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venerdì 24 luglio 2020

Ecco come l'accordo sul Recovery Fund impatterà sui mercati finanziari europei

Ecco come l'accordo sul Recovery Fund impatterà sui mercati finanziari europei

L’intesa, secondo Amundi, costituisce una robusta risposta in grado di fornire un valido sostegno agli asset Ue e all'euro contro il dollaro

Un pacchetto complessivo di 1.824 miliardi di euro, tra cui il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e lo strumento Next Generation EU (NGEU). È questo il risultato di portata storica frutto dell’accordo raggiunto tra i leader dell'UE al termine del più lungo Consiglio europeo della storia. Un risultato sul quale Didier Borowski, Head of Global Views, Eric Brard, Head of Fixed Income e Kasper Elmgreen, Head of Equities di Amundi esprimono complessivamente un giudizio ‘ positivo nel breve termine per le attività dell'UE’.

UN SIGNIFICATIVO PASSO IN AVANTI NELLA CONVERGENZA EUROPEA

I tre esperti fanno tuttavia notare che il Recovery Fund non sarà operativo prima del 1° trimestre del 2021 con il pieno impatto economico nel 2022: pertanto le politiche di stabilizzazione ciclica restano di competenza dei singoli Stati. Precisato questo, l’accordo sul bilancio rappresenta un significativo passo avanti e un cambiamento per l'Unione europea. La politica fiscale per la prima volta viene indirizzata dall'UE in direzione anticiclica. “Con il Recovery Fund si promuove la convergenza reale tra i paesi dell'Unione europea. I prestiti consentiranno ai paesi più colpiti dalla crisi di assumere debito a lungo termine a tassi che non otterrebbero singolarmente, grazie al rating tripla A della Commissione europea” spiegano i tre professionisti di Amundi.

GLI IMPATTI SUI MERCATI

Ma quali sono gli impatti sui mercati di tale accordo? In primo luogo si dovrebbe consolidare lo status di valuta di riserva internazionale dell'euro in una fase in cui il peggioramento delle finanze USA potrebbe mettere in discussione la leadership mondiale del dollaro. Più in generale, gli investitori obbligazionari potranno contare, in un mondo "a corto di attività sicure", di nuovi titoli di debito emessi in comune dai paesi UE caratterizzati da un’ampia liquidità e da un rating elevato. In ambito azionario, invece, l'approvazione del Recovery Fund ha già contribuito ad una rivalutazione dei prezzi delle azioni UE in termini assoluti e relativi ma esistono ancora margini di rialzo rispetto ai livelli attuali. “Soprattutto se - come crediamo - la ripresa ciclica si consoliderà. Riteniamo che, in particolare, a trarne i maggiori vantaggi possano essere i titoli finanziari e quelli dei paesi periferici” spiegano i tre esperti.

CREDITO FAVORITO RISPETTO AI GOVERNATIVI

Secondo i quali nell’obbligazionario occorre distinguere tra credito e governativi. Il primo ha probabilmente più spazio per una ulteriore compressione dei differenziali, che non hanno ancora raggiunto il minimo storico. Relativamente ai titoli di stato, invece, quelli periferici dovrebbero beneficiare dal Recovery Fund ma hanno anche raggiunto valutazioni abbastanza elevate. “Per un’ulteriore discesa, gli spread sovrani avranno bisogno di segnali forti sul ritmo della ripresa e dalla capacità dei paesi periferici di trarne pieno vantaggio, in particolare l'Italia” specificano i tre professionisti di Amundi. In tutti i casi, Borowski, Brard e Elmgreen sono fermamente convinti che l’ingente flusso di risorse destinate ai progetti sul cambiamento climatico/ambientali dovrebbe contribuire a incentivare gli investimenti legati all'ESG sia nel reddito fisso, in particolare i green bond, sia nelle azioni.
Leo Campagna

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