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lunedì 9 marzo 2020

Il greggio punta a “qualunque probabile” bottom; oro a 1.750 dollari

Ancor prima dell’ultima nota sul greggio di Goldman Sachs, gli hedge fund indicavano 30 dollari al barile, o persino 20, dopo la disintegrazione di venerdì dell’OPEC+. Con la principale voce di Wall Street sull’energia che ora conferma questa previsione, il greggio punta a “qualunque probabile” bottom mentre il coronavirus invade tutto ciò che resta del mondo.
La parte difficile, tuttavia, è capire quale sarà il bottom a breve termine e dove si fermerà la carneficina questa settimana. Le prospettive mensili su scorte-domanda di greggio dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che saranno pubblicate oggi e quelle dell’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio, di mercoledì potrebbero aiutare il mercato a decidere.
Per l’oro, scegliere un obiettivo sembra molto più semplice, sebbene arrivarci possa essere difficile. Con il metallo giallo che ha finalmente infranto la resistenza di 1.700 dollari l’oncia negli scambi asiatici di questo lunedì mattina, i prossimi obiettivi logici sono 1.750 e 1.800 dollari.
Tuttavia, essendo l’oro uno degli asset più liquidi nonché un caro amico nei periodi di problemi politici ed economici, ci si potrebbe aspettare che venga venduto per coprire le perdite viste su greggio, titoli azionari e altro.
Obiettivi logici ma complicati
“La presa dell’oro sul livello di 1.700 dollari sembra forte per ora e non saremmo sorpresi se si staccasse lievemente da questi livelli con acquisti di stop-loss non rilevanti a questi picchi”, scrive Jeffrey Halley, analista senior dei mercati per la piattaforma di trading online OANDA. “Detto questo, ogni eventuale ribasso verso i 1.695,00 dollari l’oncia probabilmente sarà accolto da numerosi compratori disponibili”.
Per il greggio, andiamo con ordine: affinché il riferimento USA WTI, o WTI, raggiunga i livelli di 20 dollari, gli orsi dovranno conquistare un bottom di 26,05 dollari dal febbraio 2016. Si tratta di un minimo segnato prima delle limitazioni imposte dall’OPEC+, quando sauditi, russi e trivellatori di scisto USA producevano tutti greggio come se non ci fosse un domani, una situazione incredibile che potrebbe verificarsi di nuovo.
Se il WTI questa settimana dovesse arrivare ad infrangere i 26,05 dollari, il test successivo non sarà tanto lontano, a 25,42 dollari. Ma la pietra miliare che fisserà potrebbe avere un impatto enorme sulla psiche dei mercati in quanto il livello di 25,42 dollari sarebbe un minimo di 17 anni che risale al maggio 2003.
Se venissero infranti anche i 25,42 dollari, l’ostacolo successivo saranno i 24,82 dollari dal novembre 2002, il minimo di quasi 17 anni e mezzo.
Per il britannico Brent, al momento della scrittura, i due immediati livelli di supporto sono 29,92 dollari del febbraio 2016 e 27,10 dollari del gennaio 2016. Se venissero superati, il test successivo sarebbe il livello di 26,97 dollari del novembre 2003.
Neanche a questi minimi del WTI e del Brent ci avvicineremmo alla base di 20 dollari di cui parla Goldman.
L’ultima volta che il greggio è stato pari o al di sotto di 20 dollari al barile è stato nel febbraio del 2002, 18 anni fa, quando il WTI aveva segnato il minimo di 19,09 dollari ed il Brent di 18,80 dollari.
“La vendetta del nuovo ordine del greggio
“Se dovessimo arrivare a 20 dollari, molti dei trader del greggio più giovani si ritroveranno sugli schermi prezzi che non hanno mai visto”, afferma Tariq Zahir, membro direttivo di Tyche Capital Advisors, un hedge fund di Long Island, New York, che gestisce un programma sulle materie prime globali focalizzandosi soprattutto sul greggio.
“Per questi giovani, si tratterà di un territorio del tutto tracciato, nel senso che avranno visto prezzi simili solo tracciati sui grafici”.
La nota di Goldman dal titolo “La vendetta del nuovo ordine del greggio” (in riferimento alla prossima produzione petrolifera russo-saudita ed alla guerra dei prezzi, con i riluttanti trivellatori di scisto USA nel mezzo) afferma che l’attuale prognosi per il greggio è persino più cupa del novembre 2014, quando si era verificata l’ultima battaglia simile.
Secondo la banca di Wall Street, le uniche similitudini con la situazione attuale si possono trovare durante lo shock del greggio del primo trimestre del 2019, subito dopo la crisi finanziaria, e l’impennata della produzione della metà del 2015 da parte dell’OPEC, precedente alla tregua dell’OPEC+ del 2016 siglata tra Riad e Mosca.
Ma anche se Goldman ha speculato su “livelli di stress operazionali e costi di cassa per teste di pozzo vicino a 20 dollari al barile”, ha ammesso che il doppio shock ribassista di tagli ottimali al prezzo di produzione e distruzione della domanda significa che “c’è ancora molto che ancora non sappiamo sui fondamentali del greggio nei prossimi mesi”.
Usando l’esempio del 2016 di un mercato ribassista per il greggio, conclude che l’impatto peggiore sul prezzo dai massimi aumenti delle scorte si avrà nei prossimi sei mesi, implicando che i minimi di 20 dollari potrebbero avvenire entro il terzo trimestre, prima di una ripresa verso livelli maggiori, tra i 30 e i 40 dollari.
Una situazione “ben oltre l’avversione al rischio”
Ma il tonfo a Wall Street le severe chiusure di città in tutto il mondo, viste prima in Cina, ora anche in Italia e successivamente probabilmente anche negli Stati Uniti, potrebbe portare il greggio a 20 dollari ben prima delle tempistiche suggerite da Goldman.
“Quanto sta succedendo ora va ben oltre l’avversione al rischio”, dice Zahir. “Non sarei sorpreso se si arrivasse a 20 dollari molto rapidamente, soprattutto se si avrà un mercato ribassista per l’indice S&P 500. I consumatori USA subiranno decisamente un forte colpo per questo motivo e formano la parte maggiore dell’economia statunitense. Fino a quando non si comincerà ad avere chiarezza sulla minaccia totale del virus per l’economia statunitense, Wall Street non può quantificare quanto danno causerà”.
Aggiunge:
“Secondo me, non ci sarà una ripresa a V. C’è la probabilità che peggiori molto prima di poter migliorare. Al momento, in qualsiasi ripresa vedrò su qualsiasi asset legato al rischio, venderò. Sono long solo sui bond sul mio macro-programma globale e sull’oro”.
Halley, l’analista di OANDA, ha previsioni simili. “Per oggi, tuttavia, potremmo aver visto il peggio del selloff sul greggio sul breve termine”, afferma, riferendosi al minimo di 27,34 dollari per il WTI e 31,27 per il Brent negli scambi del tardo pomeriggio a Singapore.
“Detto questo, qualsiasi rally da qui probabilmente incontrerà muri di venditori ed è difficile immaginare un Brent nuovamente sopra i 40,00 dollari al barile nei prossimi mesi”.

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