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martedì 2 giugno 2020

Banche centrali in attesa, le speranze per le riaperture spingono le valute

Al momento, le banche centrali sono perlopiù in modalità di attesa per capire cosa succederà, con le riaperture in tutto il mondo a far sperare che l’attuale politica monetaria stia funzionando. Tuttavia, non ne sono più sicure di quanto non lo siano i governi di aver battuto la minaccia del COVID-19.
La Reserve Bank of Australia, la Banca del Canada e la Banca Centrale Europea terranno i vertici di politica monetaria questa settimana, rispettivamente nelle giornate di oggi, domani e giovedì. Che i tassi attuali siano leggermente positivi o leggermente negativi, nessuna di queste banche ha molto spazio di manovra per stimolare l’economia con ulteriori tagli dei tassi.
Le loro rispettive valute, il dollaro australiano, il dollaro canadese e l’euro, sono state forti contro il dollaro USA negli ultimi giorni, ma si tratta più di un sollievo per le riaperture che di un riflesso della politica monetaria, con gli investitori che si allontanano dalla sicurezza della valuta statunitense, tradizionale rifugio.
AUD/USD Weekly
AUD/USD Weekly
Grafico settimanale AUD/USD
Il governatore della banca centrale australiana Philip Lowe ha ridimensionato ogni speranza di ulteriori interventi chiedendo alle autorità fiscali di fornire maggiori stimoli. La Reserve Bank probabilmente manterrà il tasso allo 0,25% ed inasprirà le linee guida, supportando il dollaro australiano nel tentativo di riportarlo ai livelli di gennaio contro la moneta USA.
Il vertice di politica monetaria di domani vedrà il debutto di Tiff Macklem come nuovo governatore della banca centrale canadese. Anche la banca canadese dovrebbe mantenere il tasso di riferimento stabile allo 0,25% e il loonie è stato relativamente forte contro il biglietto verde.
Macklem, ex vice governatore senior della banca centrale, sembra sapere il fatto suo, ma difficilmente prenderà delle iniziative forti nel suo primo giorno di lavoro, anche se ha dovuto aspettare sette anni più del previsto dal momento che Stephen Poloz aveva ottenuto il ruolo al suo posto.
EUR/USD Weekly
EUR/USD Weekly
Grafico settimanale EUR/USD
La Banca Centrale Europea avrà questioni più scottanti da affrontare quando il consiglio direttivo si incontrerà giovedì. La Commissione Europea ha proposto 750 miliardi di euro per un fondo per la ripresa nonché un bilancio da 1,1 mila miliardi di euro ma, considerate le contorte procedure per renderli realtà, la BCE non sembra affatto fuori dai guai nel tentativo di mantenere a galla l’economia europea.
Il piano per finanziare il pacchetto per la ripresa tramite bond emessi a nome dell’UE incontra l’opposizione non solo dei cosiddetti quattro paesi parsimoniosi (Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi), ma anche dei membri conservatori del governo di coalizione della Cancelliera tedesca Angela Merkel.
La Germania ha messo ulteriori potenziali bastoni fra le ruote con la sentenza del mese scorso della Corte Costituzionale, secondo cui il governo dovrà giustificare che gli acquisti di asset della BCE siano “proporzionali” (ossia che gli effetti della politica monetaria siano in linea con gli obiettivi di politica monetaria alla base del programma) se la banca centrale tedesca vorrà partecipare. Di conseguenza, la BCE starebbe elaborando dei piani alternativi per effettuare gli acquisti di asset senza la Bundesbank.
L’UE contesta la giurisdizione della corte tedesca nella questione, ma la sentenza non fa che aggiungere incertezza al cammino di una banca centrale che si trova sotto il malfermo comando di Christine Lagarde, ascesa alla presidenza in forza delle sue credenziali politiche e della sua nazionalità piuttosto che della sua esperienza nella politica monetaria.
Ciononostante, gli analisti si aspettano che la BCE aumenti il suo Pandemic Emergency Purchase Programme di 500 miliardi di euro dagli attuali 750 miliardi, o forse anche più. I trader seguiranno da vicino ogni eventuale cambiamento della portata degli acquisti di asset nel quantitative easing della banca per capire se, ad esempio, i bond delle compagnie passate a junk per via della pandemia, i cosiddetti angeli caduti, saranno tra le scelte.
Il tasso di prestito di riferimento della BCE si trova a -0,5% da settembre, perciò non ci sono ragioni per abbassarlo ulteriormente. L’euro, intanto, sta traendo vantaggio dalla generale debolezza del dollaro USA e dalle aspettative di ulteriori stimoli derivanti dall’aumento degli acquisti di asset.

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