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martedì 17 marzo 2020

La Fed usa il bazooka ma i mercati vogliono la parte fiscale

 
Un week end decisamente pieno quello appena passato. Per fare un riassunto degli eventi, bisognerebbe approntare un messaggio apposta. Ne metto alcuni tanto per dare un idea:
  • la Francia ha chiuso tutti gli esercizi non essenziali, e invitato a evitare gli spostamenti non necessari;
  • la Spagna ha dichiarato lo stato di emergenza e attuato misure simili a quelle italiane;
  • la Germania ha chiuso i confini con Francia, Svizzera e Austria;
  • UK, che insiste per ora con la sua strategia dell'immunità di gregge, sta riflettendo sull'opportunità di isioare gli ultrasettantenni;
  • New york ha chiuso le scuole e i punti ricreativi.
Non che fossero sviluppi particolarmente inattesi, ma sono ulteriori dimostrazioni che si va verso un generale lock down nei principali paesi (vedremo quanto resisterà UK nei suoi propositi bellicosi, vista la probabile pressione della popolazione e dei media), con impatto devastante sulla crescita. E non conosciamo ne la durata ne l'efficacia di queste misure (anche se la Cina offre qualche piccolo conforto). E c'è il problema degli effetti sul contagio di eventuali riaperture, anche se in questo splendido pezzo del WaPo ( link ) gli infographics mostrano come potrebbe evolvere la progressiva immunizzazione della popolazione in caso di una strategia di social distancing coronata dal successo.
Con questa carne al fuoco, c'era da aspettarsi una riapertura decisamente tumultuosa dei mercati dopo la pausa. Così deve aver pensato, apparentemente, anche la FED, visto che, nonostante il FOMC fosse fissato Mercoledì, ha ritenuto di non far ripartire le contrattazioni con la stance fin li adottata.
Così, ieri sera, in una mossa senza precendenti per entità, la FED ha deciso di
  • tagliare i tassi di 100 bps, a 0-0.25%, annunciando che resteranno a quei livelli finchè non sarà chiaro che l'economia ha superato i recenti eventi;
  • annunciare un QE supplementare di 700 bln, 500 di Treasuries e 200 di Mortgages, lasciandosi flessibilità in termini di utilizzo;
  • azzerare l'obbligo di riserva bancaria e permettere  alle banche di finanziarsi alla discont window in ammontari illimitati;
  • presidporre delle linee swap con le altre banche centrali per favorire il funding in dollari.
La mossa è stata di proporzioni tali da alimentare, per una volta, l'entusiasmo di Trump, che chissà. che tipo di rimbalzo si aspettava.
E invece, alla riapertura, i futures su Wall Street sono stati immediatamente sospesi al ribasso, e la seduta asiatica ha avuto un tono tremendo, con tutti gli indici al ribasso pesante, perfino quelli cinesi.
Sui motivi di questa accoglienza pessima, possiamo fare ipotesi.
  • Molti l'avranno vista come un segnale di disperazione della FED. Un tentativo di rafforzamento delle misure varate il 3 marzo, che dopo un effimero rimbalzo avevano portato altre perdite.
  • Dopo questa mossa, l'arsenale FED sembra arrivato vicino al livello di quello delle altre banche centrali, ovvero ormai sguarnito. L'averlo già vuotato prima che la crisi prenda piede in US da un idea di precipitosità da parte di Powell e C.
  • Infine, in generale (anche per i motivi di cui sopra), la politica monetaria viene vista come scarsamente efficace per  contenere l'attuale crisi: il virus è immune al QE.
Personalmente ero abbastanza convinto che l'iniziale accoglimento di questa mossa sarebbe stato freddo, anche se non mi aspettavo i numeri visti stamattina e nel primo pomeriggio. Dopo il fiasco del 3 Marzo, era evidente che gli investitori non si sarebbero precipitati a comprare queste nuove misure.
La mia impressione, però, è che il mercato stia interpretando un po' frettolosamente gli eventi di ieri sera. La mossa della FED mi pare sia sia, si, volta a rendere ancora più accomodanti le condizioni finanziarie, ma anche a predisporre, in termini di tassi e flessibilità del programma di acquisti, il mercato ad uno tsumani di emissioni dovute ad un potenzialmente enorme piano di stimolo fiscale. Non quindi una mossa disperata per ovviare alla mancanza di risolutezza delle autorità fiscali, ma segnali di coordinamento della politica monetaria con quella fiscale.
Troppo ottimista? Può essere. Ma dire che un -11% in apertura a Wall Street dovrebbe costituire un buon incentivo a darsi da fare.
Con questo non voglio dire che abbiamo visto il minmo del movimento, ma solo che se i vari Governanti rompono un po' gli indugi, potremmo vedere un po di sollievo sul mercato, nelle prossime sedute.
A rendere pesante (eufemismo) il clima in Asia, anche la pubblicazione dei dati macro cinesi di Febbraio, che hanno sorpreso al ribasso un consenso che era ancora molto troppo ottimista, pure per dei dati manipolati come questi.
Con queste premesse, l'apertura europea è stata devastante. Tanto più che non c'erano nemmeno disponibili i futures USA per assorbire eventuali vendite, visto che erano sospesi al ribasso e quindi i mercati europei sono restati a pagare lo scotto di tutta la negatività. Considerando che gli USA, dopo la chiusura di venerdì dell'azionario EU, avevano recuperato circa il 7%, con l'europa i profondo rosso l'apertura implicita per gli USA superava i 10 punti di calo, cosa che ha forse contribuito ad alimentare la pressione sui mercati continentali, con l'Eurostoxx giunto a superare a sua volta i 10 punti in negativo.
Venendo a dove dovrebbero colpire questi incentivi:
  • Oggi pomeriggio si sta tenendo l'Eurogruppo, nel quale vengono discusse le raccomandazioni EU di venerdì sul rilassamento delle norme sull'aiuto di stato, l'applicazione della piena flessibilità dello Stability pact, e il pacchetto fiscale da 37 bln. Venerdì la Commissione Eu aveva dichiarato di essere disposta ad azionare la clausola di sospensione del patto di stabilità in caso di circostanze eccezionali, anche se questo deve essere ancora deliberato e non avverrà oggi. A parte ciò, i  Ministri possono decidere azioni coordinate a livello di singolo stato. Una indiscrezione di market News è circolata stamattina secondo cui si starebbe discutendo se lanciare un pacchetto da 1.5% di GDP o uscirsene con un "faremo il necessario, costi quel che costi".
  • I Leaders EU dovrebbero aver tenuto una teleconference oggi alle 15 per discutere dei medesimi argomenti.
L'apertura US ha avuto gli attesi toni tragici, compresa la sospensione al ribasso a -7%, dopodiche, senza particolari catalyst, i mercati si sono un po' ripresi, quanto basta per permettere all'Eurostoxx 50 di dimezzare le perdite dai massimi, un -5% che sembra quasi bello dopo aver visto oltre il doppio. Se la mossa della FED non è per ora riuscita  rinfrancare il mercato, è però riuscita a indebolire il Dollaro grazie a calo dei tassi, iniezione di liquidità e gli ulteriori schemi per puntellare il funding in $.
Il treasury ha beneficiato moderatamente, alla fine, delle misure FED, ma per il momento il supporto ECB non sembra fare breccia in Europa. Vuoi per l'attesa di aumento di emissioni, vuoi per la price action che porta ancora bene i segni delle liquidazioni forzate (e i bonds sono più indietro dell'equity) i tassi in Eurozone sono saliti su bonds core e i periferici hanno fatto pure peggio, con una massiccia liquidazione di BTP che attirerà ancora parecchi anatemi sulla testa della Lagarde, anche se l'effetto ormai deve ritenersi esaurito, vista la portata delle smentite. Continua il disastro delle commodities, zavorrate dal petrolio, mentre l'oro che ne aveva seguito le orme, verso la fine della seduta EU sta invertendo la tendenza.
In giornata le notizie di progressive chiusure di attività nei paesi occidentali si sono suseguite. Vediamo cosa poterà la serata.
In tempi non troppo lunghi (qualche giorno) potremmo comincire a vedere nei numeri in lombardia, gli effetti delle misure.

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