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venerdì 5 giugno 2020

Le manovre dell’OPEC+ ne indeboliscono la strategia e confondono le previsioni

La versione originale di questo articolo, in inglese, è stata pubblicata il giorno 04.06.2020
Le ultime manovre dell’OPEC+ mettono in luce la grave crisi di identità del gruppo, e questa situazione ha delle conseguenze per il mercato. Per parecchi giorni, l’OPEC+ ha parlato dell’idea di anticipare la data del vertice di giugno, confondendo molti osservatori dei mercati.
Al momento della scrittura, il vertice è previsto per il 10 giugno, con la conferenza dell’OPEC in agenda il giorno prima. L’OPEC+ starebbe inoltre cercando di decidere se estendere gli attuali tagli alla produzione di uno o di due mesi.
Di seguito, vedremo come le ultime azioni dell’OPEC+ stanno influendo sui mercati del greggio ed esamineremo nel dettaglio le informazioni chiave al momento disponibili riguardo ai cambiamenti nell’organizzazione ed ai problemi per la produzione:
Mancata segnalazione in anticipo
L’OPEC (ed ora l’OPEC+) funziona al meglio quando fissa delle quote di produzione in anticipo per un periodo di tempo predeterminato, di solito, negli ultimi anni, tra i sei ed i 12 mesi. Questo tipo di preavviso aiuta i governi dei paesi OPEC a pianificare i propri bilanci. Dal momento che la maggior parte di questi governi dipende dalle entrate del greggio, la stabilità del mercato contribuisce al bilancio. Una segnalazione in anticipo da parte dell’OPEC aiuta inoltre a limitare la volatilità del prezzo e consente alle compagnie petrolifere che spesso spediscono grandi quantità di greggio su lunghe distanze di fornire ai clienti il prezzo e la disponibilità del prodotto.
Al momento, l’OPEC+ non sta offrendo alcun preavviso sul lungo termine. Quando l’OPEC cambia idea regolarmente o fissa nuove quote solo per un mese o due (come è successo ad aprile e come, probabilmente, succederà anche la prossima settimana) introduce anche molti ostacoli inutili per i governi dei suoi paesi membri e per le compagnie petrolifere che operano entro i loro confini.
L’OPEC+ è stata criticata in passato per non essere riuscita a rispondere rapidamente al cambiamento delle condizioni di mercato. E questo è risultato evidente, ultimamente, nel febbraio di quest’anno, quando la Cina ha subìto uno shock della domanda per via delle serrate per il coronavirus e l’OPEC+ non ha convocato un vertice di emergenza. Quando il gruppo ha finalmente cercato di rispondere al colpo subìto dalla domanda dall’Asia a inizio marzo, l’Arabia Saudita ha adottato una tattica aggressiva per spingere la Russia ad accettare un taglio della produzione da 1,5 milioni di barili al giorno. La strategia è fallita ed è risultata in un mese di sovrapproduzione da parte dell’Arabia Saudita, che ha sconvolto i prezzi. Ma l’idea di usare l’OPEC+ come arma di ricatto sul mercato del greggio non funziona neanche per altri.
WTI Futures Weekly Chart
WTI Futures Weekly Chart
Grafico settimanale future WTI
Quando l’OPEC+ cerca di reagire ad un’azione di prezzo sul breve termine (che in alcuni casi non ha niente a che fare con scorte e domanda, ma è legata invece alla speculazione finanziaria), viene meno tutta la fiducia che il mercato riponeva nel gruppo per avere previsioni sulle scorte e stabilità del prezzo a medio e lungo termine. L’OPEC+ sta cercando di domare i suoi oltre 20 membri affinché accettino di cambiare i tassi di produzione di mese in mese al momento.
Tentare di fissare i tassi con un preavviso di meno di un mese è un compito quasi impossibile in condizioni ottimali. Con trader, clienti, istituti finanziari ed analisti delle materie prime che assistono a questo processo in tempo reale, la mancata capacità del gruppo di fornire previsioni sulle scorte non fa che risultare sempre più evidente. Il mercato non sa e non può sapere come rispondere alle voci dell’OPEC+ quando si comporta da organizzazione reazionaria.
Produzione petrolifera: chi la sta tagliando e chi no
Nel complesso, Arabia Saudita, Kuwait ed EAU hanno promesso di tagliare 1,2 milioni di barili al giorno oltre a quelli richiesti dall’OPEC+, ma non c’è nulla che li obblighi a tenere fede a questa parola. Un simile taglio ulteriore della produzione sarebbe significativo per il mercato se dovesse succedere davvero, ma il mercato e gli altri membri dell’OPEC+ non sanno se avverrà.
Russia ed Arabia Saudita vedono un vantaggio nell’estendere gli attuali tagli alla produzione fino a luglio, ma vorrebbero anche un maggiore rispetto del patto da parte dell’Iraq e di altri paesi. L’Arabia Saudita essenzialmente minaccia di tirarsi indietro dall’impegno di tagliare un milione di barili al giorno in più a giugno (la sua parte degli 1,2 milioni di barili al giorno promessi) se i produttori che rispettano poco il patto non mostreranno un impegno maggiore nella riduzione della produzione. Questi paesi comprendono Kazakistan, Azerbaijan, Nigeria, Angola ed Iraq. Nelle prossime settimane è possibile che le scorte dell’OPEC+ possano contrarsi di almeno altri 2,5 milioni di barili al giorno. Finora, la produzione dell’Arabia Saudita è solo poco meno inferiore agli 8,492 milioni di barili al giorno promessi all’OPEC, sebbene abbia annunciato che avrebbe tagliato un milione di barili al giorno in più questo mese. (Le cifre si basano sui dati sulla produzione forniti da Energy Intelligence).
Negli Stati Uniti, la domanda di greggio si sta riprendendo, ma i dati sui consumi di benzina e gasolio indicano che persiste una significativa debolezza. Per quanto riguarda le scorte, la produzione statunitense continua a scendere, almeno secondo le stime dell’EIA. L’ultimo report settimanale dell’EIA indica che la produzione USA è scesa a 11,2 milioni di barili al giorno. Il prezzo del WTI sta salendo, con il riferimento USA che ha raggiunto i 37 dollari al barile all’inizio della settimana. EOG Resources (NYSE:EOG), uno dei maggiori produttori di petrolio da scisto, ha reso noto che, con un prezzo superiore a 30 dollari al barile, la compagnia comincerà a riattivare parte della sua produzione sospesa da 125.000 barili al giorno nel terzo trimestre. Altri produttori di scisto, come Diamondback (NASDAQ:FANG) Energy, hanno indicato intenzioni simili, sebbene meno concrete. Ciò non significa che la produzione statunitense salirà nell’immediato futuro, ma potrebbe implicare che il tasso di riduzione rallenterà.

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