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mercoledì 5 agosto 2020

Le continue perdite di Exxon e Chevron indicano che i dividendi non sono sicuri

Durante questa crisi sanitaria globale, le due maggiori compagnie energetiche americane,Exxon Mobil (NYSE:XOM) e Chevron (NYSE:CVX) sono finora riuscite ad evitare di tagliare i loro bramati dividendi. Ma questa situazione potrebbe presto cambiare, considerati gli ultimi utili delle compagnie.

Entrambi i colossi del greggio hanno sorpreso gli investitori venerdì scorso quando hanno pubblicato i report sugli utili del secondo trimestre 2020, da cui è emersa la portata del danno che ciascuna compagnia ha subìto per via del recente collasso della domanda energetica dovuto alla pandemia. Nel secondo trimestre, Chevron ha perso 8,3 miliardi di dollari, la perdita maggiore dal 1998. Il dato si pone in netto contrasto con lo stesso periodo dell’anno scorso, quando la compagnia aveva registrato un profitto di 4,3 miliardi di dollari.

CVX Weekly TTM
CVX Weekly TTM

Grafico settimanale CVX sui 12 mesi precedenti (TTM)



Le perdite dello scorso trimestre sono peggiorate con la svalutazione di 5,7 miliardi di dollari di asset di greggio e gas da parte del produttore, compresi 2,6 miliardi di dollari di possedimenti in Venezuela.

La storia di Exxon è altrettanto preoccupante. Il più grande produttore di greggio e gas con sede negli USA ha riportato una perdita trimestrale consecutiva per la prima volta in questo secolo. Il colosso dell’energia di Irving, Texas, ha registrato un deficit di 1,1 miliardi di dollari, rispetto al profitto di 3,1 miliardi di dollari dello stesso periodo di un anno fa.

Exxon ha inoltre detto agli investitori che rinvierà il suo ambizioso piano di espansione per preservare denaro. La compagnia non è riuscita a generare flussi di cassa operativi positivi nel trimestre.

XOM Weekly TTM
XOM Weekly TTM

Grafico settimanale XOM sui 12 mesi precedenti (TTM)

I prezzi delle azioni di entrambe le compagnie indicano che gli investitori non ripongono molte speranze in una rapida inversione di fortuna per nessuna delle due, con la pandemia ancora in corso. Inoltre, non è chiaro quanto ci vorrà prima che i consumatori riprendano le loro normali attività. Il titolo di Exxon, che ieri ha chiuso a 43,47 dollari, è crollato di oltre il 35% quest’anno, mentre Chevron, a 86,49 dollari, ha visto un tonfo del 30% nello stesso periodo.

Aumento del debito, flussi di cassa negativi

Se questa situazione dovesse protrarsi, la prossima domanda logica è: quanto a lungo questi colossi riusciranno a sostenere i generosi payout dei dividendi, soprattutto se non generano flussi di cassa positivi?

Il rendimento di Exxon di oltre l’8% suggerisce chiaramente che gli investitori si aspettano un grande rischio di un taglio in futuro. La situazione è alquanto precaria per il maggiore produttore USA che, finora, non ha mostrato alcuna intenzione di voler tagliare il proprio dividendo.

Se la compagnia dovesse attenersi al piano di salvare l’attuale tasso di payout per il bilancio di quest’anno, significherà che dovrà avere disponibili circa 15 miliardi di dollari, in un momento in cui il bilancio sembra messo male e la compagnia sta chiedendo prestiti.

Sebbene Exxon non sia riuscita a generare flussi di cassa operativi nel secondo trimestre, ha pagato 3,7 miliardi di dollari di dividendi, facendo aumentare il suo debito netto di 8,8 miliardi di dollari nel periodo. Se Exxon e Chevron si prefiggeranno di salvare i payout, potrebbero dover affrontare una nuova prova se il mondo dovesse vedere un altro calo della domanda o se dovesse saltare l’alleanza dei produttori OPEC+ per il controllo delle scorte.

In effetti, l’OPEC+ ha cominciato a produrre più greggio dopo i tagli alla produzione che hanno supportato i prezzi intorno ai 40 dollari al barile nelle prime fasi della pandemia. Il gruppo ed i suoi alleati produrranno 1,5 milioni di barili al giorno in più ad agosto rispetto a luglio, secondo un report di Bloomberg.

Oltre ai problemi a breve termine che pesano sulle attività petrolifere, l’allontanamento dai combustibili fossili continua a minacciare le prospettive a lungo termine del settore, e non passerà. Il trend globale è di aumentare la dipendenza dai combustibili a basso tenore di carbonio, come gas o fonti di energia alternative. La pandemia ha contribuito a far accelerare questo passaggio.

Per via di queste pressioni e delle prospettive cupe per i prezzi, Chevron, Royal Dutch Shell (NYSE:RDSa) e BP (NYSE:BP) hanno svalutato miliardi di dollari di asset nello scorso trimestre. E forse Exxon farà presto lo stesso.

Morale della favola

I titoli petroliferi, secondo noi, non rappresentano un’opzione di investimento interessante nell’attuale contesto economico. Queste compagnie sono le più esposte ad ostacoli negativi, come un eccesso di scorte di greggio, gas naturale e gas naturale liquefatto. Questa situazione difficilmente cambierà fino a quando la pandemia continuerà ad infuriare ed il sentimento si allontanerà dai combustibili fossili.

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