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lunedì 30 marzo 2020

Mercati: prove di risalita, ma rischio nuovi minimi

Mercati: prove di risalita, ma rischio nuovi minimi

Lo spettacolare rimbalzo di Wall Street e delle altre Borse non è stato oscurato da un venerdì nero. Le grandi case parlano di luce in fondo al tunnel, ma anche di possibili nuovi minimi. Investitori in cerca di segnali dai fattori tecnici, anche se l’ultima parola resta al virus

Dopo una settimana di porte girevoli tra Orsi e Tori, che si sono rubati i titoli dei siti e delle pagine finanziarie, la domanda che tutti gli investitori si fanno è se il bottom, il fondo, sia stato toccato o no. Il termometro globale è Wall Street e il fondo potrebbero essere i 2192 punti toccati dallo S&P 500 lunedì 23 marzo. Da lì lo spettacolare rimbalzo fino a 2630 il giovedì successivo, per fortuna seguito da un venerdì non bello ma neanche ‘nero’, che ha consentito di chiudere la settimana ampiamente in positivo poco sopra 2341. In una fase come questa, dominata da un fattore esterno al mercato, i fondamentali aiutano poco, perché i dati che arrivano dall’economia reale e dalle imprese non fotografano ancora il danno inferto dal virus. E allora bisogna guardare l’evoluzione del contagio e cercare qualche indicazione a livello tecnico, perché è lì che si riflette il sentiment di investitori e mercati.

PER ORA SOLO UN RIENTRO IN TERRITORIO CORREZIONE, L’ORSO RESTA PIÙ VICINO DEL TORO

Cominciamo a dire che negli ultimi giorni il termine ‘Toro’ è stato usato a sproposito, al massimo il mercato è rientrato in territorio correzione – vale a dire una distanza del 20% dai massimi recenti – dopo una puntata nel territorio del plantigrado, come si vede nel grafico qui sotto. Il movimento è stato simile a livello globale, lo Stoxx Europe 600 ha chiuso la settimana in rialzo del 6,1% dopo 5 settimane in fila di cali, e il Nikkei 225 giapponese ha recuperato il 17%. Wall Street passata dall’orso al territorio correzione in una settimana Il consenso delle grandi case d’investimento, le cui analisi riportiamo ogni giorno su Financialounge.com, convergono sul fatto che il rimbalzo della settimana al 27 marzo potrebbe segnalare la luce in fondo al tunnel, ma le stesse case avvertono anche che una seconda ‘gamba’ dell’Orso non può essere esclusa.
Wall Street passata dall’orso al territorio correzione in una settimana

UN PUNTO DI RIFERIMENTO TECNICO IMPORTANTE, DOVE SI POTREBBE FORMARE UN DOPPIO MINIMO

A questo punto il minimo di 2192 dello S&P, se tiene, diventa un riferimento tecnico importante, perché si verrebbe a formare il famoso doppio minimo. Se no deve trovare un altro bottom, che alcuni vedono poco sopra 2000. E poi le risalite sono calcolate in percentuale, quindi per recuperare la caduta del 25% dai massimi ne serve una di oltre il 35%, mentre la distanza che separa i minimi dal massimo in termini di S&P 500 è del 55%. Un altro modo di guardare le cose è seguire il comportamento dei grandi investitori. Nessun comunicato ufficiale, ma sembra proprio che Warren Buffett non abbia intaccato significativamente il suo sterminato portafoglio, nonostante il fatto che i primi 20 titoli che detiene con la Berkshire Hathaway, da Apple a Mastercard, abbiano sofferto in media un calo di quasi il 37% dai massimi.

LA STRADA DA FARE RESTA COMUNQUE LUNGA, IMPATTO SULLE ECONOMIE TUTTO DA STIMARE

Forse Buffett fa parte del gruppo di investitori che pensa che dal bottom del 23 marzo si possa solo risalire. In ogni caso non sarà una risalita veloce come la discesa. Non solo perché in percentuale la strada da fare è più lunga, ma soprattutto perché, una volta superata l’emergenza virus, il problema di mercati e imprese sarà comprendere la portata del danno inferto all’economia. L’impatto si scatenerà soprattutto nel secondo trimestre, e qui le stime delle grandi case vanno da una caduta del 12% del PIL americano fino al 24%, un range ampio, non c’è che dire.

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L’INDICATORE DA NON PERDERE MAI DI VISTA È LA CURVA DEL CONTAGIO DALLA LOMBARDIA A NY

Come per i mercati finanziari, anche per il contagio bisogna per ora affidarsi agli indicatori tecnici, che sono fatti soprattutto di indici di diffusione. In questo caso il benchmark a cui tutto il mondo guarda è la Lombardia, che con i suoi quasi 35.000 casi potrebbe essere vicinissima al picco, che per la cinese Wuhan è stato toccato sopra 50.000. In USA i focolai principali sono New York (43.000), Detroit e Seattle (circa 25.000 ciascuna) e New Orleans causa martedì grasso festeggiato senza freni (quasi 1.700) e sono tutti ancora molto lontani dal picco. Per l’Europa stime e previsioni sono ancora più difficili, perché la leadership di alcuni paesi molto importanti dell’Unione sembra infettata da un virus ancora più pericoloso del Corona, quello dell’ognuno per sé e tanto peggio per tutti.

BOTTOM LINE

Il balzo del Dow Jones settimana scorsa è stato paragonato a quello di giugno 1938 con cui Wall Street segnalò in anticipo l’uscita definitiva dalla Grande Depressione grazie a un’America unita dietro il suo comandante in tempo di pace Franklin Delano Roosevelt. Nello stesso anno in Europa si affilavano le armi di una carneficina fratricida finita solo grazie agli americani, con l’aiuto di inglesi e russi. Tra Berlino, L’Aia, Vienna e Helsinki c’è qualcuno che se lo ricorda?
Stefano Caratelli

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