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lunedì 2 marzo 2020

Idee di investimento - Obbligazioni - 2 marzo 2020

Idee di investimento - Obbligazioni - 2 marzo 2020

La situazione nel breve è in evoluzione ma resta ancora favorevole ai mercati emergenti nel medio lungo termine. Opportunità nei bond onshore cinesi e nei corporate bond europei

LA RIPRESA ECONOMICA GLOBALE NON SEMBRA COMPROMESSA

Se l’evoluzione del nuovo coronavirus non peggiora in modo significativo, secondo gli esperti di Raiffeisen Capital Management lo scenario di ripresa economica si potrebbe materializzare e favorire le azioni dei Paesi emergenti, le materie prime e le azioni cicliche. Quanto accaduto sui mercati finanziari la scorsa settimana, conferma il fatto che gli investitori stessero scontando uno scenario di impatto ‘temporaneo’ per il coronavirus (COVID19). Ovvero che l’epidemia fosse circoscritta alla Cina con impatti sull’economia globale limitati al primo trimestre del 2020 e che, in ogni caso, la rete di protezione delle grandi banche centrali fosse sufficiente a compensare gli eventuali effetti negativi causati dalla diffusione del contagio. Finora, come illustrato nell’articolo “Mercati emergenti: situazione in evoluzione, ma ancora favorevole”, è infatti prevalsa la convinzione che la ripresa economica globale generale non possa comunque essere compromessa. Anche perché, nel momento in cui gli effetti economici negativi dovessero risultare più seri di quanto attualmente previsto, le banche centrali sarebbero pronte ad ulteriori stimoli, sebbene quelli in campo siano già di enorme portata. Un contesto che ha alimentato la domanda di asset class dei paesi in via di sviluppo con gli afflussi di capitale confluiti sulle obbligazioni dei mercati emergenti – in particolare su quelle in valuta forte – che hanno raggiunto un nuovo massimo, nonostante il dollaro USA in continuo rialzo, contrariamente al consenso quasi unanime del mercato.

OPPORTUNITÀ SPECIFICHE NELLE VALUTE DI INDONESIA, MESSICO E RUSSIA

E’ vero che l’impatto sui mercati della diffusione del coronavirus sta avendo ripercussioni sulla crescita a breve termine, creando problemi anche alle valute dei Mercati Emergenti rispetto al dollaro. Tuttavia, nonostante le numerose incognite, JP Morgan AM ritiene che il comparto racchiuda ancora ancora opportunità per l’investitore obbligazionario. Da inizio anno, come si legge nell’articolo Quali opportunità sulle valute emergenti dopo il coronavirus, la maggior parte delle valute dei Mercati Emergenti ha sottoperformato rispetto al dollaro, con la relativa componente dell’indice GBI EM in calo del 3,3% e un significativo arretramento di alcune monete, tra cui il Real brasiliano, il Rand sudafricano e il Peso cileno. Poiché nel breve termine è probabile che il virus ostacolerà la crescita dei Paesi Emergenti rispetto agli Stati Uniti, la tesi di un immediato apprezzamento delle valute emergenti viene così messa in discussione. Ma gli esperti di JP Morgan AM scorgono ancora opportunità specifiche in Paesi dai fondamentali robusti e dai rendimenti reali elevati, come Indonesia, Messico e Russia.

GOVERNO RUSSO PRONTO A MAGGIORI STIMOLI FISCALI

Restiamo in Russia dove l’economia dovrebbe crescere quest’anno dell’1,8% (dall’1,3% del 2019) in base al consenso internazionale e fino al 2-2,5% per il primo trimestre secondo la banca centrale russa. Quest’ultima, a inizio febbraio, ha tagliato il tasso guida al 6%, dopo che l’inflazione ha proseguito la discesa in modo rapido attestandosi al di sotto del 3%. “Certo l’impatto dell’epidemia di coronavirus sulla Russia potrebbe non essere trascurabile alla luce del calo del prezzo del petrolio (di cui la Russia è un forte esportatore) e della contrazione dei turisti cinesi ma il nuovo governo russo potrebbe adottare maggiori stimoli fiscali”, fanno sapere nell’articolo Mercati e coronavirus, la situazione nei Paesi emergenti più importanti i professionisti di Raiffeisen Capital Management.

CRESCE L’APPEAL DEL DEBITO ONSHORE CINESE IN YUAN

Intanto l’appeal del debito onshore denominato in yuan ha registrato un’accelerazione dopo l’annuncio da parte di JP Morgan di inserire i bond cinesi onshore denominati in yuan nell’indice obbligazionario dei mercati emergenti. Un riconoscimento importante agli occhi degli investitori di tutto il mondo, che certifica lo sforzo della autorità di Pechino nel liberalizzare il mercato finanziario nazionale e integrarlo nel sistema finanziario internazionale. “L’inserimento delle obbligazioni denominate in yuan nell’indice obbligazionario globale più utilizzato trasformerà questa classe di attivi in un investimento strategico” commenta nell’articolo Obbligazioni cinesi onshore, un investimento sempre più strategico Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. Tra i principali fattori di appeal dei bond cinesi onshore in yuan spiccano il rendimento e la diversificazione. “Le obbligazioni di Stato cinesi a cinque anni offrono un rendimento del 2,8%, rispetto all’1,4% dei Treasury USA, al -0,1% dei governativi giapponesi e al -0,6% dei Bund tedeschi con stessa scadenza” spiega Yeung. Queste obbligazioni, e siamo al secondo fattore di appeal, presentano una bassa correlazione con le principali classi di attivi, obbligazionarie o azionarie: basti pensare che la correlazione tra le performance di questa categoria di bond e quelle delle azioni e obbligazioni statunitensi ed europee è inferiore allo 0,3 (dove 1,0 la correlazione è massima e 0,0 minima).

L’EMOTIVITÀ PORTA A COMMETTERE ERRORI FATALI

Infine vale la pena segnalare l’articolo Vontobel AM: “Perché ci teniamo stretti i corporate bond italiani” nel quale Mondher Bettaieb-Loriot, Head of Corporate Bonds di Vontobel Asset Management suggerisce di evitare di agire sull’onda dell’emotività per evitare errori fatali che comportano perdite spesso irrecuperabili, almeno in tempi brevi. Meglio muoversi ragionando sui fondamentali delle aziende in cui si è investito e valutare se siano cambiati o possano farlo nel medio lungo termine. “I fondamentali del credito delle aziende italiane restano al momento di supporto alle quotazioni. Per questo ci teniamo stretti i corporate bond italiani ma senza aumentarne la quota dal momento che sono già in sovrappeso del 7,5%” puntualizza l’esperto. Le cui considerazioni poggiano su solide basi a cominciare dal fatto che le grandi aziende italiane più presenti negli indici di credito – tra le quali per esempio Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Telecom Italia e Enel – sono prevalentemente orientate al mercato interno e non cicliche, e risultano pertanto meno suscettibili ad essere impattate negativamente.
Redazione

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