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giovedì 9 aprile 2020

Vertice su taglio produzione OPEC+: 3 protagonisti chiave e le loro posizioni

La versione originale di questo articolo, in inglese, è stata pubblicata il giorno 08.04.2020
L’OPEC ed i partner dell’OPEC+ intendono tenere un vertice virtuale domani per discutere di un taglio della produzione di greggio alla luce del crollo dei prezzi e dell’aumento dell’eccesso di scorte. Circa un mese fa, l’OPEC+ sembrava essere collassato, ma l’improvviso calo della domanda globale di greggio dovuto alle chiusure per il coronavirus, insieme alle pressioni del Presidente Donald Trump, sembrano aver incentivato Arabia Saudita e Russia a cercare di riallacciare la loro alleanza.
Il mercato era inizialmente ottimista per la prospettiva di un taglio di 10-15 milioni di barili al giorno di produzione di cui il Presidente Trump aveva parlato nei suoi tweet venerdì scorso. Tuttavia, il processo non è neanche lontanamente semplice come dicono i tweet del Presidente.
Sebbene l’OPEC+ debba ancora incontrarsi, Arabia Saudita ed EAU hanno già indicato che un eventuale taglio alla produzione dell’OPEC+ richiederà anche la partecipazione di altri produttori globali. Malgrado siano stati invitati altri 12 paesi al vertice come osservatori, non è chiaro se parteciperanno davvero. Gli Stati Uniti hanno già declinato l’invito.
Alcuni analisti affermano che l’OPEC+ sta assumendo una posizione saggia spingendo i produttori esterni al gruppo a prendere parte ai tagli. Che sia saggia o meno è irrilevante per i trader. È cruciale capire che si tratta di una mossa senza precedenti. L’OPEC era solita agire da sola con rare richieste di intervento a paesi esterni. Nel 2014, l’Arabia Saudita aveva spinto per la sovrapproduzione quando non riusciva a bilanciare il mercato, ma non aveva fatto alcuna seria pressione su altri produttori se non ai suoi stessi partner OPEC. Poi, l’OPEC ha esteso la partecipazione all’OPEC+. Ora, sembra che l’OPEC+ stia insistendo affinché tutti gli altri produttori partecipino con loro: una netta inversione di rotta rispetto al passato.
Come è successo in quasi tutti i vertici dell’OPEC+, Arabia Saudita e Russia sono i principali protagonisti. A differenza della tradizionale posizione dell’OPEC, anche gli Stati Uniti sembrano giocare un ruolo chiave. Diamo un’occhiata alle posizioni di questi paesi:
Arabia Saudita
L’Arabia Saudita ha fatto precipitare il crollo giornaliero del 30% del prezzo del greggio a marzo dopo aver reagito alla posizione anti-taglio della Russia promettendo una maggiore produzione e prezzi più bassi per alcuni dei suoi clienti. Questo un mese fa.
WTI Futures Weekly Chart
WTI Futures Weekly Chart
Grafico settimanale future WTI
Ora la monarchia saudita è preoccupata per le entrate governative, soprattutto considerati gli ambiziosi piani di spesa dell’attuale leadership ed il ruolo tradizionale del governo come benefattore del popolo. La monarchia dovrebbe inoltre preoccuparsi di quanto i prezzi bassi del greggio sul lungo termine influiranno sul prezzo del titolo di Saudi Aramco (SE:2222) (SE:2222), al momento scambiato in borsa. Il 20% dei cittadini sauditi ha comprato azioni durante l’IPO di Aramco, qualcuno indebitandosi, sulla base delle promesse fatte dal governo. Un prezzo basso del titolo di Aramco peggiorerebbe il sentimento politico.
Sebbene la monarchia saudita abbia bisogno di prezzi del greggio più alti, Aramco al momento sta producendo la cifra record di 12 milioni di barili al giorno. Dovrebbe fornire 12,3 milioni di barili al giorno, compresi 0,3 milioni dalle scorte. Considerata la domanda così bassa, bisogna chiedersi se Aramco abbia o meno compratori per il suo greggio ad aprile e anche dopo. Se la risposta è no, i prezzi crolleranno ancora e l’Arabia Saudita apparirà debole. Inoltre, questi alti tassi di produzione lasciano l’Arabia Saudita senza la sua strategica capacità di scorte per la prima volta da decenni. Il regno ha annunciato l’intenzione di aumentare la capacità a 13 milioni di barili al giorno, ma ci vorrà un po’ per farlo. Per ora, il regno resta vulnerabile, senza capacità di scorte. Tutti questi elementi fanno supporre che l’Arabia Saudita voglia un accordo sul taglio della produzione.
D’altro canto, qualcuno pensa che la politica saudita sia dettata in parte dal desiderio di dimostrare forza contro la Russia. In questo caso, l’Arabia Saudita potrebbe continuare con la sua linea dura malgrado vada contro i suoi interessi.
Russia
La Russia vuole prezzi del greggio più alti proprio come ogni altro produttore. Di recente, il paese ha affermato che 40 dollari al barile sono sufficienti per il suo bilancio, ma i prezzi al momento sono significativamente inferiori a questo livello. Ciò indicherebbe che i prezzi attuali non sono sufficienti per il bilancio russo, ma i produttori riusciranno ad arrivare ad un accordo su un taglio che sia sufficiente a riportare il prezzo sopra i 40 dollari?
La Russia non vuole sentirsi in obbligo nei confronti di nessuno. Prima dello scontro con l’Arabia Saudita ad inizio marzo, il Presidente russo Vladimir Putin aveva espresso chiaramente di essere d’accordo con il suo ministro dell’energia, Alexander Novak, rifiutando qualsiasi proposta di tagli futuri. La Russia non prenderà parte a nessun patto sulla produzione di cui non possa avere il controllo.
Non sappiamo quanto disperatamente la Russia voglia far salire i prezzi al momento ma, anche se dovesse acconsentire ad un patto sul taglio alla produzione, gli altri partner dovranno essere scettici circa la possibilità che rispetti la parola data, visti i trascorsi.
Stati Uniti
Gli Stati Uniti non hanno un meccanismo per regolare la produzione di greggio nel paese. Lunedì, il Segretario per l’Energia Dan Brouillette ha dichiarato: “Negli Stati Uniti abbiamo un mercato libero e l’industria si adeguerà da sola”.
Alcuni stati, come Texas ed Oklahoma, hanno degli enti regolatori che possono ripartire proporzionalmente la produzione di greggio nei rispettivi stati, ma questo processo è complicato nonché statale, e non federale. Ci sono altri modi in cui il governo federale può cercare di ridimensionare la produzione petrolifera nel paese, ad esempio tramite le norme ambientali, ma qualsiasi tentativo di utilizzare le norme designate alla protezione ambientale per regolamentare i commerci sarebbe portato in tribunale.
Alla fine, gli Stati Uniti sembrano offrire una sola cosa: la previsione di un calo organico della produzione, basato sul mercato. L’EIA ieri ha pubblicato previsioni in cui stima che gli USA registreranno una media di 11,8 milioni di barili al giorno di produzione di greggio nel 2020. Si tratta di un calo di 500.000 barili al giorno rispetto alla produzione 2019. L’EIA stima che la produzione statunitense scenderà lentamente dal massimo di marzo di 12,72 milioni di barili al giorno nei prossimi mesi a 10,96 milioni di barili al giorno ad ottobre prima di ricominciare a salire.
L’OPEC probabilmente avrà le sue previsioni sulla produzione USA, ma gli osservatori dei mercati non dovrebbero aspettarsi che gli Stati Uniti offrano dei cosiddetti “tagli alla produzione” all’OPEC+ oltre a queste riduzioni dovute al mercato previste dall’EIA.
Se l’accordo dovesse saltare, probabilmente sarà per la frustrazione dei membri dell’OPEC+ per non aver potuto obbligare altri produttori (come gli USA) ad agire.

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