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martedì 14 aprile 2020

Trimestrali e resistenze, il menù della settimana

 
I mercati europei riaprono oggi dopo il ponte pasquale e si trovano a dover fare i conti con  parecchia carne al fuoco da digerire.
Innanzitutto la seduta di giovedì scorso ha prodotto l’ulteriore estensione del movimento rialzista di recupero, che ha consentito a SP500 di chiudere la sua miglior settimana dal lontano 1974, con un rialzo superiore al +12%. Grazie a questa rampante performance, rara nelle fasi tranquille, ma non durante le correzioni rialziste dei mercati orso, SP500 ha raggiunto due obiettivi che solo due settimane fa sembravano lontanissimi: il primo è il dimezzamento della perdita accumulata durante il terribile crollo dai massimi storici fino ai minimi del 23 marzo scorso; il secondo è il raggiungimento della media mobile esponenziale a 50 sedute, che aveva infranto all’inizio della caduta.
A giudicare dall’evoluzione della pandemia, che oggi o domani raggiungerà i due milioni di casi di contagio e supererà i 120.000 morti nel mondo, e dal progressivo smottamento dell’economia americana e globale, non si trovano ragioni plausibili per un tale comportamento euforico dei mercati azionari.
Dobbiamo ricorrere all’emotività, che prende i mercati quando un evento inatteso si abbatte sulle certezze coltivate, e produce movimenti tellurici misurati dall’aumento della volatilità: crolli epocali e recuperi euforici, motivati dall’incertezza sul futuro. Gli operatori al panico prodotto dagli eventi che si susseguono, alternano speranze di rapida ripresa, pronti a cadere in nuove crisi depressive quando tali speranze dovessero venire frustrate.
Dopo quasi 5 settimane di crollo, assistere a 3 di recupero diventa plausibile, alla luce dell’emotività estrema che i mercati si trovano a vivere, anche perché, se la pandemia incute terrore, i governi e le banche centrali cercano di rassicurare, aumentando ogni giorno l’ammontare di liquidità da iniettare nelle economie. Si stima che le misure complessive di sostegno attuate da governi e banche centrali delle principali economie abbiano ormai raggiunto dimensioni medie vicine al 20% del PIL. Proprio giovedì scorso la FED ha, varato un ulteriore pacchetto di misure che estende il suo intervento a 2.300 mld $ (11% del PIL USA), in  aggiunta alle misure già stanziate da Trump, che ammontano per ora al 7% del PIL. Powell ha addirittura infranto un tabù che mai nessun predecessore aveva osato avvicinare: ha previsto il sostegno diretto a famiglie ed imprese, a singoli stati e singole città. Comprerà 500 miliardi di bond emessi dagli enti locali e 600 miliardi di prestiti erogati dalle banche alle grandi imprese USA. Estenderà i suoi acquisti di bond sul mercato non solo verso gli emittenti privati ad alto rating, ma addirittura fino ai bond con rating BB-, cioè i titoli spazzatura.  Con queste misure la FED si candida ad assumere il ruolo di più grosso Hedge Fund esistente al mondo.
Chi pensa ancora che la ripresa avverrà in breve tempo viene così colto dai brividi dell’entusiasmo quando  assiste ad interventi di questa portata, in grado di soffiare sul fuoco della speculazione molto più di quanto abbia mai fatto la FED prima d’ora. E già nell’ultimo decennio aveva fatto troppo. 
Ora però si tratta di superare ostacoli non facili, poiché quelli raggiunti prima di Pasqua mettono a dura prova l’ottimismo degli speculatori. Già ieri (i mercati USA a Pasquetta sono aperti) l’indice della blue chip è arretrato sotto 2.800. A partire da oggi occorrerà verificare se le prime trimestrali in arrivo (si comincia con due banche, JPMorgan e Wells Fargo) presenteranno conti ancora decenti nel primo trimestre, e soprattutto come saranno le previsioni dei manager per il secondo.
Credo che le trimestrali saranno un buon banco di prova per saggiare la voglia dei mercati di voltare pagina. 
Intanto oggi i leader europei dovranno riempire di contenuto il famoso accordo di venerdì dell’Eurogruppo, che tanto fa litigare Conte e l’opposizione in Italia. Accanto ai 500 miliardi già definiti tra MES (240), BEI (150) e SURE (100), il nodo da sciogliere è il fondo per l’emergenza sanitaria da almeno altri 500 miliardi e soprattutto come verrà finanziato. Italia, Francia e Spagna insistono per avere dei Recovery Bond a rischio condiviso e con finalità di spesa sanitaria. Ma da questo orecchio l’Olanda e anche la Germania continuano a non sentirci.
Così potrebbe finire che il nostro paese non ottenga i bond e che, per l’ostilità preconcetta dei 5Stelle, rinunci anche ad attingere al MES (che non è più legato alla troika, ma ora è senza condizionalità). La definirei una classica situazione da cornuto e mazziato. 

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