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martedì 9 giugno 2020

È il momento di una correzione?

Ieri sulle borse USA è proseguito il rally. L’S&P500 (+1,20%) ha segnato il massimo da quindici settimane, recuperando gran parte delle vendite post-Covid. Nonostante i danni reali per aziende ed economia, i titoli azionari USA si preparano a continuare la corsa pre-Covid verso nuovi massimi storici. Ovviamente, ciò fa aggrottare a molti le sopracciglia, vista la divergenza fra i prezzi degli asset e le dinamiche economiche sottostanti. Ma questo, in definitiva, è il risultato di interventi monetari e fiscali senza precedenti, che creano e mantengono l’illusione che vada tutto bene.
A proposito di politica monetaria, oggi inizia la riunione di politica monetaria di due giorni della Federal Reserve, che dovrebbe mantenere invariata la sua politica. La Fed ha già sfruttato al massimo tutti gli strumenti disponibili per aiutare il mercato a riprendersi. E stanno funzionando.
Tuttavia, le cifre economiche insolitamente alte, o basse, e l’impossibilità di prevedere tali numeri in un contesto di crisi caotico e senza precedenti, mostra chiaramente che il mercato non ha idea della durata reale della recessione post-Covid e della forza della ripresa che verrà. Stando ai dati economici di recente pubblicazione, sembra che il rimbalzo economico mondiale sarà più rapido di quanto previsto da molti, a giudicare dalla velocità della normalizzazione e dalla flessione costante dei casi in tutto il mondo. Questa è, per lo meno, la parte della storia che il mercato vuole vedere, in un contesto di dati economici caotici e molto volatili.
Secondo Goldman Sachs, forse stiamo assistendo alla recessione più marcata, ma più breve, dalla Seconda Guerra mondiale, poiché i dati economici segnalano una ripida ripresa. Il rischio di una seconda ondata di contagi diminuisce gradualmente, e i crescenti disordini politici e sociali, assieme alle dimostrazioni di massa in tutto il mondo, sembrano un nonnulla rispetto alla speranza di una ripresa economica veloce e costante.
Finora è rimasto indietro chi aveva mantenuto un approccio cauto rispetto al rimbalzo del mercato. E, finché durerà l’illusione, i tori delle borse avranno maggiori ragioni per far proseguire il rally, dato che il supporto monetario e fiscale senza precedenti non farà che surriscaldare il lato degli acquisti, facendo salire i prezzi degli asset con il rischio di una nuova bolla del rischio; e, questa volta, il rischio è una divergenza ancor più accentuata di quella che avevamo visto prima delle vendite innescate dal Covid fra i corsi azionari e la loro valutazione reale. Dal punto di vista della politica, la Fed può restare a guardare e godersi la piacevole compagnia della corsa rialzista sul mercato, senza la necessità di intervenire, salvo che non si assista a un’altra svalutazione globale.
In Asia le borse hanno avuto un andamento contrastato. L’ASX 200 (+2,74%) ha segnato un rialzo notevole, l’Hang Seng è progredito dell’1,31%, mentre il Nikkei è scivolato dello 0,64% sulla scia di un improvviso aumento dell’interesse per lo yen. L’USD/JPY ha registrato brusche perdite nelle ultime due sedute, e i dati economici lievemente migliori delle attese in Giappone potrebbero non essere l’unica ragione dell’incremento dei flussi verso lo yen. La forza della divisa nipponica potrebbe segnalare anche un ritorno verso la sicurezza.
L’attività dei futures europei suggerisce un avvio da piatto a positivo per martedì.
Il dollaro USA rimane debole, ma i deflussi di capitale sembrano perdere un po’ di slancio, con gli investitori che si chiedono se sia arrivato il momento di una correzione al ribasso dell’azionario. Il rendimento dei decennali USA è rimasto bloccato sotto lo 0,90%.
L’oro continua a trovare offerte sopra i $1700 all’oncia, anche se l’aumento dei rendimenti USA aumenta il costo opportunità di detenere oro, soprattutto su questi livelli elevati, in cui il potenziale al rialzo è limitato. C’è, tuttavia, un chiaro freno a vendere il metallo prezioso sotto i $1670, perché i livelli sui mercati azionari suggeriscono che una correzione al ribasso farebbe bene e nessun investitore vuole trovarsi nel mezzo di una nuova ondata di vendite avendo liquidato le posizioni in oro.
Per quanto riguarda l’EUR/USD, c’è la sensazione di aver toccato un massimo, mentre rallentano le vendite di USD. Considerando che la debolezza dell’USD è stata un forte catalizzatore del recente recupero dell’euro, una ripresa diffusa del dollaro dovrebbe cancellare agevolmente parte della recente forza dell’euro. Tuttavia, la speranza di vedere concretizzato il pacchetto fiscale da 750 miliardi di euro e l’incremento di 600 miliardi di euro degli acquisti della Banca Centrale Europea (BCE) nell’ambito del PEPP, dovrebbe fornire una rete di protezione alle eventuali vendite di euro. La moneta unica potrebbe salire rispetto al rimbalzo in atto da inizio aprile a giugno. Si osserva un supporto intermedio vicino a 1,1230 (livello minore pari al ritracciamento di Fibonacci del 23,6% sul rimbalzo da aprile a giugno) e solidi acquisti attendono prima di 1,1135 (forte livello pari al ritracciamento del 38,2%).
Il cable, invece, incontra una solida resistenza vicino alla sua media mobile a 200 giorni, sulla scia del rafforzamento dell’USD e in assenza di giustificazioni concrete per apprezzarsi ulteriormente contro il biglietto verde. Il Regno Unito e il Giappone hanno iniziato i negoziati commerciali, i britannici sono infatti alla ricerca di nuovi partner per arginare lo shock negativo di un divorzio senza accordo dall’UE. Il gap commerciale con l’UE sarà però difficile da riempire e una Brexit senza accordo porterà sicuramente a un indebolimento della sterlina nel medio termine.
Il greggio WTI si stabilizza vicino ai $38 al barile dopo che discrete prese di profitto hanno fermato il rally sotto quota $40, in seguito alla decisione del gruppo OPEC+ di continuare a tagliare le forniture. Un possibile deterioramento della propensione al rischio potrebbe incoraggiare una correzione ribassista più marcata su borse e petrolio, ma i cali di prezzo sui mercati petroliferi potrebbero essere interessanti opportunità di acquisto sui minimi per gli investitori che scommettono in un miglioramento graduale della domanda globale, man mano che aziende e spostamenti si rimettono in carreggiata.
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