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martedì 21 aprile 2020

Petrolio, le ragioni del crollo

Ieri è stata una giornata storica sui mercati finanziari, soprattutto per il mercato delle commodities.

Per la prima volta nella storia il Future sul greggio WTI quotato al NYMEX, è arrivato a scambiare (anche pesantemente) in territorio negativo, chiudendo la sessione precedente alla scadenza tecnica del contratto di maggio 2020 (particolare questo molto importante) a -37.63 dollari al barile.

Innanzitutto dobbiamo precisare che stiamo parlando del WTI, ossia il West Texas Intermediate, anche noto come Texas Light Sweet, che è un tipo di petrolio prodotto in Texas e utilizzato come benchmark nel prezzo del petrolio.

La pandemia da Coronavirus sta sconvolgendo in maniera pesante l’economia mondiale, infliggendo cambiamenti radicali al nostro modo di vivere e comportarci; tuttavia per descrivere quanto accaduto ieri non è corretto parlare di cambiamento o situazione sconosciuta al mercato (in senso assoluto), quanto piuttosto si tratta di aver portato all’estremo situazioni e dinamiche che sono ben conosciute a chi opera sui mercati finanziari.

Di seguito alcune considerazioni

Le quotazioni di ieri hanno afflitto soltanto le posizioni sui futures di operatori istituzionali, poiché per i privati era automatico il rollover dal 19 aprile, nonostante il contratto maggio scadesse il 21 aprile, cioè oggi; questo perché essendo il contratto future sul WTI uno strumento per il quale è prevista la consegna fisica del sottostante a scadenza, si vuole evitare tale rischio per gli operatori privati imponendo il blocco sull’operatività.
Sappiamo piuttosto che quando i contratti Futures (non solo su materie prime) arrivano a scadenza c’è sempre una tendenza più o meno marcata ad estremizzare i movimenti in essere, prima magari di osservare un inversione di trend con l’entrata in vigore del nuovo contratto.

Questo accade poiché i grossi player cercano sempre di stressare le mani più deboli (o altri grossi operatori come vedremo) posizionate contro trend, esacerbando il movimento e portandoli a chiusure forzate ai prezzi peggiori; questo capita non sono con le mani deboli, ma anche con grossi operatori che sono per qualche motivo costretti a fare rollover sui contratti successivi.

Su diversi articoli oggi si dà la colpa a quanto accaduto ieri ai problemi tecnici di stoccaggio che diverse società in Texas stanno avendo in questo momento; in poche parole la richiesta di WTI è talmente bassa che non c’è più spazio per accumulare le giacenze, motivo che ha spinto i prezzi così in basso a causa di un eccesso di offerta rispetto alla domanda.

Non dico che questo sia un falso problema, ma la causa va ricercata dietro mere operazioni di speculazione intrinseche a questi strumenti derivati e soprattutto alla motivazione che muove i capitali allocati in questo momento sul petrolio WTI.

Peraltro alcuni avranno notato che la mossa di ieri sul petrolio ha visto rimanere immobile il Dollar Index, in rialzo ieri di appena lo 0,22% ed in alcun modo coinvolto nella dinamica di mercato del petrolio, nonostante sia la valuta di riferimento per il WTI ed in generale sia inversamente correlato ad esso.

Le cause di quanto accaduto ieri vanno ricercate a monte, ovvero nella scarsa domanda di greggio che in questo momento si è venuta a creare a causa del coronavirus; questo ha prodotto sui mercati di negoziazione ad una forte riduzione di liquidità, lasciando un grossa fetta di mercato in mano a società e fondi proprietari di ETC, ossia exchange traded commodity.

L’ETC è uno strumento finanziario ibrido, emesso da una società a fronte dell’investimento diretto nelle materie prime fisiche o, più spesso, in contratti derivati sulle materie prime, come purtroppo accaduto in questo caso con il petrolio.

Le società emittenti di ETC acquistano quindi futures sul petrolio come copertura sul contratto ETC, dovendo ogni mese effettuare il rollover su scadenza successiva (si liquida il contratto a scadenza e si acquista il nuovo) permettendo la continuità dell’ETC.

Questa serie di operazioni mensili può ripercuotersi sul prezzo dell’ETC in due modi:

Se il roll yield è negativo, ossia il contratto attuale si chiude a prezzi più bassi rispetto alle quotazioni del nuovo contratto, si ha il cosiddetto effetto Contango (i prezzi delle scadenze più vicine sono più bassi di quelli delle scadenze più lontane); questo gap negativo andrà a gravare sul prezzo dell’ETC, che in questo caso sottoperformerà il sottostante.

Se il roll yield è positivo, di contro questo produrrà un guadagno per l’ETC sotto forma di effetto backwardation (i prezzi delle scadenze più vicine sono più alti di quelli delle scadenze più lontane)

Chi opera con questi strumenti sa però che tipicamente il petrolio si negozia in effetto Contango, poiché in generale le scadenze più lunghe quotano quasi sempre a prezzi più alti, poiché scontano diversi costi aggiuntivi tra i quali una voce importante è il costo di storage o immagazzinamento.

Quindi in caso di situazione in Contango l’emittente di ETC ogni mese è costretta a chiudere il contratto a prezzi più bassi per poi dover ricompare il contratto successivo a prezzi più alti.

Diciamo deve poiché la situazione estrema di ieri è stata dettata proprio dall’impossibilità di questi operatori di ottenere la consegna fisica del sottostante, quanto piuttosto di dover procedere forzatamente a rollover per assicurare la continuità dell’ETC.

Chiaro che in situazioni normali di liquidità, in presenza quindi di tutti gli operatori normalmente coinvolti in questi mercati, tra cui quelli interessati alla consegna fisica del sottostante, il fenomeno non avrebbe avuto dimensioni così ampie.

Essendo però ora una grossa fetta di mercato rimasta in mano a posizioni puramente speculative, questo ha scatenato una guerra tra istituzionali, con alcuni che ben cosci della contingenza l’hanno sfruttata a proprio vantaggio a scapito di altri fondi coinvolti in ETC, portando all’esasperazione l’effetto Contango.

Purtroppo il gap tra vecchio e nuovo contratto viene scontato ora sul prezzo dell’ETC, motivo per il quale i piccoli risparmiatori che hanno acquistato ETC sul WTI, magari attratti dai prezzi in recupero su scadenze più lunghe, sono rimasti scottati dagli avvenimenti di ieri.

L’effetto Contango infatti produce un disallineamento tra i prezzi del WTI e i prezzi dell’ETC, quanto mai inefficiente nel replicare l’andamento del sottostante proprio perché come ieri caricato dei gap in chiusura tra un contratto e l’altro.

Purtroppo alla fine a rimetterci è sempre il piccolo risparmiatore, che ha investito in questo tipo di strumenti senza un’adeguata conoscenza e formazione, anche se non ci stupiremo di leggere nei prossimi giorni di situazioni di sofferenza (o peggio) anche da parte di società emittenti di questi strumenti di questo tipo.

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