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lunedì 15 giugno 2020

Sul greggio pesano i nuovi timori per il COVID; l’oro resta a 1.700 dollari

“Il troppo stroppia”. Sapevamo tutti a cosa avrebbe potuto portare e ora se ne stanno accorgendo anche i long sul greggio. Il rally del greggio non è più il benvenuto dopo sei settimane di rialzi e la domanda è quanto in fretta il mercato possa tornare a 30 dollari al barile con la nuova ondata di contagi di coronavirus all’orizzonte.
All’apertura degli scambi della terza settimana di giugno, sia i future del greggio USA che del Brent sono crollati di oltre il 2% negli scambi asiatici, dopo essere colati a picco dell’8% la scorsa settimana.
Ora, non bisogna dimenticare che il WTI continua a segnare un’impennata dai minimi di aprile, mentre il Brent è almeno raddoppiato rispetto al bottom di quasi due mesi fa. Tuttavia, quel sentimento che precede un selloff peggiore sembra familiare. Le preoccupazioni di un calo della domanda hanno surclassato l’ottimismo per i tagli alla produzione che avevano originato la straordinaria corsa di sei settimane del mercato.
Daily WTI Futures Chart
Daily WTI Futures Chart
Grafico giornaliero future WTI
Aumenta il rischio di un coronavirus 2.0
A questi timori si aggiunge la paura di una seconda ondata di coronavirus negli Stati Uniti, proprio quando la prima, arrivata a febbraio, sembrava stare riducendosi, con più di 1,8 milioni di americani contagiati ed oltre 100.000 morti.
Nell’ultima settimana, 19 stati, compresi Texas, Carolina del Sud, Utah, Arizona, Carolina del Nord, Arkansas, Alabama, Oregon, California, Nevada e Florida, hanno riportato massimi per sette giorni consecutivi di nuovi contagi da COVID-19. Il numero totale di casi dall’arrivo dell’epidemia a febbraio ora è superiore a 2 milioni.
Una nuova ondata di contagi potrebbe comportare altre limitazioni alle normali attività quotidiane in alcuni stati che le hanno appena riprese, dopo tre mesi di serrate che hanno quasi paralizzato l’economia. Il PIL USA si è ridotto del 5% nel primo trimestre ed è previsto un calo a doppia cifra nel secondo, che potrebbe portare alla peggiore recessione mai vista dal paese.
In Arkansas venerdì, ad esempio, il governatore Asa Hutchinson, Repubblicano, ha annunciato un numero record di casi nelle precedenti 24 ore. In Oregon, la governatrice Kate Brown, Democratica, ha sospeso per sette giorni l’allentamento delle restrizioni sociali. In Maryland, Baltimora ha annunciato che non passerà alla fase due delle riaperture previste.
E questo malgrado quasi l’80% di americani si siano messi in auto-isolamento nell’ultimo mese ed il 74% indossi mascherine in pubblico sempre o spesso, secondo il Centro federale per il Controllo e la Prevenzione di Malattie.
Greggio “estremamente vulnerabile” alle brutte notizie sul COVID
Al di fuori degli Stati Uniti, le notizie del fine settimana sono state dominate dalla paura di una seconda ondata del virus, soprattutto a Pechino, con parte della città che è stata rimessa in quarantena per contenere un focolaio localizzato. Anche Corea del Sud e Giappone giocano ad “acchiappa la talpa”, nel tentativo di controllare le epidemie nelle loro aree, evidenziando “che tipo di bestia resistente sia il COVID-19”, afferma Jeffrey Halley, analista senior dei mercati della newyorkese OANDA.
Nella sua nota sul greggio di questa settimana Halley scrive:
“Come i titoli azionari, il peso del posizionamento speculativo con soldi rapidi sul greggio lascia entrambi i contratti estremamente vulnerabili ad altre brutte notizie sul fronte del COVID-19”.
La media mobile su 100 giorni per il WTI a 33,80 dollari al barile fornisce appena supporto ad un mercato scambiato sotto i 35 dollari al barile, scrive in una nota OANDA. Solo una settimana fa, il WTI aveva toccato il massimo di tre mesi di 40,44 dollari, riprendendosi dal minimo del 28 aprile di 10,07 dollari. Raggiungere di nuovo quel massimo, per non dire superarlo, sarà un compito duro adesso.
Il Brent, intanto, si avvicina alla DMA su 100 di 38,40 dollari al barile, da ormai tre sedute. La sua incapacità di allontanarsi da quell’orizzonte e riprendere stabilità sopra i 40 dollari al barile, suggerisce che sono probabili altre perdite. Sotto la DMA su 100, il prossimo supporto si trova a 37,00 dollari al barile. Se dovesse capitolare, un calo a ben 33,50 dollari al barile non potrà essere escluso.
Persistono i timori per la ripresa
Anche senza una seconda ondata di COVID-19, persistono i timori su quanto a lungo ci vorrà per la ripresa USA dalla pandemia iniziale.
Il Presidente della Federal Reserve Jay Powell la scorsa settimana ha affermato che la banca potrebbe lasciare i tassi di interesse USA vicino allo zero fino alla fine del 2022, suggerendo che possano volerci almeno due anni per una piena ripresa.
E questo nonostante l’incoraggiante ritorno di 2,5 milioni di americani al lavoro a maggio, dopo la perdita di oltre 20 milioni di posti di lavoro nei due mesi precedenti. A Wall Street, l’indice Dow Jones è crollato di quasi 1.900 punti, o del 7%, giovedì ed ha chiuso così la peggiore settimana da metà marzo, sulla scia delle prospettive caute di Powell sull’economia. In vista dell’apertura di oggi a New York, i future Dow indicano un altro crollo del 2%.
Pesano anche i puri fondamentali della domanda
Oltre a virus ed economia, sul greggio pesano anche le preoccupazioni sui puri fondamentali della domanda.
Le scorte di greggio USA sono aumentate di 5,72 milioni di barili la settimana scorsa, raggiungendo il massimo storico di 538 milioni di barili, secondo i dati della Energy Information Administration.
Altrettanto sbalorditivo è stato l’aumento delle scorte di prodotti raffinati, composte prevalentemente da gasolio. Queste scorte sono schizzate di 1,6 milioni di barili la scorsa settimana, arrivando a quasi 53 milioni di barili sul periodo delle ultime nove settimane.
Goldman non è tanto pessimista sul greggio
Malgrado i dati tanto ribassisti, qualcuno non ha prospettive così pessimistiche per il greggio.
Goldman Sachs, una delle voci più influenti a Wall Street per quanto riguarda il trading delle materie prime, spiega che la domanda di benzina (una delle componenti più importanti della domanda di greggio) si sta stabilmente riprendendo nonostante l’impennata delle scorte di prodotti raffinati.
“I dati sulla domanda implicita mostrano che la domanda di benzina ha visto un bottom a fine aprile ed è migliorata costantemente sulla base media di 4 settimane, man mano che l’economia ha cominciato a riaprire”, afferma.
“Ci aspettiamo che questo trend continui man mano che il paese procederà con le riaperture”.
Goldman nota anche che gli spread crack (i profitti ricavati dalle raffinerie) hanno cominciato a riprendersi, sebbene restino al di sotto dei livelli medi storici. Ha aiutato inoltre la riapertura dei mercati del credito, in quanto qualcuno ha chiesto sempre più liquidità per superare il downturn, mentre molti hanno aumentato i debiti.
Sulla settimana in corso, Goldman mantiene il suo obiettivo ribassista a breve termine sul Brent a 35 dollari, continuando a prevedere un rally del greggio al prezzo medio di oltre 55 dollari al barile nel 2021.
“La maggior parte degli investitori concorda sul fatto che i prezzi del greggio a breve termine avessero bisogno di una pausa. Detto questo, tra le riduzioni delle scorte OPEC, la disciplina del Nord America e l’assenza di grandi progetti, molti vedono un rialzo della curva del prezzo futuro. Crediamo che la maggior parte degli investitori stia inserendo aspettative favorevoli sul Brent 2021 nei propri modelli relativamente al prezzo futuro, con un range ampio, che varia a seconda dell’idea dei livelli della domanda il prossimo anno”.
L’oro resta aggrappato ai 1.700 dollari
Nel caso dell’oro, una settimana dopo essere stato schiacciato dal report sull’occupazione USA migliore degli ultimi tre mesi, il prezzo è tornato nel territorio chiave dei 1.700 dollari, sebbene una continua chiusura delle posizioni abbia rallentato la sua avanzata.
Daily Gold Futures Chart
Daily Gold Futures Chart
Grafico giornaliero future dell’oro
“Fino a quando non supereremo il livello di 1775 dollari non comprerò, però, in quanto preferisco vedere molta resistenza infranta prima di andare long”, spiega Christopher Lewis, analista di FX Empire.
“Tuttavia, se dovesse esserci un po’ di calo, penso che abbia senso che ci siano cacciatori di valore al di sotto, soprattutto verso il livello di 1700 dollari”, aggiunge Lewis.
“Il livello inferiore di 1675 dollari rappresenta il bottom di questo ‘range di supporto’”.

Nota:
 Barani Krishnan non possiede e non ha una posizione su nessuna delle materie prime o asset di cui scrive.

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