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giovedì 9 aprile 2020

Gas naturale: il ritorno del cavallo selvaggio

Una potenziale fine a 17 settimane di riduzioni delle scorte del gas naturale USA sembra incombente, tra l’improvvisa impennata del consumo energetico e le temperature in discesa. I trend contrastanti hanno riacceso la volatilità di una materia prima spesso nota come il cavallo selvaggio del mercato energetico.
Il gas naturale era talmente fiacco un paio di settimane fa che il contratto con consegna il mese successivo sull’Henry Hub del New York Mercantile Exchange faticava a muoversi di più di 5 centesimi per milione di Btu, in entrambe le direzioni.
Ma tutto questo è cambiato in tre sedute tra venerdì e martedì (prima del calo di ieri ovviamente) in cui si è registrata un’impennata di 23 centesimi netti, o del 15%, per il contratto. Malgrado alcuni long si siano dati alla fuga nell’ultima seduta nei timori di un’improvvisa inversione, il contratto ha raggiunto il massimo di sette settimane di 1,918 dollari per mmBtu ieri.
Natural Gas Futures Weekly Chart
Natural Gas Futures Weekly Chart
Grafico prezzo settimanale future gas naturale
Sebbene sia ancora presto, se questo slancio dovesse persistere, aprile potrebbe diventare il primo mese positivo su sei per il gas naturale.
Gli orsi mollano il timone, tori al comando
Gli orsi del gas, che esultavano solo una settimana fa per la prospettiva di portare il mercato ancora più giù dopo i minimi di 25 anni di 1,52 dollari per mmBtu, hanno mollato il timone per il momento.
Al loro posto ci sono i tori che sembrano un po’ più minacciosi con le corna affilate, che cercano di riportare il gas a 2 dollari durante una stagione di temperature solitamente più miti non nota per la richiesta di eccessivo riscaldamento o raffreddamento. Inoltre, fino a quando l’America sarà in quarantena per il coronavirus, il tasso continuato di alto consumo energetico resta discutibile.
Ciò che è ancora più sorprendente è il fatto che alcuni tori in realtà respingano l’idea che le scorte di gas possano aver visto il primo aumento in 18 settimane la scorsa settimana. Secondo gli analisti del gas intervistati da Investing.com e Reuters, per la settimana terminata il 3 aprile si è registrato un aumento delle scorte di 24 miliardi di piedi cubici.
“Nel complesso, l’iniezione di aprile a questo punto sembra sempre meno dovuta al clima ed alla domanda energetica ed industriale, il contrario, potremmo dire, rispetto allo stato del resto dei mercati energetici mondiali, e probabilmente ha incastrato alcuni short”, afferma Scott Shelton, broker dei future energetici di ICAP a Durham, Nord Carolina. “Se l’avessi scambiato, sarei stato uno di loro”.
Discussioni sulla produzione
Shelton fa notare che la domanda energetica era ai massimi stagionali, vicina a 30 miliardi di piedi cubici (bcf) al giorno, mentre i tagli delle spese in conto capitale da parte dei trivellatori di scisto come Marathon Oil (NYSE:MRO) (che ha ridotto le spese del 50% dai livelli del 2019) dovrebbero supportare l’idea di un calo della produzione.
Aggiunge:
“La morale è che il mercato continua a sostenere la domanda malgrado il virus COVID-19, traendo vantaggio dall’ottimismo per la produzione minore e per una domanda di aprile migliore grazie al clima. 2 dollari mi sembrano tanti, ma lo sembravano anche 1,75 dollari perché avevo commesso un errore sul lato della domanda”.
Ma la produzione non è ancora scesa.
Fino alla scorsa settimana, la produzione di gas nei 48 stati USA meridionali ammontava a circa 93,14 bcf al giorno, in salita dalla media della settimana precedente di 92,92 bcf.
Le previsioni di freddo supportano il mercato
Cosa dicono le previsioni quindi?
Dominick Chirichella dell’Energy Management Institute di New York afferma che un sistema più freddo del normale comincerà a colpire da domani la maggior parte delle aree negli Stati Uniti centrali ed orientali per 5-15 giorni, con l’impatto più freddo negli USA centrali.
“In generale, la moderazione dovrebbe continuare dopo il periodo di 11-15 giorni e prevediamo un ritorno a temperature più miti prima della fine di aprile”, spiega Chirichella.
Dan Myers della Gelber & Associates di Houston concorda sul fatto che le temperature inferiori alla norma resteranno al centro dell’attenzione dei trader per il momento, sebbene incombano “un paio di aumenti delle scorte superiori alla media, le prime vere iniezioni della stagione”.
“G&A prevede un’iniezione di 9 bcf nel report sulle scorte di domani”, ha scritto Myers in un articolo di martedì, riferendosi all’idea della sua agenzia sul livello delle scorte che, ammette, corrisponde alla parte inferiore delle aspettative ma è comunque superiore alla media quinquennale di 6 miliardi di piedi cubici di aumento per questo periodo dell’anno.
Secondo lui, la produzione potrebbe scendere a 92 bcf al giorno entro fine aprile, con la domanda di esportazione in Messico e quella per il GNL che scende dai recenti massimi.
La Energy Information Administration, nel suo report sulle prospettive energetiche a breve termine (STEO) pubblicato questa settimana, concorda con l’idea che la domanda di esportazione industriale e per il GNL farà perdurare una debolezza per il resto dell’anno per via dell’incertezza e dell’attività economica ridotta.
Gli ordini di stare a casa peseranno sulla domanda di gas commerciale
Non solo: la domanda potrebbe scendere nella maggior parte dei settori, tra temperature del primo trimestre miti e ordini di stare a casa che riducono in particolare la domanda commerciale di gas, continua il report STEO dell’EIA.
Ma un’area della domanda domestica che si prevede ancora possa crescere grazie ai prezzi bassi è quella della domanda di energia basata su gas naturale, malgrado le previsioni di una riduzione del 3% della generazione energetica complessiva nel 2020, aggiunge il report.
In particolare, sul fronte delle scorte, l’EIA prevede che la produzione di gas secco raggiunga in media 91,7 bcf al giorno, circa 0,5 bcf al giorno in meno rispetto al 2019, spiegando che questi livelli ridotti potrebbero proseguire nel 2021.
Nel complesso, gli impatti sulla domanda dovrebbero essere perlopiù contenuti nel secondo e nel terzo trimestre, mantenendo l’Henry Hub invariato a 2,11 dollari per mmBtu per tutto il 2020, secondo l’EIA. Tuttavia, delle significative riduzioni delle scorte fino al prossimo anno hanno convinto l’agenzia energetica governativa ad includere una notevole revisione al rialzo di 47 centesimi alle sue stime per il 2021 per il contratto Henry Hub del mese successivo a 2,98 dollari per mmBtu.
* Nota: Barani Krishnan non possiede e non ha una posizione su nessuna delle materie prime o asset di cui scrive.

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