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martedì 10 marzo 2020

L’intervento di Trump fa rimbalzare azionario e future

Gran parte degli indici azionari asiatici ha compiuto un rimbalzo dopo il bagno di sangue di lunedì; i future sui listini azionari USA sono andati in rally dopo l’annuncio del presidente USA Donald Trump, secondo cui Casa Bianca e Congresso martedì s’incontreranno per discutere di misure di sollievo economico “molto sostanziose”, che potrebbero includere un taglio delle imposte sulle retribuzioni.
I future su Dow e S&P500 sono saliti rispettivamente del 3,65% e del 3,63%, il Nasdaq è balzato del 4%, tutto questo dopo la seduta terribile di lunedì, durante la quale l’S&P500 è precipitato quasi dell’8%, registrando la disfatta giornaliera peggiore dalla crisi finanziaria del 2008.
L’ASX 200 ha guadagnato più del 3%, mentre il WTI è balzato quasi dell’8%. Il Nikkei ha guadagnato più dell’1%, e lo yen si è apprezzato del 2,28% contro il dollaro USA.
Il CSI 300 cinese e l’indice Hang Seng hanno recuperato quasi il 2%.
Martedì, in avvio di seduta, il FTSE 100 si prepara a un rimbalzo del 2%, oltre la soglia dei 6100 punti. BP e Royal Dutch Shell dovrebbero rimbalzare sulla scia del balzo dei prezzi del petrolio, dopo aver bruciato il 20% durante la disfatta di ieri.
L’oro ha trovato supporto vicino ai 1650 all’oncia, con gli investitori che hanno preferito mantenere le consistenze in oro, anche se il rally impulsivo dell’azionario non segnala necessariamente la fine delle vendite.
Il rally delle borse è sempre stato un banco di prova chiave del successo di Donald Trump e ciò che sta avvenendo sul mercato potrebbe togliergli il terreno sotto i piedi nell’anno cruciale delle elezioni presidenziali. Per cui, se l’intervento d’emergenza della Federal Reserve (Fed) non è riuscito a scuotere il mercato, non sorprenderebbe un intervento di Donald Trump con misure fiscali massicce per salvare l’anno.
Ma rimane da vedere quale sarà la reazione del mercato a un eventuale annuncio. Come abbiamo detto nei rapporti precedenti, la volatilità è un segnale di stress, indipendentemente dalla direzione del mercato. L’indice VIX, che è un barometro del panico fra gli investitori, ha toccato i massimi da un decennio. A nostro avviso, un rimbalzo sulle borse non segnala necessariamente una correzione sostenibile, ma la volatilità dovrebbe diminuire.
Il dollaro USA ha recuperato una parte delle pesanti perdite di lunedì. L’EUR/USD è sceso a 1,1331 dopo aver testato le offerte a 1,15 durante il tracollo del dollaro di ieri. Un ulteriore sollievo per il dollaro USA dovrebbe innescare una correzione ribassista più marcata della moneta unica prima della riunione della Banca Centrale Europea (BCE), dal momento che i banchieri europei non possono stare semplicemente seduti a guardare l’attuale disfatta sui mercati; anche loro potrebbero avere la tentazione di intervenire. Alla riunione di questa settimana, la BCE dovrebbe mantenere i tassi d’interesse invariati, anche se non escludiamo una mossa a sorpresa, o un intervento verbale per rassicurare gli investitori. Il PIL dell’Eurozona, che sarà diffuso oggi, potrebbe essere sceso allo 0,1% nel quarto trimestre dallo 0,3% del trimestre precedente. Il dato diffuso oggi non terrà conto dell’impatto del coronavirus per cui, tanto più bassa la cifra, quanto maggiore sarà il rischio di una crescita inferiore allo zero nel primo trimestre del 2020.
In prospettiva, il brusco crollo dei prezzi del petrolio probabilmente peserà sull’inflazione europea e spingere la BCE a prendere ulteriori misure di allentamento per stimolare crescita e inflazione, o attraverso tassi d’interesse più bassi, oppure con un’altra serie di prestiti mirati e un’espansione degli attivi di bilancio.
A proposito d’inflazione, in Cina, a febbraio, i prezzi al consumo sono calati del 5,2% per effetto del calo significativo dell’inflazione dei prezzi dei prodotti non alimentari. Invece l’inflazione dei prezzi dei generi alimentari è salita ai massimi dal 2008, perché i prezzi della carne suina, saliti recentemente alle stelle a causa di una malattia, sono lievitati ancora di più sulla scia delle misure di quarantena e delle limitazioni ai trasporti dovute al coronavirus.
La sterlina britannica è tornata a 1,3020 contro il dollaro USA, dal livello vicino a 1,32 raggiunto ieri sulla scia delle pesanti vendite di USD. L’ascesa del cable nasconde i rischi crescenti di una Brexit senza accordo. Un sollievo del dollaro USA dovrebbe pertanto spingere la sterlina di nuovo nelle braccia degli orsi e incoraggiare una flessione sotto il livello a 1,30.

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