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lunedì 4 maggio 2020

La verità completa sul market timing

 
Dal 1979 rimuovendo i 40 giorni più brillanti, si mortificherebbe il ritorno medio composto annuo dall’11.2 al 5.2 percento sull'indice S&P500. Ma questa è soltanto parte della verità circa le virtù del market timing. Ecco tutti i dati su cui ragionare.
Si chiude una settimana brillante, degno coronamento del miglior mese da alcuni lustri a questa parte; macchiata soltanto dalla pesante marcia indietro della borsa americana, che conquista così la palma di unico listino dal segno negativo fra le borse del G25 la passata ottava. Bizzarro: anche ad aprile Wall Street steccò la prima seduta, prima di decollare.
Le contraddizioni d’altro canto lì’ non mancano: uno S&P500 effervescente suggerirebbe economia in prospettica buona salute, ma allora non si spiega come mai gli spread creditizi non si contraggano, i rendimenti a 2 anni siano scesi a nuovi minimi e quelli decennali restino stabili malgrado le massicce attenzioni della banca centrale americana. Il problema è che Wall Street ora prezza la perfezione, e ci rimarrebbe male se nel secondo semestre non si dovesse concretizzare la ripartenza incorporata nelle quotazioni correnti.
Il Panic-Euphoria model segnala il conseguimento di un certo ottimismo da parte degli investitori. Ma con 30 milioni di richieste cumulative di sussidi iniziali di disoccupazione, l’emorragia occupazionale è più del triplo rispetto a quanto sofferto durante la Grande Recessione. Se le stime di profitto – di per esse caute – non fossero disattese, ci ritroveremmo con i livelli di EPS di metà 2016; quando però lo S&P quotava 2100 punti.
Dicono: nessuno può prevedere il mercato, e facendo timing si rischierebbe di perdere le sedute migliori. In effetti dal 1979 rimuovendo i 40 giorni più brillanti, si mortificherebbe il ritorno medio composto annuo dall’11.2 al 5.2 percento. Ma nessuno spiega che rimuovendo le 40 sedute peggiori il ritorno schizzerebbe al +18.8%. Ancora più importante, rimuovendo le 40 sedute migliori e peggiori, la performance media si attesterebbe al +12.4%: meglio del buy and hold. Il problema, trascurato dai più, è che questi giorni estremi si manifestano a grappolo: 71 delle citate 80 sedute sono state registrate con lo S&P500 al di sotto della media a 200 giorni. Come adesso.
Piazza Affari la passata settimana ha recitato la parte del leone, migliore borse del G25 fra quelle occidentali, dietro i listini di India, Brasile, Taiwan e Messico. Ma la seduta di venerdì’ delude, e per due motivi.
Anzitutto per l’evidente setup di inversione di tendenza: uno SMTP che minaccia di coincidere con un massimo di un certo rilievo. In secondo luogo, per la formalizzazione di un Landry TRIN Reversal: identico a quello fatto registrare a febbraio in concomitanza con il top dal quale abbiamo fatto marcia indietro (e speculare rispetto al segnale coinciso con il minimo di marzo). Ci aspetteremmo un declino dopo la prima decade di questo mese – dalla settimana prossima, dunque – ma ci chiediamo a questo punto se il più non sia stato già fatto.

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