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giovedì 21 maggio 2020

Calamita 3.000

 
Una delle teorie più note ed utilizzate dagli investitori e vero e proprio cavallo di battaglia dell’industria del risparmio gestito è la cosiddetta “mean reversion theory”, che in italiano possiamo tradurre “Teoria del ritorno alla media”. In realtà l’assunto base di questa teoria è una vera e propria banalità: in una serie storica di prezzi che abbiano un andamento oscillatorio,  su un lungo periodo di osservazione possiamo verificare che i prezzi tendono sempre a tornare verso la loro media mobile di lungo periodo.
Dato che una media mobile è costruita proprio per smussare la variabilità dei dati è del tutto evidente che durante un processo oscillatorio i prezzi tenderanno ad attraversare più volte la media mobile, passando del tempo al di sopra e al di sotto della medesima. E’ la premessa (l’andamento oscillatorio della serie storica) che rende inevitabile questo fenomeno.
Da questa evidenza piuttosto elementare nasce l’applicazione pratica di acquistare titoli che abbiano quotazioni fortemente al di sotto della la media mobile o vendere titoli che quotino fortemente al di sopra della media mobile. Non voglio discutere ora su quanto sia sensata una strategia di questo tipo. Chi vuole approfondire l’argomento può partecipare ai miei corsi, dove questa teoria viene esaminata criticamente, specialmente quando si trasforma nel pregiudizio che i prezzi tornano sempre dove erano prima. Questo pregiudizio è il vero e proprio “asso nella manica”, da sfoderare quando i mercati crollano, in possesso di quelli che un tempo erano chiamati “promotori finanziari”, ma da un paio d’anni la legge ci obbliga a chiamare, con un esempio lampante di italica semplificazione, “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”. Una dicitura che crea il mistero di che cosa sia questa fantomatica “offerta fuori sede” e, in questo periodo di emergenza pandemica, potrebbe portare qualcuno ad equivocare e pensare ad una sorta di “consulenza all’aperto”, magari con necessità di mascherina e autocertificazione, mentre invece significa che questi consulenti possono andare a trovare il cliente a casa (pur senza essere “congiunti”) per vendere loro, a domicilio, i loro prodotti finanziari. Sono remunerati con la retrocessione di parte delle commissioni di gestione pagate dal cliente. Si distinguono dai “Consulenti finanziari autonomi”, cioè che non fanno parte di una rete di risparmio gestito e non vendono prodotti finanziari, ma solo suggerimenti che il cliente, se vuole, deve poi eseguire in proprio. Questi sono pagati a parcella e non con retrocessioni di commissioni.
Bene. Torniamo all’asso nella manica che deriva dalla distorsione della “Teoria del ritorno alla media”. Alzi la mano chi non ha mai sentito da un consulente finanziario l’appello a mantenere i nervi saldi e non vendere nulla mentre i mercati scendono, perché tanto, è garantito ed è solo questione di tempo, i mercati torneranno dov’erano prima del crollo. Probabilmente l’hanno sentito  tutti, ma in realtà la teoria del ritorno alla media non dice affatto questo. Faccio un esempio. Supponiamo che io abbia comprato un titolo che sale da tanto tempo e lo abbia pagato 10. Quando lo compro supponiamo che la sua media di lungo periodo sia 8. Supponiamo ancora che per colpa dell’inversione di tendenza al ribasso il titolo scenda a 4. E’ presumibile che la media nel frattempo scenderà anch’essa. Ipotizziamo a 6. La teoria del ritorno alla media non ci dice che il titolo ritornerà a 10, ma che tenderà a tornare a 6, sempre che il recupero parta in fretta, prima che la media scenda ancora, magari a 5. Perché se il recupero tarda e consente alla media di scendere, la teoria ci dice che il titolo tenderà a tornare solo a 5. Per tornare in pareggio non basta il ritorno alla media, ma occorre il ritorno all’esagerazione ben superiore alla media, che il titolo aveva accumulato quando è partito il ribasso. 
Mi scuso per la lunga ed in parte ironica digressione sui consulenti finanziari e, siccome tra coloro che mi seguono da tanto tempo ci sono molti “consulenti abilitati all’offerta fuori sede”, spero che non si offendano per la piccola presa in giro. 
Ho tirato fuori la teoria del ritorno alla media perché in questi giorni potremmo vederne una concreta realizzazione. Non mi riferisco a ai mercati europei che, a causa del complesso di inferiorità nei confronti dei cugini americani, sono ancora lontani dalla propria media mobile di lungo periodo, che tradizionalmente è identificata con la media semplice dei prezzi delle ultime 200 sedute. L’indice Eurostoxx50 dista oltre 15 punti percentuali, un’infinità anche in tempi di volatilità superiore alla norma. Non parliamo poi del nostro Ftse-Mib, che per arrivarci deve ancora salire di quasi il 24%.
L’indice che sta subendo l’effetto calamita verso la sua media semplice a 200 periodi è invece, manco a dirlo, il più importante del mondo, l’americano SP500, a cui tutti guardano come il faro che illumina la direzione di marcia. Poi, ognuno, in quella direzione cerca di andarci come meglio può, e l’Europa non ha molto sprint.
L’indice SP500, con l’ennesima dimostrazione di ottimismo a dispetto della realtà cupa dell’economia reale, è salito ieri  fino a 2.980 punti, chiudendo la seduta a 2.971 (+1,66%). L’attrazione verso la media, che ieri passava da quota 2.999, e già che ci siamo, verso la cifra tonda dei 3.000 punti, abbandonati al ribasso il 27 febbraio scorso, pare irresistibile, anche se l’arrampicata da un mese a questa parte si è fatta molto impegnativa e ricca di passi indietro, ma anche di ostinati recuperi, proprio come se ci fosse una calamita che attira gli investitori, contro ogni buon senso e contro i numeri disastrosi dell’economia reale.
Forse non sarà oggi, perché dai mercati asiatici è arrivata incertezza invece che l’entusiasmo necessario ad osare l’attacco alla vetta dei 3.000. Ma i tempi sembrano ormai maturi e che l’attacco sia imminente è nell’ordine delle cose.
Ovviamente arrivarci non significa scavalcare l’ostacolo, anche se un superamento di alcuni punti e di un paio di giorni sarebbe l’ideale per le mani forti per distribuire meglio al popolo la tanta monnezza che hanno accumulato dai minimi di area 2.200.
Certo che se, a dispetto di ogni buon senso ed al di là di ogni misura, venisse superato con eleganza anche l’ostacolo dei 3.000 punti, rimarrebbe soltanto più la resistenza di 3.130 ad impedire la realizzazione del sogno del ritorno ai massimi.
E a dare ragione ai consulenti che a febbraio hanno consigliato di non vendere!!! In quel caso mi attendo pernacchie a ripetizione da parte di tutti i miei amici consulenti. 

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