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mercoledì 6 maggio 2020

Lo spettacolo deve continuare: riaprono le aziende

L’umore del mercato è migliorato un po’ in previsione della riapertura delle aziende, intanto il presidente USA Donald Trump ha detto che bisognerà rimettere in moto l’economia, anche se più persone saranno contagiate dal virus.
Il sentiment, però, rimane fragile; oggi il rapporto ADP dovrebbe confermare la perdita di più di 20 milioni di posti di lavoro nel settore privato USA – un dato sufficiente ad attenuare l’ottimismo, nonostante il cospicuo supporto monetario e fiscale spiegato dagli USA per impedire che l’economia cada a pezzi.
Dal canto suo, la Banca Centrale Europea (BCE) ha reagito alla sentenza della corte tedesca, che ha chiesto alla banca di provare che il suo programma di allentamento quantitativo (QE) non abbia oltrepassato i limiti imposti dalla legge. Il consiglio direttivo della BCE ha ribadito che la banca continuerà a fare tutto il necessario per far ripartire l’inflazione. Ma il “tutto ciò che serve” di Draghi potrebbe sbattere contro un muro, perché l’arma più potente della BCE per ravvivare l’inflazione è fortemente legata al debito pubblico, e oltrepassa una delicata linea politica.
In effetti, il malcontento tedesco nei confronti del massiccio programma di acquisto di titoli della BCE non è nuovo, ma assume un’altra dimensione ora che la corte tedesca ha affermato esplicitamente che il Programma di acquisto titoli del settore pubblico (PSPP) della BCE, iniziato nel 2015, è parzialmente illegale, posto che la spesa non viene approvata da governi e parlamenti. Secondo i giudici tedeschi, la BCE potrebbe essersi spinta molto oltre il suo mandato, giacché le sue azioni hanno forti ripercussioni sul finanziamento del debito pubblico, questione questa di chiara natura politica.
La decisione della corte tedesca di ieri ha quindi sollevato preoccupazioni sulla partecipazione futura della Bundesbank al programma di acquisto di titoli, salvo che il consiglio direttivo della BCE non “approvi una nuova decisione che dimostra, in modo comprensibile e circostanziato, che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal PSPP non sono sproporzionati rispetto agli effetti di politica economica e fiscale che ne derivano”.
A questo punto, è importante sottolineare che la corte tedesca non ha ritenuto che il programma PSPP della BCE sia una violazione del divieto al finanziamento pubblico e la Germania continuerà probabilmente a partecipare al programma in attesa della giustificazione, che il consiglio della BCE dovrebbe fornire entro tre mesi, sulla proporzionalità. In questo periodo, però, il potenziale al rialzo della moneta unica sarà probabilmente limitato, perché il rischio che i tedeschi non accettino le giustificazioni della BCE sarà comunque un’eventualità considerata fra chi investe in euro. E, cosa ancor più importante, la decisione tedesca sul PSPP è un avvertimento, anche l’attuale programma PEPP potrebbe infatti essere a rischio. La corte tedesca si è espressa sul PSPP, ma potrebbe aver colpito il PEPP. E, se il raggio d’azione della BCE si restringesse, le economie europee potrebbero perdere il tanto necessario supporto dalla BCE, soprattutto considerando che di recente i ministri delle finanze non sono riusciti a siglare un accordo chiaro e soddisfacente sulle misure fiscali.
In seguito alla decisione della corte tedesca, l’EUR/USD è sprofondato a 1,0825, rimanendo poi nella stretta fascia compresa fra 1,0830 e 1,0845. Stamattina gli orsi dell’euro hanno ricevuto dai dati il semaforo verde per continuare a vendere; gli ordini alle fabbriche tedesche sono crollati del 15,6% m/m nel mese di marzo, a fronte del -10% previsto dagli analisti e del -1,4% del mese precedente. Nelle prossime ore, i PMI servizi europei dovrebbero confermare la contrazione più marcata dell’attività dall’inizio delle rilevazioni, e le vendite al dettaglio dovrebbero mostrare un tracollo superiore al 10% m/m a marzo. La debolezza dei dati europei dovrebbe quindi incoraggiare ulteriormente gli orsi dell’euro, mentre crescono le preoccupazioni sull’effettiva capacità della BCE di frenare il crollo dell’attività economica.
In India, il PMI servizi è crollato a 5,4 nel mese di aprile, a fronte dei 40,0 punti previsti dagli analisti e dei 49,3 del mese precedente.
Negli USA e in Europa le borse hanno chiuso la seduta di martedì con il segno più, ma l’attività sui mercati dei futures segnala un avvio ribassista in Europa.
Il cable risente ancora di discrete pressioni a vendere, perché l’eventualità di una Brexit senza accordo si fa di giorno in giorno più chiara. La decisione della Banca d’Inghilterra (BoE) in calendario non dovrebbe generare reazioni degne di nota; la banca non dovrebbe intervenire, sebbene gli investitori temano di sentire che il lockdown nel Regno Unito sarà prorogato fino alla prima settimana di giugno, continuando a danneggiare l’economia britannica, che dipende dal settore dei servizi.
L’oro oscilla intorno ai $1700 all’oncia.
Il greggio WTI si è riportato a $26 al barile. Il dato sulle scorte di petrolio negli USA, in uscita oggi, dovrebbe mostrare un incremento inferiore ai 10 milioni di barili per la seconda settimana consecutiva, per effetto dell’apparente rallentamento della produzione. L’offerta globale più fiacca e la prospettiva della riapertura delle aziende stanno dando una spinta ai mercati petroliferi, che si muovono sui minimi storici, ma la realtà potrebbe colpire di nuovo quando sarà il momento della consegna fisica, il 18 maggio. E quel giorno si vedrà quanto dell’attuale interesse per il petrolio sia autentico.

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