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giovedì 17 settembre 2020

Fed, Wade (Schroders): cambio di passo accomodante sull'inflazione

 Roma, 16 set. (askanews) - "Nonostante l'outlook più ottimistico e l'introduzione di un quadro di politica monetaria più 'colomba', la Federal Reserve non ha intrapreso alcuna azione in questo ultimo meeting. I tassi di interesse e il ritmo degli acquisti di asset sono rimasti invariati, nonostante la Banca Centrale abbia delineato il nuovo target di inflazione media, affermando che 'punterà a raggiungere un'inflazione moderatamente sopra il 2% per un certo periodo di tempo, in modo che l'inflazione media si tenga sul 2% nel tempo, e che le aspettative di più lungo termine sull'inflazione restino ben ancorate al 2%'". Lo rileva Keith Wade, capo economista e della ricerca di Schroders, con una nota di commento alla Fed.

"L'indicazione più chiara su come funzionerà nella pratica la nuova politica è stata inclusa nelle Proiezioni Economiche. Le nuove previsioni mostrano che l'inflazione tornerà al 2% nel 2023, senza alcuna variazione nelle previsioni sui tassi di interesse, e ciò - rileva - demarca un cambio di passo rispetto al passato, quando la Fed avrebbe comunicato un inasprimento della politica monetaria in risposta a un outlook simile"

"In base al regime precedente, un'accelerazione dell'inflazione al 2% sommata a una crescita solida avrebbe determinato un inasprimento preventivo, volto a raffreddare l'economia e a mantenere l'inflazione stabile. La necessità di agire in anticipo rispetto a un potenziale aumento dell'inflazione sopra il 2% rifletteva il ritardo persistente tra le azioni di politica e il loro impatto sull'economia reale. Il nuovo quadro, quindi, implica che la Fed sarà più pazienten - dice l'economista - ed è disposta ad aspettare fino a quando l'inflazione non sarà andata oltre il 2% prima di reagire".

"Le dichiarazioni non sorprendono, ma potrebbero deludere coloro che si attendevano una guidance più esplicita su come la politica risponderebbe di fronte a un cambiamento delle condizioni economiche. Detto questo - conclude Wade - risultano in linea con i meeting che in passato hanno preceduto le elezioni presidenziali, durante i quali l'approccio è stato quello di evitare di dire o fare qualcosa di controverso".

La Federal Reserve, la Banca centrale Usa promette che terrà i tassi di interesse fermi a quasi a zero almeno altri tre anni, fino a fine 2023 e comunque fino a quando le condizioni del mercato del lavoro Usa avranno raggiunto valori tali da farle ritenere che vi sia la "massima occupazione". Nel comunicato diffuso al termine del Fomc, e nella successiva conferenza stampa esplicativa de presidente Jerome Powel, l'istituzione ha ribadito con enfasi il suo doppio mandato istituzionale, che oltre a perseguire il controllo dell'inflazione punta a anche a favorire il massimo occupazionale.

E condiziona a entrambi questi obiettivi il futuro avvio, sempre più lontano, della fase di normalizzazione dei tassi, che sono stati confermati in una forchetta tra zero e lo 0,25% (i fed funds). Ma dopo le elevate aspettative che si erano create nei giorni passati, a seguito della svolta strategica della stessa Fed, suggerita da Powell, che aveva avvertito che si era pronti a tollerare periodi di inflazione sopra i target, questo cambio alla sola "foward guidance" sembra esser stato accolto dai mercati in maniera fredda.

Di sicuro non ha creato euforia. Se a seguito del comunicato si erano viste alcune accelerazioni degli indici a Wall Street, durante la conferenza stampa il clima è cambiato e a fine seduta solo il Dow Jones ha mantenuto il segno positivo, peraltro con un marginale più 0,14%, S&P 500 e Nasdaq hanno invece segnato cali, rispettivamente meno 0,46% e meno 1,25%. Stessa dinamica sull'euro, che prima ha un po' oscillato, poi è tornato sugli 1,1830 dollari a cui fluttuava prima del direttorio, poi ha segnato netti indebolimenti portandosi sotto 1,18.

La Fed ha anche rivisto in meglio le sue previsioni sull'economia, attenuando la stima sul crollo del Pil atteso quest'anno, al meno 3,7% e moderando specularmente il rimbalzo atteso sul prossimo, al più 4%. Lo scorso giugno la stessa Banca centrale Usa prevedeva un meno 6,5% sul 2020 e un più 5% sul 2021. Sul 2022 indica un più 3% e sul 2023 più 2,5%.

Sull'inflazione la Fed, che in precedenza ha esplicitamente indicato di esser pronta a tollerare fasi di rialzo superiori al suo target del 2%, non prevede il ritorno al livello obiettivo sulla media di un intero ano prima del 2023. In realtà, però l'aspetto più rilevante di queste previsioni riguarda quelle sui tassi che la stessa Fed stabilisce: l'istituzione non conta di alzarli dal livello attuale, vicino a zero, fino a fine 2023. Mentre l'inflazione 2023 è attesa al 2% e finora, a fronte di una tale dinamica, avrebbe pronosticato dei rialzi dei tassi prima di un simile rialzo. In questo si vede la svolta annunciata da Powell, rilevano alcuni analisti, ma forse gli operatori si attendevano qualcosa di più "masticabile".

Ad ogni modo "siamo pronti a aggiustare i nostri strumenti come appropriato, ove emergessero rischi che potrebbero compromettere i nostro obiettivi", ha affermato Powell. "Pensiamo che oggi la nostra linea sia appropriata, in particolare questa forte foward guidance darà molto sostegno all'economia", ha proseguito. La Fed chiama invece in causa la politica economica: finora la risposta di Bilancio delle autorità Usa "è stata molto efficace" e lo si vede in vari dati e indicatori, "ciò detto, la mia opinione è che serviranno altri stimoli di Bilancio", ha detto ancora Powell.

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