da compiere, per niente scontati. Non ci riferiamo solo ai progetti che il governo dovrà presentare per avere accesso alle risorse. Prima di tutto ciò – i progetti definitivi dovranno essere presentati a partire da gennaio, esaminati entro aprile 2021 – è necessario che il Parlamento europeo raggiunga un’intesa con la presidenza tedesca dell’Ue, in rappresentanza del Consiglio degli Stati membri, sul bilancio europeo, la ‘culla’ del recovery fund.

L’Eurocamera però sta chiedendo di rafforzare le condizionalità che legano l’uso dei fondi al rispetto dello stato di diritto: una mossa che punta a colpire gli Stati dell’est, in particolare Polonia e Ungheria, da tempo nel mirino dell’Unione per queste violazioni ma mai sanzionate dal Consiglio Europeo. E qui si è impantanato il negoziato. L’ungherese Orban non ci sta.

Vuole che passi l’accordo raggiunto a luglio con gli altri leader europei, formula molto blanda sul rispetto dello Stato di diritto. Come contromossa, il premier di Budapest minaccia di non approvare in Parlamento il capitolo del recovery fund sulle risorse proprie, istituzione di nuove tasse comuni sul digitale, sul carbone, sulle transazioni finanziarie a garanzia del debito europeo da recovery fund. Ma se questo capitolo non viene approvato dai Parlamenti nazionali degli Stati membri, il recovery fund non parte.

Sono questi i passaggi ancora incompiuti che gettano un’ombra sulle risorse del ‘Next generation Eu’ o almeno sui tempi dell’erogazione effettiva. Lunedì ci sarà un nuovo round negoziale tra Parlamento europeo e presidenza tedesca. L’ambasciatore tedesco Clauss fa appello ad “aumentare notevolmente il ritmo dei negoziati". Il bilancio comunitario per il 2021-2027 e il Recovery Fund "sono politicamente e tecnicamente inseparabili" e "il tempo stringe, scrive. “L'Europa deve mantenere la sua parola", avverte Clauss sottolineando che la spaccatura più importante è sulla condizionalità legata al rispetto dello stato di diritto, mentre sull'introduzione di nuove risorse proprie dell'Ue le parti sono "già vicine".

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Angela Mauro
Special correspondent on European affairs and political editor

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