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mercoledì 3 giugno 2020

Istat: cresce valore aggiunto del Nord, industria perde peso al Sud

Roma, 3 giu. (askanews) - Nel 2017 la distribuzione territoriale del valore aggiunto generato dal complesso dell'economia resta sostanzialmente invariata rispetto all'anno precedente: il 37,7% proviene dal Nord-ovest e il 25,4% dal Nord-est; seguono il Centro con il 20,5% e il Mezzogiorno con il 16,4%. E' quanto emerge dal report dell'Istat "Risultati economici delle imprese e delle multinazionali a livello territoriale" relativo al 2017
Rispetto al 2016 la crescita del valore aggiunto delle regioni del Nord ne ha determinato anche un aumento del peso percentuale: +0,2 punti per il Nord-ovest controbilanciato dal calo di 0,2 punti percentuali del Centro, dovuto in particolare alla minor crescita percentuale del valore aggiunto della regione Lazio.
In termini di macro settori, rispetto al 2016 l'industria perde peso nel Mezzogiorno (-0,3 punti percentuali) in favore del Nord-ovest (+0,3 punti), il comparto dei servizi acquista rilevanza economica nel Nord-est e nel Nord-ovest (entrambi +0,2 punto) mentre la riduce al Centro (-0,3).
A livello comunale l'asimmetria nella distribuzione del valore aggiunto si accentua: i comuni più grandi, al di sopra dei 24.000 abitanti e che costituiscono il 5% del totale dei comuni, racchiudono il 49,2% della popolazione residente, il 55,1% degli addetti e generano il 57,8% del valore aggiunto nazionale. Sono localizzati prevalentemente nei sistemi urbani, in particolare in quelli pluri-specializzati (15,3%), portuali (14,0%) e ad alta specializzazione (11,0%).
L'insieme costituito dal 5% dei comuni più grandi è localizzato principalmente nel Centro (8,1%) dove arrivano a generare tre quarti del valore aggiunto della ripartizione (74,8%), specialmente nel Lazio e in Toscana in cui l'89,3% e il 62,7% del valore aggiunto regionale è realizzato con il contributo dei sistemi urbani ad alta specializzazione e nei sistemi urbani pluri-specializzati.
Nel Mezzogiorno si trovano il 6,7% dei comuni più grandi che sviluppano quasi due terzi del valore aggiunto (63,4%), con punte in Puglia (73,5%), Sicilia (72,6%) e Campania (68,7%) nei sistemi urbani pluri-specializzati e prevalentemente portuali. Nel Nord-ovest il 5% dei comuni più grandi genera oltre la metà del valore aggiunto (54,3%) in particolare in Liguria e Lombardia coprono rispettivamente il 69,9% e 53,8% del valore aggiunto, proveniente in larga parte dai sistemi urbani prevalentemente portuali e urbani ad alta specializzazione. Infine nel Nord-est, dove si deve ai comuni più grandi meno della metà (45,6%) del valore aggiunto della ripartizione, spicca l'Emilia Romagna (57%) principalmente con il contributo dei sistemi urbani ad alta specializzazione.
Rispetto al 2016 il valore aggiunto nazionale delle imprese industriali e dei servizi cresce del 3,9% in termini nominali, un punto percentuale in meno rispetto all'anno precedente. A livello comunale il 45,3% dei comuni registra una crescita del valore aggiunto pari o superiore alla media nazionale. I comuni ad alta crescita di valore aggiunto costituiscono il 51% dei comuni del Nord-est, il 47,6% del Nord-ovest, il 45,3% del Centro e il 39,4% del Mezzogiorno.

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