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mercoledì 1 aprile 2020

Goldman: gli spiragli e i tanti motivi di cautela su tempi ripresa

Roma, 1 apr. (askanews) - Non è tanto la portata dei crolli delle Borse, ma la loro velocità e il contesto di altissima volatilità in cui stanno avvenendo a caratterizzate questa fase di correzione al ribasso (bear market) rispetto a quelle del passato. Lo afferma Goldman Sachs in una analisi delle cadute innescate dalla pandemia di coronavirus nelle ultime settimane, che guardando alle prospettive dei prossimi mesi fornisce indicazioni in chiaroscuro: alcuni spunti di ottimismo ma anche vari elementi, purtroppo più numerosi, che suggeriscono "prudenza".
"Questo mercato in ribasso è stato inusuale per velocità e volatilità", dice Goldman: la caduta in territorio "orso", ovvero da quando ha accumulato un perdita del 20% rispetto al picco precedente, si è verificata in sole 16 sedute, che rappresenta un nuovo record e quasi un terzo del tempo che venne impiegato nel record precedente: 44 sedute nel crollo azionario del 1929, guardando a Wall Street.
Nel frattempo anche la volatilità è da primato: dopo tre sedute consecutive di movimenti in rialzo o al ribasso di oltre il 9%, in tre sessioni l'azionario Usa ha recuperato un 18%. Il maggior rimbalzo dal 1933.
Goldman elenca alcuni elementi in base ai quali si potrebbe essere ottimisti. Il primo è che ci sono alcuni segnali incoraggianti di ripresa della produzione in Cina e altri Paesi, dove anche la domanda comincia a recuperare.
Poi ci sono state le energiche risposte alla crisi arrivate dai governi, con la crescente mobilitazione di centinaia di miliardi, poi migliaia di miliardi contro la pandemia. E gli altrettanto massici interventi dalle Banche centrali delle maggiori economie.
Sul versante opposto, secondo Goldman resta troppo presto per sbilanciarsi a ritenere che il peggio sia passato. E le valutazioni dei mercati "rimangono troppo alte". Perché dopo i recuperi delle sedute della scorsa settimana, la maggior parte degli indici azionari sono "solo" del 25-30% più bassi dei picchi precedenti. Ma i livelli attuali non riflettono le attese di indebolimento del valore medio di utili per azione (Eps) previsti dalla stessa banca d'affari: tra il meno 33% e il meno 45% sia negli Usa che in Europa.
Poi, gli interventi pubblici a sostegno dell'economia hanno le loro contropartite. La Bce, che sta inondando le banche di liquidità, ha già "raccomandato" loro di astenersi dal pagare dividendi agli azionisti. Lo Stato francese intende ordinare altrettanto almeno a tutte le società su cui ha effettuato interventi di soccorso. Germania e Norvegia meditano misure simili
Ancora sul versante degli argomenti che suggeriscono cautela: al momento l'avvio della ripresa è previsto tra maggio e giugno, in base al presupposto che il picco d contagi dovrebbe essere seguito da un netto calo dei nuovo casi di coronavirus durante i prossimi due mesi. "Ma anche questo potrebbe essere troppo ottimistico", avverte Goldman. Infine, la forte crescita dei disoccupati, specialmente negli Usa potrebbe frenare la futura ripresa.
Infine, se finora è crollato un po' tutto, con il passare del tempo le valutazioni degli operatori potrebbero farsi più mirate, in particolare sui Paesi emergenti. Potrebbero focalizzarsi con maggiore attenzione, caso per caso, sulla capacità o meno degli Stati di gestire la crisi e sulle loro vulnerabiltà.
Voz

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