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venerdì 20 marzo 2020

Schroders: “Il coronavirus non risparmia l’oro, ma il futuro è promettente”

Schroders: “Il coronavirus non risparmia l’oro, ma il futuro è promettente”

Pur assumendo un maggiore stress di breve termine, James Luke (Schroders) ritiene che ci siano le condizioni per un potenziale prossimo rilancio sia del prezzo dell’oro che dei titoli del settore aurifero

Nell’ultimo mese l’intensificarsi dei timori riguardo alla diffusione del coronavirus e il collasso del prezzo del petrolio hanno destabilizzato i mercati finanziari. A farne le spese sono stati anche i prezzi dell’oro e l’azionario del settore aurifero. Tra i molteplici motivi che hanno determinato il calo delle quotazioni dell’oro figura la rapida liquidazione di posizioni speculative sui futures e la forzatura a dover smobilizzare, in un contesto in cui la liquidità si è bruscamente contratta, anche le posizioni in oro nei portafogli internazionali, nonostante fossero state costruite in precedenza come argine alla volatilità.

IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO FA CADERE LE ASPETTATIVE D’INFLAZIONE

Come se non bastasse, le forti oscillazioni nel mercato petrolifero hanno fatto crollare le aspettative sull’inflazione, riducendo in parte l’appeal del metallo prezioso come strumento base per contrastare il carovita. L’azionario aurifero, dal canto suo, è stato penalizzato in quanto continua a rientrare nella categoria dei produttori di commodity ed è incluso in molti indici azionari di più ampio respiro: quando scattano liquidazioni disordinate, come ad esempio la vendita forzata di queste settimane, anche i titoli azionari auriferi sono spinti al ribasso nel breve termine.

RECORD DI VENDITE PER I RIVENDITORI DI ORO FISICO

“È tuttavia interessante notare come i rivenditori di oro fisico stiano registrando vendite a livelli record” fa sapere James Luke, co-gestore del fondo Schroder ISF Global Gold di Schroders. Secondo il quale la volatilità del settore dovrebbe diminuire nel prossimo futuro. Una convinzione basata sul fatto che i tassi di interesse restino su livelli vicini allo zero, se necessario anche attraverso massicci programmi di quantitative easing e di espansione di bilancio delle banche centrali, mentre la politica fiscale verrà utilizzata per spingere l’inflazione verso i target.

Petrolio, la guerra dei prezzi è iniziata

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LE BANCHE CENTRALI CONTINUANO A COMPERARE ORO

L’esperto, inoltre, segnala che nel 2019 le banche centrali hanno acquistato quantità record di oro per irrobustire le loro riserve monetarie, mentre si delineano driver strutturali alla base delle potenziali performance dell’oro al di là delle turbolenze di breve termine. “In primo luogo, il debito globale molto elevato potrebbe pesare sulla crescita globale: le politiche monetarie dovrebbero essere sempre meno convenzionali portando a tassi di interesse reali molto negativi e a un focus sempre maggiore sui rischi del debito sovrano”, spiega Luke. Il secondo fattore riguarda il dollaro che è sopravvalutato su base storica e dovrebbe arretrare favorendo l’ascesa dell’oro. Crescerà infatti l’attenzione verso il deficit Usa e verso la sostenibilità fiscale: una tendenza che potrebbe diventare ancora più importante dopo le elezioni di novembre 2020, indipendentemente da chi sarà il vincitore.

I PRODUTTORI AURIFERI HANNO MIGLIORATO LA GESTIONE E L’EFFICIENZA

Passando all’azionario aurifero Luke ritiene che le miniere d’oro rappresentino un asset monetario che offre prospettive molto solide, ma che al momento gli operatori del settore siano considerati come ‘generici’ produttori di commodity. “I produttori di oro oggi sono più efficienti rispetto agli anni passati, sia in termini di disciplina nella gestione che di generazione di rendimenti, mentre le valutazioni sono molto più basse. Con il cambiamento del contesto macro, pur assumendo un maggiore stress di breve termine, riteniamo che il 2020 possa essere ricordato come un momento storico di svolta per il settore”, conclude Luke.

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