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lunedì 30 marzo 2020

Tonfo del greggio 2020: l’involontario aiuto dei sauditi in una pandemia

Innanzitutto, ringraziate la Federal Reserve, la BCE e le altre banche centrali globali per la loro risposta alla pandemia di COVID-19. Poi, il Senato USA ed i legislatori in tutto il mondo. Fatto? Ora, dite grazie in anticipo all’Arabia Saudita.
Perché? Perché grazie ai sauditi l’economia globale avrà qualcosa di estremamente importante per la sua ripresa quando finalmente comincerà a rimettersi in piedi dalla devastazione del coronavirus: dei prezzi del greggio bassi.
Riad è involontariamente diventata una delle maggiori fonti di supporto al mondo in questa pandemia, distruggendo in sole tre settimane quella struttura di prezzo del greggio che per decenni aveva difeso a spada tratta.
Uno stratagemma a sorpresa andato male
Quello che era iniziato come uno stratagemma a sorpresa dei sauditi per offrire ai loro clienti esistenti, così come ai prossimi, una fornitura di greggio virtualmente illimitata a prezzi stracciati (in modo da poter soffiare il mercato agli esportatori rivali russi e statunitensi) sta avendo delle conseguenze devastanti per il regno.
WTI Futures Weekly Price Chart
WTI Futures Weekly Price Chart

Grafico prezzi settimanali dei future WTI

Ieri Reuters ha riportato che l’Arabia Saudita è in difficoltà nel trovare clienti per il greggio extra che sta pompando, dopo il tonfo della domanda dovuto alla crisi del coronavirus ed all’aumento delle tariffe di trasporto.
Riad sta lavorando per aumentare la sua produzione da 9,7 a 12,3 milioni di barili al giorno.
Anche la Russia ha aperto i rubinetti per una vera e propria guerra dei prezzi e della produzione contro la potenza petrolifera del Medio Oriente.
Secondo Reuters, Royal Dutch Shell (NYSE:RDSa) e le raffinerie statunitensi prenderanno meno greggio saudita mentre la finlandese Neste (OTC:NTOIY) non ne comprerà affatto ad aprile.
Le raffinerie indiane chiedono un rinvio delle consegne di greggio saudita, mentre quelle polacche stanno riducendo gli acquisti, aggiunge.
E, sebbene le tariffe di trasporto per i carichi inviati dal Golfo Persico all’Oriente siano scese ieri, non sono molto lontane dai livelli di circa 6 dollari al barile delle ultime settimane.
Tonfo della domanda di greggio
Con il greggio di riferimento USA a circa 23 dollari al barile ieri, una tariffa di trasporto di circa 6 dollari o meno rappresenta comunque un sovrapprezzo di almeno il 25% e non è proprio quello che si vorrebbe pagare in un contesto in cui quasi tutti i viaggi non essenziali in tutto il mondo sono stati bloccati.
“Per dirlo con una parola, la domanda di greggio è ‘crollata’”, afferma John Kilduff, socio dell’hedge fund di energetici Again Capital a New York. “Si parla di circa 20 milioni di barili di domanda persa in un giorno. È il 20% di quella che era la domanda giornaliera di 100 milioni di barili prima della crisi”.
Nel dettaglio, Goldman Sachs prevede che la domanda globale di greggio, che si aggirava attorno a 100 milioni di barili al giorno l’anno scorso, scenda di 10,5 milioni di barili al giorno a marzo e di 18,7 milioni ad aprile.
Sull’anno, i consumi petroliferi dovrebbero contrarsi di circa 4,25 milioni di barili al giorno, scrive l’agenzia energetica di Wall Street.
Aggiunge Kilduff:
“I sauditi si stanno rendendo conto di avere un prodotto o una materia prima che non possono vendere facilmente. Hanno fatto quello che hanno fatto in un momento sbagliato e ora ne pagano le conseguenze. Hanno l’opzione, ovviamente, di fare un passo indietro e tornare ad un inasprimento della produzione. Ma stanno giocando al tiro alla fune con i russi e nessuno dei due intende mollare la presa per primo, con l’orgoglio che riveste un ruolo fondamentale”.
Ego in gioco
Phil Flynn, analista del Price Futures Group a Chicago, concorda con Kilduff nel dire che sauditi e russi hanno “lasciato che il proprio ego decidesse del mercato del greggio”.
“Anziché agire responsabilmente, hanno distrutto ogni briciolo di credibilità che avevano come stabilizzatori globali del prezzo del greggio”, afferma Flynn.
Sebbene il mondo possa non aver bisogno del greggio saudita in più in questo momento, sicuramente lo richiederà ad un certo punto, quando il peggio della stretta economica scatenata dalla pandemia sarà passato.
Ovviamente, Riad allora sarà pronta a dare al greggio che possiede il prezzo più alto possibile.
Ma ecco il problema: il mercato del greggio ha già perso più del 50% sull’anno e potrebbe non riprendersi tanto velocemente quanto sperano i sauditi. Se il danno causato all’economia globale sarà tanto grande, per una piena ripresa potrebbe volerci un anno o più.
Una ripresa rapida è ancora in dubbio
Afferma Kilduff:
“Mi aspetto che i sauditi continuino a fare quello che stanno facendo per distruggere i produttori di greggio ad alto costo (come lo scisto USA) in modo da poter ottenere la maggiore partecipazione di mercato possibile. Resteranno in attesa, ovviamente, di una ripresa della domanda, in modo da poter nuovamente gestire i tagli ed ottenere i prezzi che vogliono”.
“Ed ecco dove si complicano le cose: nessuno ha idea di quanto lunga e grave sarà la recessione anticipata dal virus. Sebbene prezzi del greggio bassi siano estremamente stimolanti per l’economia globale, la domanda di greggio in sé dipende da numerosissimi fattori. Quindi, l’economia potrebbe continuare a beneficiarne ed i sauditi potrebbero continuare a perdere”.
Ed ecco perché Riad si merita un grazie in anticipo.

Nota: Barani Krishnan non possiede e non ha una posizione sugli asset di cui scrive.

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