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venerdì 17 aprile 2020

Utili delle banche deboli e pessimi dati economici pesano sulla propensione

La propensione al rischio globale si sta deteriorando dopo che i pessimi dati economici, cui si sommano gli utili deboli delle banche, confermano che sta per bussare alla porta una profonda recessione. Le banche statunitensi stanno portando gli accantonamenti a livelli da record, per timore che titolari di carte di credito e aziende non ripaghino interessi e prestiti. Cionondimeno, i redditi dalla divisione trading di Goldman Sachs, Bank of America e Citi hanno superato le stime perché il trading frenetico del primo trimestre e l’elevata volatilità del mercato hanno contribuito a stimolare l’attività. In prospettiva, appare sempre più probabile che i tassi d’interesse vicino allo zero intacchino duramente i margini di profitto delle banche. Ecco perché a New York i titoli bancari sono scesi, insieme a quelli energetici.

Sul fronte dei dati, a marzo negli USA le vendite al dettaglio sono precipitate dell’8,7% m/m, una flessione da record; nello stesso mese, la produzione industriale si è contratta del 5,4%. E, cosa ancor più preoccupante, l’indice Empire State Manufacturing, sprofondato di -78,2 punti (rispetto ai -35,2 previsti dagli analisti e ai -21,5 del mese precedente), lascia presagire che il peggio debba ancora arrivare, poiché l’attività negli Stati Uniti è scesa a livelli anemici dopo il lockdown generale deciso per contenere il contagio. Nelle prossime ore, l’indice sul manifatturiero della Fed di Philadelphia mostrerà probabilmente un risultato simile.

E, anche nonostante le misure stringenti per fermare la diffusione del virus, nel mondo si registrano più di 2 milioni di infezioni.

L’azionario è dunque oggetto di vendite, sulla scia del potente mix di cattive notizie su entrambi i fronti, societario ed economico, e forti venti contrari potrebbero danneggiare ulteriormente il mercato, che nelle ultime settimane aveva recuperato quasi il 50% del prezzo delle azioni.

È ancora troppo presto per dire se siamo al culmine di un altro giro sull’ottovolante, ma probabilmente assisteremo a un’altra ondata ribassista. Sembra sempre più verosimile una correzione a forma di W. La propensione degli investitori potrebbe non tornare a livelli ideali prima della tanto temuta stagione delle trimestrali.

In Europa, il FTSE, ad alto tasso di titoli energetici, mercoledì è calato del 3%, trascinato giù dalle consistenti vendite di titoli energetici e bancari.

L’attività sui futures del FTSE (-0,12%) suggerisce un avvio di seduta ribassista per giovedì; i titoli del comparto estrattivo e dell’energia probabilmente continueranno a perdere terreno con il peggioramento dell’umore a livello globale.

Il greggio WTI è scivolato per la prima volta sotto i $20 al barile, in una mossa più sostenibile di quanto abbiamo visto in passato, dopo che l’IEA ha detto che quest’anno la domanda globale di petrolio crollerà del 9%, mentre le scorte raggiungeranno i massimi entro la metà del 2020. Si torna dunque alla semplice equazione, troppa offerta a fronte del crollo della domanda. Ma i produttori di petrolio non vogliono sentirne parlare, per lo meno questa è la conclusione che traiamo dopo che i maggiori fornitori di petrolio non sono riusciti ad impegnarsi con decisione per tagliare la produzione. Il mercato, però, si adatterà. Con i prezzi del petrolio così bassi, molti paesi produttori dovranno arretrare per un po’, considerando che per la maggiore parte di loro pompare petrolio sotto i $20 al barile non è economicamente redditizio. Cercare opportunità di acquisto sui minimi è quindi l’operazione principale da fare sul mercato petrolifero. Per i titoli energetici, però, permangono i rischi al ribasso.

Altrove, l’oro non ha brillato sulla scia delle vendite sull’azionario, ricompensando solo chi aveva accumulato il metallo giallo preventivamente, prima che le vendite colpissero le borse. L’oncia è stata scambiata sotto il livello dei $1750, ma, con l’attenuarsi della propensione al rischio, si sta formando un supporto vicino a $1700.

Sul mercato valutario, l’USD ha guadagnato terreno, sostenuto dall’aumento dei flussi di capitale verso i beni rifugio. Il rendimento dei decennali USA è scivolato sotto lo 0,65%. Il dato sulle richieste di sussidi di disoccupazione negli USA, che sarà diffuso oggi, dovrebbe mostrare cifre spiacevoli anche questa settimana, gli analisti stimano più di 5 milioni di richieste. Non escludiamo tuttavia la possibilità di cifre peggiori, considerato l’aumento dei licenziamenti con il prolungarsi del fermo dell’attività economica nel paese. Dati negativi potrebbero però sostenere flussi verso il biglietto verde, gli investitori avranno infatti la tentazione di tornare al contante in vista di nuove potenziali turbolenze sul mercato nelle prossime settimane.

L’EUR/USD è risceso a 1,0865, mentre il cable è scivolato sotto il livello a 1,25. È prevista un’ulteriore correzione su entrambi i mercati.

L’USD/CAD, invece, ha sfondato rapidamente la resistenza a 1,40, dopo che la Banca del Canada (BoC) ha mantenuto invariato il tasso d’interesse allo 0,25% come da attese. I prezzi fiacchi del petrolio dovrebbero continuare a pesare sul Loonie.

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