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mercoledì 4 marzo 2020

Quando il governatore della Fed è contagiato del panico

 
Non solo Piazza Affari; anche l’Eurostoxx50 è incappato in una analoga trappola per Tori: l’indice delle 50 società più capitalizzate dell’Eurozona si è spinto in autunno oltre i 3600 punti. Ma non siamo andati granché oltre il picco del 2015.
Se il governatore della Fed, nel giro di poche ore, cambia repentinamente idea, consegnando un taglio straordinario dei tassi di interesse, e lasciando intendere di essere pronto a replicare in occasione della riunione ufficiale del FOMC del prossimo 18 marzo; si vede che la situazione è davvero problematica, è stato ieri il ragionamento del mercato americano.
Difatti, subito dopo la conferenza stampa della Federal Reserve, il mercato ha prezzato una probabilità del 153% di taglio del Fed Funds rate fra due settimane; o, se preferite, una probabilità del 53% di riduzione del saggio ufficiale allo 0.625%. Lo zero assoluto non è più un tabu.
Da un lato, la Fed ha agito correttamente: le aspettative inflazionistiche sono in caduta libera, e la curva dei rendimenti invertita segnalava che la politica monetaria era eccessivamente restrittiva. Dall’altro, la manovra appare del tutto inatta a fronteggiare una devastazione dell’economia dal lato dell’offerta. Come evidenziamo nel Rapporto Giornaliero di oggi, interventi sui tassi straordinari tendono a registrarsi nello stadio iniziale delle contrazioni economiche: magari ne mitigano l’irruenza, ma non le prevengono.
Piazza Affari nel frattempo galleggia. La doppia capitolazione non ha indotto il ritorno del denaro: la condizione prescritta non è stata conseguita, e ciò rende il mercato vulnerabile. L’abbattimento della media mobile a 200 giorni al momento risulta confermato, e il minimo di lunedì assume un ruolo chiave: perché a sua volta a ridosso della media mobile a 200 settimane.
Bisogna considerare che la borsa italiana è reduce da una dolorosa negazione di una rottura rialzista di tutto rispetto. E questo condiziona non poco lo scenario prospettico.
Non è la sola. Anche l’Eurostoxx50 è incappato in una analoga trappola per Tori. L’indice delle 50 società più capitalizzate dell’Eurozona si è spinto in autunno generosamente oltre i 3600 punti, come si ricorderà; beneficiando di un indubbio upgrade qualitativo. Ma non siamo andati granché oltre il picco del 2015 e il conseguente ripiegamento, da fisiologico è divenuto patologico nel momento in cui l’Eurostoxx ha mestamente penetrato l’ex resistenza.
Una fragilità di fondo che ora metterà alla prova la struttura portante del bull market: nel momento in cui sarà sollecitata la parete inferiore del canale ascendente che ha contraddistinto l’ultimo decennio abbondante.

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