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giovedì 18 giugno 2020

Dolci o amare? Le prospettive del cacao dipendono dal COVID-19

La cioccolata non è sotto attacco da parte del coronavirus, o almeno, non ancora. Ma la domanda di prodotti e cibi di lusso (tra cui proprio il cioccolato) potrebbe essere colpita se dovesse arrivare un’altra ondata mondiale di COVID-19.
Al momento non c’è alcuna minaccia per il raccolto attuale, ma la raccolta di cacao potrebbe rallentare nella prossima stagione se gli agricoltori dell’Africa Occidentale saranno costretti a stare lontani dai campi. La reazione a catena vedrà una minore lavorazione o macinatura delle fave di cacao che potrebbe risultare in una minore produzione di cioccolato.
In primo luogo, se la domanda dovesse indebolirsi, i prezzi del cacao potrebbero scendere ancora dal minimo di due mesi di 2.307 dollari la tonnellata segnato ieri a New York. Su base stagionale, i prezzi del cacao scambiati negli USA sono al minimo dal 2013.
In secondo luogo, tuttavia, una minore produzione potrebbe limitare le perdite per il prezzo e consentire al mercato di stabilizzarsi o persino schizzare.
Daily US Cocoa Futures
Daily US Cocoa Futures


Grafico giornaliero future cacao USA
I timori per la domanda e per il COVID-19 non svaniscono
“Ci sono numerosi timori per la domanda, in quanto il coronavirus non sta sparendo e potrebbe tornare negli USA”, afferma Jack Scoville, vice presidente del Price Futures Group di Chicago, dove segue anche altre materie prime cosiddette “soft”, come, oltre al cacao, zucchero, caffè e succo d’arancia.
“Il raccolto è ormai finito per la coltura principale nell’Africa Occidentale ed i risultati finora sono molto buoni”, scrive Scoville in una nota di ieri sul cacao.
“I report dall’Africa occidentale indicano un raccolto grosso nella regione. Tuttavia, il raccolto più piccolo potrebbe essere inferiore per via del clima secco ad inizio stagione”.
Quello che Scoville non aggiunge è che il potenziale del raccolto più piccolo, noto anche come mid-crop, potrebbe essere peggiore se l’epidemia di COVID-19 in Africa Occidentale dovesse raggiungere livelli preoccupanti.
I casi confermati in Costa d’Avorio, il principale coltivatore, sono circa 6.000, secondo i dati della Johns Hopkins University. Sebbene possa sembrare un numero basso in termini assoluti, è schizzato dal dato a cifra singola solo nell’ultimo mese. Nel vicino Ghana, il secondo coltivatore al mondo, i casi confermati sono saliti ad un tasso altrettanto rapido, fino a più di 12.000.
Complicata anche la situazione della coltivazione e della commercializzazione
I dati raccolti in 35 punti di transito chiave tra l’Africa Centrale ed Occidentale dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) indicano che le migrazioni sono crollate di quasi il 50% nel primo semestre del 2020 (rispetto al 2019), per via delle limitazioni sui viaggi imposte dai governi per evitare la diffusione del virus COVID-19.
Ma i dati rispecchiano anche il doppio fardello che i paesi a basse e medie entrate devono portare in questo periodo. La risposta al COVID-19 ha comportato grandi sconvolgimenti della mobilità e dei commerci tra gli stati. La Banca Mondiale stima che i trasferimenti di denaro verso l’Africa subsahariana crolleranno del 23%.
“Il virus ha complicato gli sforzi di coltivazione e commercializzazione”, spiega Scoville.
“L’idea è che le consegne possano essere più lente per qualsiasi contratto del cacao e che il prossimo raccolto soffrirà per l’assenza dei lavoratori. Il coronavirus contribuisce ad allontanare la domanda e a tenere lontani i dipendenti dagli impianti di macinazione e di produzione del cioccolato”.
Ridotta la macinatura, costi in salita; ma il prezzo resta buono
La lavorazione globale di cacao è scesa nel primo trimestre, per via del calo della domanda di cioccolata da parte dei distributori che sono stati chiusi in tutto il mondo per via del coronavirus, in base alle ricerche condotte da Bloomberg.
La macinatura negli USA è scesa dalle 121.801 tonnellate nel quarto trimestre del 2019 a 115.591 tonnellate nel primo trimestre di quest’anno, con un calo del 5%, in base ai dati della US National Confectioners Association.
La macinatura in Europa è scesa marginalmente a 100,9 tonnellate nei primi tre mesi di quest’anno dalle 103,3 dell’ultimo trimestre del 2019, secondo la European Cocoa Association.
La macinatura in Asia è scesa dalle 227.013 tonnellate nel quarto trimestre del 2019 a 207.356 tonnellate nel primo trimestre di quest’anno, giù del 9%, in base ai dati della Cocoa Association of Asia.
Il contratto spot dei future del cacao a New York ha segnato il minimo di un anno di 2.183 dollari a marzo, quando gli Stati Uniti hanno dato il via alle serrate per il coronavirus.
Al contempo, Costa d’Avorio e Ghana hanno applicato un sovrapprezzo di 400 dollari la tonnellata metrica per il cosiddetto differenziale per il minimo di sussistenza sul raccolto di cacao 2020-21, facendo salire il costo per la lavorazione.
Ciononostante, i principali produttori di dolci e macinatori di cacao, come Barry Callebaut (SIX:BARN), Hershey (NYSE:HSY), Cargill, Mars Wrigley, ECOM, Nestle (SIX:NESN), Ghirardelli (SIX:LISP), Guittard e Blommer hanno lasciato i prezzi invariati.
Nota: Barani Krishnan non possiede e non ha una posizione su nessuna delle materie prime o asset di cui scrive.

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