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lunedì 4 maggio 2020

Radiografia di un malato (quasi) terminale: l'Italia

Ogni qualvolta sento di dover scrivere qualcosa di doloroso mi pongo mille dubbi. Ma ancora una volta eccomi qua, giusto o sbagliato che sia, a mettere le mie riflessioni “nero su bianco”, con aspra durezza.
Personalmente nella vita sono sempre stato, e lo sono tuttora, un’ inguaribile ottimista. Perchè dove il pessimista vede pericoli l’ottimista vede un’ opportunità e mentre quest’ultimo sogna l’impossibile l’altro si nasconde dietro il “non è possibile”.
Ma tra i due opposti non bisogna dimenticare “il terzo incomodo”, che però è fondamentale, ovvero i realisti. Perchè la realtà è il punto focale su cui dovrebbero ragionare entrambi i precedenti per poi tentare di trovare soluzioni che saranno, ovviamente e tuttavia, diverse.
E in questo momento la realtà, per l’Italia, sta raggiungendo la soglia del drammatico con conseguenze che, purtroppo e matematicamente, sembrano inevitabili.
Da apolitico mi limito ad osservare, cercare di comprendere, metabolizzare una situazione che è chiaramente sfuggita di mano, con i “Protagonisti del teatrino” sempre pronti ad inscenare un nuovo atto alla ricerca solo ed esclusivamente dell’applauso.
Impegni, garanzie, promesse disattese da Governanti vanitosi, gelosi e che pensano quasi esclusivamente ai propri interessi personali e che, col passare dei decenni, hanno fatto si che tali comportamenti si amalgamassero fino a creare una miscela tossica che, a questo punto, potrebbe diventare letale.
Ho tentato, con tutti i miei limiti, di fare una nuova radiografia al Paese Italia per poter comprendere quale potesse essere il farmaco più adatto a riattivare un paziente mantenuto in coma farmacologico dalla EU ma, purtroppo, l’unica medicina somministrabile sembra essere la speranza
Quale speranza? Quella che l’EU, chiudendo gli occhi, ci possa aiutare all’infinito e, nel frattempo, la nostra economia possa tornare a crescere a ritmi del 3-4% annuo.
Improbabile? Direi impossibile.
Perchè? Come citato nel mio precedente articolo “Quando eravamo Re”, fino al 2019 l’Italia pagava annualmente circa 80 Mld. di interessi sul debito ed emetteva in media circa 280 Mld. per coprire il rosso di bilancio (50 Mld.) e per rimborso prestiti (230 Mld.)
Quindi? Quindi secondo i canoni classici della matematica Aziendale, se quanto sopra rappresentasse un problema, il problema non avrebbe altra soluzione che il default (nel caso specifico e per ora: programmato nell’ordine del 20-30% del debito)
Dati alla mano (radiografia)… fino agli inizi degli anni 2000 il PIL nazionale (in termini di volumi) aveva sempre superato il debito pubblico, ma verso la fine di quel decennio la tendenza ha iniziato ad invertirsi con i valori che nel 2019 si attestavano a circa 2400 Mld. di debito e circa 1800 Mld. di PIL con un rapporto tra i due di circa il 136%.
I 1800 Mld. di PIL hanno generato entrate per 578 Mld. nelle casse dello stato. Entrate che però non sono state sufficienti a chiudere il bilancio in attivo (meno 59.53 Mld.) a causa della zavorra degli interessi da pagare sull’enorme somma del debito pubblico (78.90 Mld.).
Ma il problema è che, continuando cosi le cose (e non ci sono soluzioni “positive” per poterle cambiare -a meno di ridurre a zero gli investimenti-), il ricorso al mercato (emissioni Titoli di Stato per pagare il debito) sarà sempre maggiore in quanto sempre maggiore saranno sia la perdita annuale (in assenza di un rilancio notevole dell’economia) che gli interessi da pagare sul debito. E il rapporto debito/PIL continuerà ad aumentare. Ma fino a quando tutto questo sarà possibile? Finchè qualcuno non dirà basta oppure fino a quando tutto il debito, o quasi, non sia stato girato sul territorio nazionale e quindi sulle spalle dei soli cittadini Italiani. Allora si, potremo permetterci anche un default al 100%!!
Per l’operatvità, al momento, tutto rimane invariato (FTSE MIB, Ferragamo (MI:SFER), MPS (MI:BMPS), Gas Naturale e Nickel)

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