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lunedì 4 maggio 2020

Una valida alternativa all’investimento azionario? Corporate e High Yield american

Rispondo a tutti coloro che mi hanno posto questo quesito, in ragione della mia visione ribassista sui mercati azionari.
Dopo il crollo delle borse partito a fine febbraio ho cominciato a spostare liquidità verso il comparto Corporate e High Hield, soprattutto americano, che a mio parere rappresenta allo stato attuale l'unica vera occasione di investimento, visto che è stato massacrato quanto e addirittura a volte ancor più del mercato azionario, ma che in realtà trova e troverà garanzie di sostegno da parte delle banche centrali.
Dunque, ai prezzi attuali, una tipologia di asset ad alto rendimento con rimborso quasi garantito, almeno per quanto riguarda le emissioni relative alle grandi aziende, in particolare quelle americane.
E d'altronde sarebbe impensabile che società obbligate dallo stato ad una chiusura forzata, sia pur temporanea ma sicuramente impattante in maniera devastante sui bilanci, non venissero supportate sul fronte della liquidità.
Mentre i mercati azionari saranno soggetti a una fortissima volatilità, perché in definitiva i prezzi dipendono dagli utili, che risulteranno pesantemente deteriorati (e dunque confermo che sulle borse ne vedremo ancora di tutti i colori), un'occasione del genere sul mercato obbligazionario ritengo non si sia mai verificata prima.
Nelle precedenti crisi del mercato obbligazionario, che hanno sempre rappresentato ottime occasioni di ingresso, la recessione era una fase fisiologica e determinava grandi discriminazioni tra le aziende, mentre qui è imposta dall'alto e dunque senza sostanziali differenze tra aziende virtuose o meno..
Mi sto concentrando su bond emessi da aziende di importanza nazionale ed in particolare americane, visto che è lo stato che mi da maggiori garanzie di copertura (una per tutte, ma solo a titolo di esempio: Ford in USD 7,45% 2031, che valeva 132 ed è arrivata a scambiare a 68) e ritengo inevitabile un suo ritorno sui massimi (con le dovute oscillazioni di breve) soprattutto in un contesto futuro che continuerà inevitabilmente (per motivi di "sopravvivenza", visto il gia avviato quanto inevitabile processo di “monetizzazione del debito” monster” che stanno accumulando gli stati sovrani) a vedere tassi sotto zero.
Il movimento dei bond del 2008 fu molto rapido e nell'ordine del 50% (tra il 30 ed il 70% a seconda dei diversi emittenti) e scontava un tasso di default pari al 20%.
All'epoca decisi di acquistare parecchio perchè verificai che un tale tasso di default non si verificò neanche nella crisi del '29.
Ed infatti a distanza di un anno, in piena recessione e quando effettivamente si raggiunse il picco di fallimenti, il mercato degli HY aveva gia recuperato gran parte del valore perduto.
Anche ora il movimento è stato violento, e probabilmente non è del tutto finito, e sta anticipando (come avviene ormai per tutti gli assets, con velocità sempre maggiori rispetto al passato) tassi di default che a mio parere sono assolutamente ingiustificati, visto che questa volta lo stato dovrà inevitabilmente farsi carico delle necessita finanziarie di tutti, o quanto meno delle aziende più importanti e strategiche per l’economia del paese.
Quella che è stata una scelta speculativa nel 2008, la ritengo oggi una scelta notevolmente più sicura e garantita.
Atteso che la volatilità la farà ancora da padrona almeno per i prossimi mesi, ritengo che una strategia di accumulo sui fondi High Yield e Corporate americani di miglior qualità sia la più vincente almeno per l’anno in corso e per buona parte del 2021.
Sconsiglio però vivamente la speculazione su obbligazioni specifiche, visto che il rischio sul singolo emittente è realmente elevato.
Solo a titolo di esempio è bene ricordare che le obbligazioni Ford nel 2008 raggiunsero prezzi da default, pari a 12 su 100.
Oggi, ribadisco, con l’azione congiunta e straordinariamente potente delle banche centrali la situazione è certamente diversa, ma comunque resta il fatto che individuare il floor si questi assets è quanto mai arduo e pericoloso.
La diversificazione offerta da un fondo di qualità, unita alla possibilità da parte degli istituzionali di avere accesso a delle emissioni a rendimenti notevolmente migliori rispetto al retail, mi porta a preferire quest’ultima soluzione.
Il consiglio è comunque quello di entrare per gradi e con un piano di accumulo ben programmato, e comunque di partire solo tra qualche settimana, visto che almeno fino all’estate ritengo molto probabile un altro collasso del mercato azionario, con conseguenti, sia pur limitate, ripercussioni anche sul mercato High Yield, cercando di incrementare gli ingressi sulle fasi di forte storno delle borse.
Ed infine, come ripeto sempre ai miei clienti, con la forte raccomandazione di liquidare a tempo debito anche queste posizioni, nel momento in cui raggiungessero l’obiettivo di rendimento formulato (in questo caso nell’ordine del 10/15% dai livelli attuali).
Questo perché siamo tutti nella piena consapevolezza che il ritorno ai prezzi di febbraio rappresenterebbe anche per questi assets un livello di guardia, espressione di una bolla sul segmento bond che non ha eguali nella storia e dunque - ai prezzi target - con un rapporto rischio/rendimento assolutamente ingiustificato.
Il segreto per sfruttare le occasioni che periodicamente ci offre il mercato è infatti quello di chiudere le operazioni in utile (senza mai avere la folle pretesa di vendere ai massimi..), capitalizzando i guadagni ed incassando liquidità, senza paura di doverla tenere ferma in giacenza sul cc, aspettando una nuova e più interessante opportunità con un ragionevole rapporto rischio/rendimento.
Viceversa, se restiamo sempre costantemente e completamente investiti, state tranquilli che “IL MERCATO” (questa creatura misteriosa, che può essere il nostro migliore amico, quanto il nostro peggior nemico) prima o poi si riprenderà tutti i nostri guadagni, con gli interessi...

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