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giovedì 23 aprile 2020

I prezzi del petrolio sono in salita, ma ci sono 3 questione aperte

La grande notizia di questa settimana è stato il crollo dei future del petrolio registrato lunedì, quando il riferimento americano WTI stava per scadere. Non si tratta di un calo inatteso ma ha riflettuto il fatto che i prezzi di stoccaggio siano saliti troppo in fretta per i venditori bloccati con la consegna di maggio.
Crude Oil WTI Futures Monthly Chart
Crude Oil WTI Futures Monthly Chart
I prezzi per il greggio in consegna a giugno e nei mesi successivi sono saliti, ma restano estremamente volatile. Questa vivacità del mercato è destinata a durare? Ci sono tre aspetti da considerare per capire cosa potrebbe succedere:
1. Le scorte USA contano, ma contano anche i dati sulla produzione
La maggior parte dell’attenzione sulla situazione del petrolio in America è stata destinata alle scorte piuttosto che alla produzione. Sebbene la capacità di stoccaggio sia importante, non è l’unico indicatore da tenere in considerazione. È solo molto più facile da seguire rispetto all’andamento della produzione negli Stati Uniti.
L’ Energy Information Administration (EIA) ha riportato un aumento delle scorte di greggio pari a 19,2 milioni di barili nella settimana terminata il 10 aprile. È un dato superiore alle attese dell’API, ma non altera di molto le previsioni sul raggiungimento della capacità massima di stoccaggio negli USA (escluse le SPR - riserve strategiche di petrolio) durante il mese di maggio.
Una volta che i punti di stoccaggio saranno pieni, le compagnie potrebbero iniziare ad affittare spazi negli impianti del governo destinati alle riserve strategiche di petrolio. Infatti, il Deparitmento per l’energia sta cercando di affittare spazio nei suoi siti all’interno del Gulf Coast a 9 diverse compagnie, per lo stoccaggio di 23 milioni di barili. Al governo resterebbe comunque spazio per stoccare 55 milioni di barili.
Tuttavia, è importante ricordare che voci non confermate potrebbero non rispecchiare la situazione complessiva. Misurare il calo della produzione USA è difficile perché la produzione negli Stati Uniti viene riportata all’EIA in modo volontario e non tutti i produttori partecipano. I dati settimanali dovrebbero essere interpretati come un riflesso del trend generale.
2. Dove è diretto il greggio saudita? Taglieranno più di quanto promesso?
L’Arabia Saudita ha aumentato la sua produzione ad aprile al ritmo massimo di 12 milioni di barili al giorno, ma ha promesso di tagliare la produzione a 8,5 milioni di barili al giorno a maggio. È ancora incerto se l’Arabia Saudita abbia davvero firmato dei contratti per vendere tutta la sua produzione di aprile. Secondo il ministro del petrolio saudita sì, ma i funzionari di Aramco (SE:2222) hanno smentito e la compagnia avrà delle petroliere piene di greggio senza un posto dove andare. Come ho scritto all’inizio del mese, potremmo vedere un altro tonfo del prezzo se dovesse essere determinato definitivamente che l’Arabia Saudita non può vendere il suo greggio di aprile.
In base alle ultime notizie, l’Arabia Saudita ha già cominciato a tagliare la produzione per portarla agli 8,5 milioni di barili al giorno che ha promesso per maggio. Ma il mercato ha deciso che la sua promessa non basta, soprattutto data la sua enorme sovrapproduzione di aprile. Stanno aumentando le pressioni affinché il paese riduca la produzione in modo più rapido e più drastico. Ogni volta che il prezzo del greggio scende significativamente, circolano voci che l’Arabia Saudita sta considerando dei tagli maggiori con l’OPEC+, ma queste voci non significano niente per i mercati. Se all’Arabia Saudita resterà del greggio invenduto da aprile, sarà finalmente costretta ad operare dei tagli maggiori?
3. Gli stati USA produttori di greggio valutano delle misure di regolamentazione
Stati USA come Texas, Oklahoma e Nord Dakota stanno pensando di regolamentare la produzione petrolifera. Ciascuno di questi stati ha degli enti regolatori che potrebbero ordinare un certo livello di tagli alla produzione ai produttori nella loro giurisdizione.
Le questioni importanti che stanno valutando comprendono: (a) se la regolamentazione della produzione peserà sugli investimenti sulle infrastrutture di greggio e gas sul lungo termine; (b) se siano necessarie delle regolamentazioni statali quando le condizioni di mercato stanno facendo scendere la produzione in modo organico; e (c), se ordinare dei tagli alla produzione danneggerà o aiuterà la sostenibilità economica delle compagnie e dell’intera industria petrolifera.
La scorsa settimana, la Texas Railroad Commission ha tenuto un’udienza sull’argomento e numerose compagnie si sono espresse a favore o contro la proposta ed hanno risposto alle domande poste dai tre commissari eletti. All’inizio di questa settimana, i commissari hanno deciso di rimandare la decisione sulla ripartizione proporzionale (termine usato dagli stati per regolare la produzione) fino al 5 maggio.
Due commissari su tre sono contrari alla ripartizione, mentre l’altro è a favore di un taglio della produzione di greggio del 20% per le compagnie che producono più di 1000 barili al giorno (in base ai dati sulla produzione mensile più recenti pubblicati dalle compagnie stesse). Tuttavia, questo commissario ha specificato che il suo supporto a questi tagli imposti dipenderà dall’eventualità che gli altri stati produttori accettino o meno di regolare la riduzione della produzione. In altre parole, almeno un commissario del Texas vuole vedere cosa faranno Oklahoma e Nord Dakota.
I regolatori dell’Oklahoma hanno deciso con un voto di 2 a 1 che una produzione petrolifera non redditizia può essere considerata uno “spreco economico”. Questo potrebbe essere un primo passo verso l’imposizione di limiti sulla produzione alle compagnie, sebbene a questo punto la decisione verrebbe usata dai produttori per mantenere gli affitti sui pozzi che decideranno di chiudere involontariamente. L’Oklahoma terrà un’udienza sull’argomento l’11 maggio.
Martedì, la North Dakota Industrial Commission ha deciso di non definire uno “spreco” il greggio prodotto in perdita economica. Il Nord Dakota non sta ancora valutando di limitare la produzione, ma sta osservando il Texas e l’Oklahoma e potrebbe considerare la possibilità di farlo. Secondo il direttore del Dipartimento di Risorse Minerali del Nord Dakota, lo stato sta emettendo delle esenzioni sui pozzi che consentono alle compagnie di chiuderli in modo volontario. Il Nord Dakota ha ricevuto richieste per esenzione su 5.000 pozzi e stima che si potrebbe arrivare ad un calo di 295.000-300.000 barili al giorno di produzione.
Sebbene le probabilità che gli stati regolino la produzione petrolifera siano più alte che mai, sembra difficile che Oklahoma, Texas e Nord Dakota decidano di adottare quella che viene considerata una misura drastica. I regolatori statali potrebbero riuscire ad evitare la decisione e lasciare che le forze di mercato facciano scendere la produzione in modo naturale. Tuttavia, se un ente regolatore statale dovesse decidere a favore della ripartizione proporzionale, gli altri potrebbero seguirlo a ruota.

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