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mercoledì 10 giugno 2020

Il peggio sui mercati finanziari è alle spalle?

Nessuno è in grado di rispondere con certezza a questa domanda. Certo è che lo S&P 500 ha azzerato le perdite da gennaio, chiudendo l'altro ieri sera oltre i livelli di fine 2019. Ancora meglio ha fatto il Nasdaq che ha celebrato nuovi massimi storici. Va aggiunto che la partecipazione al rialzo degli indici è stata pressoché corale.
Soltanto due su 120 società del MSCI Euro NON si collocavano sopra la propria media mobile a 50 giorni. Per quanto riguarda le società dello S&P500: - il 96% si colloca sopra la ema 20; - il 98% si colloca sopra la ema 50; - l'83% si colloca sopra la ema 200 (v chart 1). Sono nel complesso valori migliori di quelli rilevati in prossimità dei massimi 2020. E questo è un fatto.
Altra certezza è che sono i piccoli investitori a guidare questo rialzo. In genere il parco buoi riesce sempre a collocarsi dala parte sbagliata del mercato. Non questa volta. L’apertura di posizioni lunghe su opzioni call da parte degli investitori retail – tali possiamo definire quelli che tradano meno di 10 lotti alla volta - ha raggiunto un nuovo massimo assoluto superiore, anche in questo caso, ai livelli di febbraio. Insomma, è da dicembre dello scorso anno, cioè da quando i brokers americani hanno azzerato le commissioni di negoziazione, che il parco buoi si è dato alla speculazione più sfrenata, accentuata probabilmente dall'isolamento sociale causato dal lockdown.
Al contrario, le cosiddette mani forti, i fondi hedge e in generale gli investitori istituzionali, sono rimasti alla finestra: Stanley Druckenmiller, abile gestore del fondo Duquesne Capital Management (già porfolio manager di Geroge Soros), ieri sera ha confessato nella sostanza di aver subito passivamente il recente boom di mercato, portando a casa soltanto il 4% rispetto ai guadagni di oltre il 40% messi a segno dagli indici USA. Vogliamo parlare della recessione? Parliamone. Ieri sera il National Bureau of Economic Research (NBER), organizzazione privata statunitense che si occupa di studi economici, ha ufficializzato a marzo l’inizio della recessione.
La comunicazione è stata data, tutto sommato, anche con una certa tempestività rispetto al passato ma comunque in ritardo, considerato che, nel momento in cui scriviamo, la più drammatica contrazione del Pil registrata dal dopoguerra potrebbe essere stata già superata. Il chart 2 (curva del tasso a 2 anni del Treasury fratto il tasso a 10 anni), che ci aveva consentito di prevedere questa recessione con due anni di anticipo, adesso sembra segnalarci che probabilmente siamo vicini al fondo. Però..c'è un però. Quando a salire come se non ci fosse un domani sono anche titoli di società che hanno fatto domanda di chapter 11 per la bancarotta, io qualche domanda sulla qualità di questo rally sinceramente me la pongo.
Negli ultimi giorni, infatti, titoli di aziende decotte come Pier Imports, Penney, Hertz e Whiting Petroleum sono saliti rispettivamente del 95%, 165%, 93% e 800%. A ciò aggiungo che, agli attuali livello di valore dello S&P500, il mercato sconta un rapporto price/earnings superiore a 20 (chart 3). Sarà effettivamente così? Tuttavia, in mancanza di diverse risultanze, e finché il principale degli indici americani si mantiene sopra i 2950 punti, il mercato è da comprare ad ogni ritraccio.
Stocks over ema
Stocks over ema
Curva 2y/10y Treasury
Curva 2y/10y Treasury
S&P 500 earnings
S&P 500 earnings

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